NEW YORK – Entro il 2050 l’«homo sapiens» evolverà in qualcosa di diverso. L’impatto delle innovazioni tecnologiche e l’allungamento della vita che già sta cambiando il nostro «orologio biologico» (i tanti bimbi partoriti da 40enni e, ormai, anche 50enni) modificherà in modo radicale la nostra natura: vivremo fino a 120 anni, avremo cervelli più grossi e organi sessuali più piccoli.

Cambiamenti

Le nostre capacità intellettuali saranno estese in vari modi, dalle stimolazioni elettriche del cervello (ippocampo) alle protesi (o microchip) da inserire nella scatola cranica. Faremo meno figli e molto più tardi nella vita. Molti di noi accetteranno di dotare di protesi il loro stesso corpo: per mantenere un’autonomia nei movimenti anche in età molto avanzata, per aumentare le proprie capacità fisiche e lavorative o, addirittura, per competere meglio coi robot di nuova generazione. Vedete voi se scegliere l’aggettivo agghiacciante o quello affascinante per commentare le previsioni dell’antropologo Cadell Last, ricercatore del Global Brain Institute. «Evoluzione umana e la fine della riproduzione biologica», lo studio chi ha appena pubblicato su «Current Aging Science», una rivista scientifica universitaria di Indianapolis dedicata alle problematiche dell’invecchiamento, sta già facendo molto discutere. E sono in pochi a pensare che cambiamenti così radicali possano materializzarsi in appena 35 anni. Qualcuno, poi, taglia corto sostenendo che meno sesso e più elaborazione mentale di dati è già la regola per molti «cervelloni» dell’era digitale.

Tesi

Né le tesi di Last sono totalmente nuove. In parte ricordano lo scenario di un mondo radicalmente trasformato entro il 2045, con le menti e i corpi umani potenziati dalle alterazioni genetiche, dalle nanotecnologie e dall’intelligenza artificiale, descritto nel 2005 dal futurologo Raymond Kurzweil nel suo celebre saggio «La singolarità è vicina». L’autorevolezza accademica dell’antropologo, poi, è tutta da verificare. Ma il saggio è brillante, coglie molte tendenze che sono già in atto e alcune trasformazioni che – in un mondo nel quale nessuno è in grado di garantire il rispetto di un minimo di valori etici nello sviluppo delle tecnologie più avanzate – rischiano di portare a un utilizzo piuttosto spaventoso di alcune tecnologie sviluppate con le migliori intenzioni. Che la tecnologia sia destinata a cambiare in qualche modo la collocazione dell’essere umano nella catena evolutiva è cosa di cui gli scienziati discutono da anni: ricordo l’interessante dibattito, al Forum di Davos, qualche anno fa (di cui riferii ampiamente sul «Corriere»), sull’evoluzione dell’«homo sapiens» in «homo zappiens», incapace di concentrarsi a lungo su una questione e molto influenzabile con le impressioni visive.

Profezie

La rivisitazione di certe visioni quasi apocalittiche a qualche anno di distanza fa impressione perché ci obbliga a riflettere su quanto avvenuto dalle profezie precedenti ad oggi. L’orologio biologico galoppa: la vita media è cresciuta da 45 a 80 anni in un secolo, le donne Usa che partoriscono il primo figlio oltre i 35 anni sono passate dall’1 al 15 per cento in 40 anni. E poi le grandi opportunità e i rischi delle manipolazioni genetiche con le quali chi ha soldi potrà proteggersi meglio dalle malattie e chi è spregiudicato proverà a far nascere figli più belli e intelligenti. Per non parlare dell’uomo bionico: un fenomeno da baraccone buono per qualche film di cassetta che improvvisamente sta per diventare realtà, e con le migliori intenzioni: gli arti artificiali per i soldati mutilati in guerra, i tentativi di ridare la vista ai ciechi, i microchip da istallare vicino al cervello e le stimolazioni elettriche per far tornare la memoria ai soldati Usa che l’hanno persa in battaglia in Iraq e Afghanistan. Terapie ora sperimentate anche sugli anziani con segni di demenza e sui malati di Alzheimer. Ma se queste tecniche funzionano, chi potrà impedire anche alle persone normali di ricorrere a queste «protesi della mente» per aumentare le proprie capacità? Probabilmente nessuno e, anzi, questa sembra essere l’evoluzione naturale delle cose per Cadell Last secondo il quale nel 2050 i lavori meglio remunerati verranno conquistati da quelli che utilizzeranno in modo più spregiudicato queste tecnologie. Più che una previsione, un monito.

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Il Nola spreca e si ferma sul pari: con l’Angri è 1-1 Dopo l’iniziale vantaggio di Gonzalez il Nola non la chiude e pareggia Il Nola non conferma la vittoria di Portici e allo Sporting non va oltre il pari con l’Angri allenato dall’ex Carmelo Condemi. Un gol per parte, un’espulsione a squadra ed un vento fastidioso che ha dato non pochi grattacapi ai due team. Il primo tempo, infatti, è avaro di emozioni e di trame di gioco. La gara esplode nel secondo tempo. Al 55′ Palmieri viene atterrato in area di rigore, dal dischetto si presenta Gonzalez che è glaciale e non sbaglia. La gara si apre ma il Nola non ne approfitta e in ben due occasioni Palmieri non trova il gol da ottima posizione. L’Angri serra i ranghi e resiste e, dopo aver colpito anche un palo esterno, trova il pari al 66′ con il neo entrato Varsi che approfitta di una dormita della difesa nolana. Nell’occasione Cassata viene però espulso: durante i festeggiamenti il numero 10 grigiorosso si arrampica sulle pareti divisorie e si fa ammonire, secondo giallo per lui e Angri in 10. Il Nola accelera ma non trova la via del gol e, anzi, a 5′ dal termine finisce in 10 per il doppio giallo a Castagna. 5 punti per il Nola in 3 gare ma il ruolino di marcia non è ancora efficace per lasciare l’ultima posizione. Prossimo appuntamento, cruciale, domenica prossima ad Aprilia. DICHIARAZIONI “Il vento ha sicuramente condizionato il primo tempo, che è stato brutto, ma nella seconda frazione siamo usciti fuori bene – ha affermato a fine gara mister Ferazzoli – E’ un buon risultato ma dobbiamo fare di più, questa squadra difende in maniera troppo molle ancora. Le gare si possono vincere anche 1-0 e dobbiamo essere lucidi. Nulla è perduto perchè la lotta è ancora serrata, ma dobbiamo migliorare ancora“. “Dispiace per il risultato, dopo l’1-0 qualcosa non ha funzionato – ha dichiarato Sergio Gonzalez, autore del gol – La situazione è difficile ma non molliamo, è ancora lunga. Il gruppo è forte e lo dimostra il fatto che Claudio Sparacello ha lasciato a me il rigore pensate del vantaggio“. TABELLINO Reti: Gonzalez 56′ (N), Varsi 66′ (A). Nola 1925: Zizzania, Sepe, Di Dona (80′ Valerio), Piacente, Russo, Gonzalez (71′ Manfrellotti), Staiano, Ruggiero (86′ Adorni), Sparacello, Palmieri, Castagna. A disposizione: Landi, Lucarelli, Franzese, Kean, Lame, D’Angelo. Allenatore: Giuseppe Ferazzoli. Angri: Bellarosa, Riccio, Liguoro, Manzo, Pagano, Vitiello (89′ Langella), De Rosa (86′ Fiore), Cassata, Acasta (57′ Varsi), Aracri, Fabiano. A disposizione. Oliva, Della Corte, Palladino, Visconti, Giordano, Sall. Allenatore: Carmelo Condemi. Arbitro: Nigro di Prato (assistenti Tagliaferro di Caserta e De Simone di Roma 1). Note: ammonito Bellarosa per l’Angri; espulsi per doppio giallo Castagna per il Nola e Cassata per l’Angri. Ufficio Stampa Società Sportiva Nola Calcio www.nolacalcio.com