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Dal regno del clan Di Martino chili di droga: un affare da 3000 euro al giorno

Il cognato del boss, Mario Molinari, nascondeva la merce destinata alle piazze di Vico e Sorrento

Chili di marijuana nascosta in grandi bidoni di plastica e poi seppellita sotto terra. Era l’ordine dato dal cognato del boss Di Martino ai pusher. Una precauzione per nascondere la merce, che in grandi quantità veniva prelevata da Faito. Dal regno della cosca dei Di Martino sulla montagna Fabio Di Martino, figlio del capo in carcere, riforniva l’organizzazione creata dallo “zio Mario” per sfruttare l’affare della vendita della droga tra Vico Equense e Sorrento. Soci al 50%, zio e nipote si dividevano la torta fino agli arresti di lunedì mattina, risultato di un’inchiesta della Procura di Torre Annunziata. Quasi 900 le pagine di un’ordinanza che descrive con prove e riscontri come la cosca di Gragnano aveva messo le mani su un business dai facili profitti. Foto e intercettazioni documentano quanto avveniva a casa di Molinari a Moiano, frazione di Vico Equense. E i percorsi studiati dai pusher per sfuggire ai controlli di carabinieri e polizia. Dosi di droga venivano a volte lasciati anche in strada, tra le piante, per poi essere recuperate al momento giusto. Regista occulto il nipote Fabio, che è attento a non parlare a telefono e a non farsi notare in penisola sorrentina. “Sempre nervoso” dicono i giovani che possono entrarci in contatto solo tramite lo zio. Ma è lui a rifornire l’organizzazione che fa continui viaggi sul versante di Castellammare del Faito e a Gragnano per avere sempre rifornimenti. Costretti a fermarsi solo quando il capo non c’è, uno stop determinato dalle visite del figlio al boss Leonardo di Martino in cella in un carcere di massima sicurezza al nord. Un monopolio, quello del clan dei Lattari, imposto anche con la forza. A chi sbaglia o non vuole pagare arrivano intimidazioni, come raid incendiari alle auto e colpi di pistola nei portoni. Una dominio a cui hanno messo fine i carabinieri con i 17 arresti e l’iscrizione nel registro degli indagati di altre 12 persone. Tutti al lavoro in un sistema che riusciva a fare incassare ad un pusher anche tremila euro al giorno.

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