Quotidiano di informazione campano

Dalle antenne all’inquinamento

Teresa per radio piazza newsPetrarca

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Capita anche che, in alcuni casi, quando l’uomo è stanco di avere troppi ronzii per le orecchie e non sa riconoscere l’origine del suono, come ad esempio un’ape o un acaro o una zanzara che disturba un po’ troppo, così come facevano gli uccellini a San Francesco che gli suggerirono di lasciare tutto per la carità, allora inizia a fare amicizia col nemico e si inventa una interessante ricerca etologica.

Dopo le strategie del controllo dell’acaro, l’interesse per il centro studio ricerche del trentino  è tutto per le api millifere, raccolte in gruppi di soldatini a cui viene fatto una specie di elettroencefalogramma alle antenne, usate come sensori del loro affaticamento in entrata e in uscita dall’alveare elettronico.

Secondo gli studi la noia delle api ad entrare ed uscire sarebbe legata alla loro capacità di intravedere in ampi spazi di volo la tossicità ambientale, la potenza o meno di un insetticida e la velenosità di alcuni agrofarmaci usati nei terreni.

Insomma, le api selvatiche sembrano scoprire il nostro inquinamento, come a dire se da fastidio all’ape da fastidio anche a noi e non viceversa, perchè è meglio certo studiare le api che non le persone a diretto contatto con antenne di alta tensione, nelle vicinanze di discariche o peggio di accumuli di materiali tossici.

Complimenti sempre alla ricerca che continua ad inventarsi le forme più deliranti, campate in aria, rispetto a monitoraggi a tappeto delle patologie più emergenti in alcune zone specifiche, come sindromi malformative in aumento nei nuovi nati, lo stesso autismo, le forme di leucemia linfoide e la famosa SLA, che sta aumentando cavolo, chissà perchè….e l’odissea continua.

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