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De Magistris ha finito i soldi A Napoli buco da un miliardo

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Napoli sta fallendo e il sindaco-pm bussa alle casse dello Stato. Un buco dai confini incerti, un miliardo di euro di debito, una città sull’orlo del baratro. La Napoli di Luigi De Magistris «va velocemente verso il crac finanziario», almeno secondo l’ex assessore al bilancio della giunta «arancione» Riccardo Realfonzo, già uomo-vetrina della squadra del sindaco e poi defenestrato in un mare di polemiche a metà luglio con atto d’imperio dell’ex pm per «diversità di vedute».I guai contabili partenopei non sono roba nuova, già a fine luglio di un anno fa gli stipendi agli 11mila dipendenti dell’amministrazione erano slittati per mancanza di liquidità. Ma la situazione si è aggravata negli ultimi mesi, tra i richiami della Corte dei conti in fase di stesura del bilancio. Tra i punti più delicati, il contenimento della spesa del personale sotto la quota del 50% rispetto alla spesa corrente. I calcoli del comune dicevano 47,9, ma quando la Corte dei conti ha chiesto una relazione dettagliata sulle spese correnti effettuate, il tappo è saltato. La spesa per gli stipendi dei dipendenti, dopo la nuovi verifica, supera il limite del 3%. Per rientrare nei parametri la magistratura contabile, a fine giugno, manda al municipio guidato da De Magistris una nota intimando di tagliare quei 50 milioni di troppo. Risultato, centinaia di dipendenti con contratto a termine spediti a casa, e tra questi molti dirigenti apicali, con conseguente rischio di paralisi per il Comune, ferito nell’organico in caselle fondamentali. Per dirne una, il comandante dei vigili urbani Luigi Sementa, sostituito ad interim dal capo di gabinetto di De Magistris, Attilio Auricchio.Il sindaco, che secondo l’ex assessore Realfonzo, a lui che chiedeva tagli agli sprechi e lotta all’evasione replicava suggerendo «creatività», proprio a quest’ultima si è attaccato per mettere una pezza, convincendo personalmente quattro degli ex dirigenti (nei settori mobilità, protezione civile, scuola e – appunto – personale) a tornare al lavoro come «volontari». Una proposta avanzata anche dal capo dei vigili, ma chissà perché declinata dall’ex pm. A rischio, però, ci sono anche 350 maestre degli asili comunali. De Magistris sta cercando di batter cassa con lo Stato per le proroghe dei contratti, altrimenti anche loro a settembre non potranno tornare in aula.In un quadro già a tinte fosche si abbattono i declassamenti delle agenzie di rating. Per Moody’s Napoli scende a BA1, spazzatura, per Fitch il declassamento è da BBB+ a BBB. In questo caos l’assessore al Bilancio finisce silurato e non tarda a reagire a mezzo stampa. E racconta che all’inizio dell’avventura in municipio «prospettai subito al sindaco l’alternativa tra un percorso che ci portasse alla dichiarazione di dissesto e una seria politica di risanamento (…) il sindaco scartò la strada del dissesto, senza però sostenermi (…) nel perseguire la strada del risanamento». Parole avvelenate dettate dal livore, taglia corto De Magistris, che annuncia querele quando Realfonzo, sul Fatto Quotidiano, oltre a sarcasmi sui veri obiettivi dell’ex pm («Guarda alle politiche 2013 e pensa alla città più che altro come a un trampolino di lancio») racconta che in risposta alle sue perplessità sulle strategie di risanamento «De Magistris mi rispose che in fondo la Dc ha governato per 40 anni, noi siamo appena arrivati e dobbiamo essere così rigorosi?».Le liti passano, il buco resta, così come i problemi. Uno, grande, sono le aziende partecipate dal Comune, un rosso da 1,3 miliardi di euro nel bilancio. Per Realfonzo le sue proposte di dismissione sono state bloccate dal sindaco (Terme di Agnano) o rallentate. L’ultimo, grande nodo sono i residui attivi, come multe e tasse non riscosse. Varrebbero 3 miliardi di euro, in realtà in buona parte sono inesigibili, e per la spending review vanno comunque svalutati del 25%. Tanto che la Corte dei conti, quando Palazzo San Giacomo ha iscritto nel bilancio di previsione una stima di questi crediti, «strappando» così un avanzo di oltre 80 milioni, ha paventato un falso. Per Realfonzo, che a maggio ha fatto avviare una verifica dell’esigibilità di quei crediti, almeno 400 milioni sono da depennare, impossibili da riscuotere. Il suo successore Salvatore Palma, invece, mostra ottimismo proprio sulla qualità dei crediti vantati. Ma intanto il Comune a fine luglio ha annunciato una «riorganizzazione» piuttosto radicale: 82 uffici in meno, accorpamenti e fusioni, tagli a direzioni e dipartimenti. Tutto per evitare il default. Per il pm-sindaco, non sarebbe un bel trampolino.

 

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