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Delitto di Ravello, Lima parla e sposta l’orario dell’omicidio

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RAVELLO. Giuseppe Lima parla. Quasi due ore di interrogatorio davanti alla Corte d’Assise dove compare quale imputato di procedimento connesso per la morte della compagna Patrizia Attruia, la 48enne di Scafati uccisa nel marzo del 2015 in un’abitazione di Ravello. Del delitto è accusata Vincenza Dipino, che ospitava in casa la coppia, ma per Lima (che da principio rispondeva solo di occultamento di cadavere) il giudice dell’udienza preliminare ha ordinato la riscrittura del capo d’imputazione con la contestazione dell’omicidio. Lui ieri mattina ha provato a smontare proprio la parte delle indagini che lo colloca in casa al momento del delitto, spostando di quasi 24 ore in avanti il momento della morte.

Per i consulenti della Procura è avvenuta nella notte tra il 25 e il 26 marzo, quando i filmati delle telecamere collocano Lima nell’appartamento. Lui ha invece dichiarato di aver fatto colazione il 26 mattina insieme alle due donne, di averle lasciate in casa quando è uscito per andare a lavoro e di aver trovato solo la Dipino quando, a ora di pranzo, è rientrato. «Mi ha detto che Patrizia era andata a Maiori a cercare lavoro e sarebbe tornata dopo due giorni – ha affermato – Io sapevo del suo impegno, anche se non credevo che dormisse fuori. Comunque non mi sono preoccupato». Dell’omicidio avrebbe saputo solo la mattina dopo: «Vincenza ha detto che doveva dirmi una cosa, ha aggiunto “ non mi ammazzare e non mi mandare in galera”, poi mi ha confessato che avevano litigato, che le aveva messo le mani al collo e Patrizia era caduta. Quindi mi

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