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Dl Irpef: Padoan, bonus permanente o non credibile

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‘Mi aspetto che sia dal lato delle famiglie che delle imprese, che avranno un taglio dell’Irap del 10%, ci sia una maggiore propensione a spendere e a investire, e quindi una maggiore crescita dell’economia’, ma ‘il bonus del decreto Irpef deve essere permanente, altrimenti non è credibile e non viene speso’. A dirlo è il ministro dell’Economia Padoan al Corriere della Sera assicurando che ‘cercheremo di allargare il più possibile la platea, compatibilmente con le risorse’. Dare il bonus agli incapienti ‘sarebbe costato almeno un miliardo in più’, spiega inoltre Padoan secondo il quale ‘per gli incapienti si interverrà probabilmente con la legge di Stabilità per il 2015, anno in cui ci attendiamo dalla spending review risorse sufficienti. Guarderemo anche ai pensionati a basso reddito’.

Giannini, mi batterò contro tagli ad atenei – Quelli contenuti nel decreto legge sulla spending review, che toglie 30 milioni subito e 45 milioni dal 2015 in poi al Fondo di finanziamento ordinario per le università italiane, ”non sono tagli, sono accantonamenti necessari per motivi di contabilità, ma faremo di tutto per non applicarli. Per ragioni di copertura finanziaria abbiamo dovuto mettere quella voce a bilancio, ma siamo al lavoro per trovare all’interno del nostro ministero il risparmio che ci consentirà di non toccare il Fondo ordinario. Siamo a buon punto”. A dirlo il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, in un’intervista a Repubblica. ”Il decreto Irpef ha tirato fuori dieci miliardi di euro e, quindi, a tutti i ministeri sono stati chiesti sacrifici”, rileva Gianni. Tuttavia ”il premier ha ribadito che da una parte dobbiamo trovare i soldi per le coperture, ma che dall’altra ci spettano soldi per gli investimenti. Faremo tutto in sintonia con il ministero dell’Economia”.

L’allarme delle banche – Arriva l’altolà delle banche il giorno dopo il via libera al decreto che porta “i mitici 80 euro” in busta paga. Proprio dagli istituti di credito, infatti, arriva una delle voci principali per la copertura della misura, 1,8 miliardi dall’aumento al 26% della tassazione sulla rivalutazione delle quote di Bankitalia: “L’Italia – afferma infatti il presidente dell’Abi Antonio Patuelli – penalizza fiscalmente le banche operanti” nel paese “rispetto a quanto avviene alle concorrenti degli altri paesi Ue, addirittura nell’anno degli esami a tutte le banche europee che così verranno svolti con ancor più disparità fiscali”. Le banche, aggiunge Patuelli, chiedono al governo “un forte ripensamento” anche perché, per l’appunto, si rischia altrimenti una penalizzazione nell’anno in cui vengono sottoposte all’esame della Bce. E sulla tassazione sulle banche arrivano anche i timori della Cgia di Mestre che vede il rischio di una nuova stretta sul credito.

Ue, prendiamo nota misure, le esamineremo – La Commissione Ue “prende nota delle decisioni di ieri del governo italiano” e ricorda che “le valuterà in dettaglio nel contesto del semestre europeo”. Le misure adottate ieri, sottolinea Bruxelles, “formalizzano molte politiche recentemente annunciate su cui la Commissione ha già dato una reazione preliminare”. Un primo giudizio nel merito arriverà quindi con le previsioni economiche di primavera il prossimo 5 maggio e poi con l’aggiornamento delle raccomandazioni paese per paese il 2 giugno.

 

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