A Forio grazie all’azione politica di Domenico Savio, Consigliere comunale di opposizione del P.C.I.M-L., ritorna prepotentemente di attualità la tragica storia di Francesco Calise, l’operaio deceduto il 10 maggio 1954 in un terrificante incidente sul lavoro rimanendo schiacciato da un grosso masso durante la costruzione dell’ex strada comunale Capercia – Punta Caruso – Mezzatorre, strada che gli fu intitolata nel 1977 con una delibera proposta dall’ex Partito di Unità Proletaria per il comunismo (PdUP), accettata dall’allora Democrazia Cristiana e votata all’unanimità dal Consiglio comunale. Si trattò di una scelta molto sentita da parte del Civico consesso foriano e in quella occasione fu il Consigliere di maggioranza Davide Castagliuolo a descrivere ai presenti la nobile figura e la personalità umana, sociale e di classe del lavoratore Francesco Calise, morto nell’adempimento di un servizio sociale: “Se è più o meno giusto ricordare ed onorare personaggi che nel campo turistico hanno contribuito allo sviluppo del paese – disse tra l’altro Davide Castagliuolo durante il suo intervento – è altrettanto e forse più giusto ricordare ed onorare un semplice operaio che lavorò e cadde anche lui per il progresso economico e sociale di Forio. E’ strano che fino ad oggi nessuno si sia ricordato di onorarne la memoria intestandogli la strada per lui fatale. Egli – continuò Castigliuolo – come tanti altri appartiene a quel periodo del dopoguerra quando in molti casi si era costretti a lavorare senza protezione, non c’era ancora lo Statuto dei lavoratori, in molti casi si era alla mercé dei padroni spietati e senza scrupoli il cui unico scopo era il guadagno. Periodo tragico durante il quale per poco più di 1000 lire al giorno si era costretti a lavorare per una intera giornata tra stenti insopportabili”. Trentadue anni dopo l’intitolazione   a Francesco Calise, e precisamente nel febbraio del 2OO9 con sindaco Franco Regine, il Consiglio comunale decise di cancellare parzialmente dalla toponomastica di quella strada il nome dell’operaio morto per intestar la parte che da Cavallaro giunge all’incrocio con la strada che porta alla Baia di San Francesco, alla nobile figura di Sir William Walton. Fu una scelta politica e sociale scellerata che Domenico Savio col Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista attaccò anche nel corso del Consiglio comunale. Domenico Savio allora non sedeva nei banchi dell’opposizione ma questo non gli impedi’, assieme al figlio Gennaro e ad altri cittadini, di scontrarsi duramente con l’allora sindaco Franco Regine. Uno scontro duro con le urla che rimarranno sicuramente nel ricordo di chi quel giorno era presente alla seduta del Civico consesso. La protesta del PCIML non si limitò al Consiglio comunale. Infatti qualche giorno dopo   si tenne un corteo di protesta che partito da Cavallaro raggiunse il luogo dove lo sfortunato lavoratore trovò tragicamente la morte. In quell’occasione fu deposto un fascio di rose rosse sulla inadeguata e abbandonata lapide ivi esistente e fu lo stesso Savio a tenere il discorso commemorativo. Toccante, in quella occasione, fu la testimonianza dei nipoti di Francesco Calise sulla morte dello zio. Ma non è tutto. Infatti il 21 marzo 2013 la Giunta Del Deo ha intestato il “Belvedere in località Zaro adiacente Villa Gancia” a San Josemarìa Escrivà”, e questo nonostante il belvedere non fosse costituito   da un piazzale o quanto meno da uno slargo a sé, ma fosse parte integrante e continuativa della strada già intitolata all’operaio Francesco Calise. Affinchè l’ex strada comunale Capercia – Punta Caruso – Mezzatorre ritorni per intero ad essere intitolata a Francesco Calise, Domenico Savio ha protocollato una proposta di delibera del Consiglio comunale inviata al Sindaco, al presidente del Consiglio comunale e al Segretario generale del Comune di Forio e per conoscenza al Prefetto di Napoli. Nella proposta di delibera Savio attacca duramente la scelta della passata Amministrazione Regine di intitolare la strada a Walton: “Fu un atto di inaudita violenza morale e sociale nei confronti di chi era morto per costruire quell’arteria, fu una grave ed imperdonabile umiliazione della memoria storica dell’operaio Francesco Calise, fu anche un affronto al sacrificio esistenziale dell’intera classe lavoratrice operaia e intellettiva di Forio ed è ora che il Consiglio comunale restituisca la dignità sottratta all’eroica figura del movimento operaio del nostro paese”, ha tuonato Savio il quale, poi, in riferimento alla scelta dell’amministrazione Del Deo di intestare il belvedere ad Escrivà, ha aggiunto: “Quest’ultima scelta politica amministrativa ha ulteriormente spezzettato e compromesso la continuità iniziale della strada intitolata a Francesco Calise ed ha messo in evidenza un accanimento amministrativo ingiustificato, sotto qualsiasi profilo storico, culturale e sociale, nei confronti della memoria storica dell’operaio morto sul lavoro e dell’intero movimento operaio locale e nazionale”. Considerazioni durissime quelle di Domenico Savio che si concludono con la richiesta di revocare l’intitolazione del belvedere ad Escrivà e della parte di strada intestata a Walton e di intitolarla nuovamente per intero all’operaio Francesco Calise per cui Savio ha anche chiesto alla Giunta municipale di provvedere rapidamente a collocare una nuova e più dignitosa lapide alla memoria del martire del lavoro nel punto in cui perse la vita.

 

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