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DOMENICO SAVIO: “NON SIAMO ANDATI A VOTARE PER IL RINNOVO DEL CONSIGLIO METROPOLITANO PER NON

Domenico Savio: “Non siamo andati a votare per il rinnovo del consiglio metropolitano per non calpestare la sovranità popolare garantita dalla costituzione scaturita dalla lotta partigiana e antifascista!”

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Domenica scorsa i sindaci e i consiglieri comunali dell’ex provincia di Napoli sono stati chiamati a votare, a Napoli in piazza Matteotti n.1, per eleggere il nuovo consiglio metropolitano, perché gli ultimi tre presidenti del consiglio dei ministri – Mario Monti, Gianni Letta e Matteo Renzi, voluti e sostenuti in modo particolare dall’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e dal partito democratico – e i loro governi, che non sono stati mai candidati né eletti direttamente dal popolo, ma votati da un parlamento che a sua volta è stato nominato con una legge elettorale, cosiddetta Calderoli, detta con connotazione dispregiativa anche Porcellum, in parte dichiara illegittima dalla Corte Costituzionale, hanno abolito le province confermate dalla Costituzione borghese democratica scaturita dalla lotta partigiana e antifascista e promulgata il 1 gennaio 1948.

Così le ex province sono state sostituite dalle città metropolitane o da nuovi enti territoriali cosiddetti di secondo livello, il consiglio provinciale da quello metropolitano, il presidente della provincia dal sindaco del comune capoluogo, nel nostro caso di Napoli, aboliti i 45 collegi provinciali e istituita la conferenza metropolitana, formata dai sindaci dei comuni della città metropolitana, sicché le isole di Ischia e Procida hanno perso il proprio consigliere provinciale, che prima poteva rappresentare e sostenere più direttamente le esigenze delle popolazioni che lo avevano eletto.

Oggi le due Isole difficilmente hanno la possibilità di avere un proprio rappresentante nel consiglio metropolitano, che comunque non ha la stessa autorità e valenza politica e istituzionale dell’ex consiglio provinciale, proprio perché non eletto dal popolo. Al contrario per l’elezione del consiglio metropolitano è stato – con una scelta politica dei partiti di governo autoritaria e dittatoriale, ovvero di stampo fascista – abolito il suffragio universale, cioè il voto dei cittadini, e introdotto, per la prima volta dalla sconfitta del fascismo, il sistema elettorale di secondo livello, cioè esercitato dai sindaci e dai consiglieri comunali dei comuni costituenti la città metropolitana, i quali si sostituiscono ai cittadini elettori.

Questo sconvolgimento delle istituzioni rappresentative territoriali – seguito dalla più grave e incisiva controriforma costituzionale che abolisce il senato elettivo, di cui parleremo più ampiamente in altra circostanza, e che mette in serio pericolo finanche la democrazia borghese, il suffragio universale del popolo italiano, la partecipazione popolare alla gestione della vita sociale, le agibilità democratiche conquistate dalla classe lavoratrice e alimenta nuovamente personalismi e autoritarismi tragicamente già vissuti durante il fascismo – è stato compiuto non solo per far risparmiare qualche soldo allo Stato da passare ai banchieri e alla finanza speculativa attraverso il debito pubblico “da onorare”, ma soprattutto per avviare e realizzare il disegno politico perverso di un potere padronale più accentrato, autoritario e dittatoriale. I lor signori hanno risparmiato sulla democrazia per alimentare l’accentramento del potere e il dispotismo di governo. Tale verità è dimostrata eloquentemente dal fatto che hanno soppresso una istituzione democratica e popolare e mantenuto in vita i vergognosi privilegi di stipendi e servizi d’oro dei membri del governo, dei senatori, dei deputati e dei consiglieri regionali: vergogna.

Le competenze della città metropolitana rimangono le stesse dell’ex provincia: scuola media superiore, mobilità, viabilità, pianificazione territoriale generale, coordinamento dello sviluppo economico e sociale, eccetera. Nei primi due anni di vita della città metropolitana di Napoli la gestione dei servizi è consistentemente peggiorata, sull’isola d’Ischia basta vedere in quale condizione di confusione e di grave carenza si trova la situazione delle sedi degli istituti scolastici della scuola media superiore, a iniziare dal liceo classico e scientifico, dal tecnico turistico e dal nautico, dove siamo ancora al doppio turno e, vergognosamente, non si intravede una soluzione per colpa politica e amministrativa dei sindaci e delle amministrazioni dell’isola d’Ischia e della città metropolitana, per non parlare di tante strade provinciali.

Per tali ragioni il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista è stato sempre contrario all’abolizione delle province, ma con forza ha combattuto i privilegi. Nell’amministrazione della cosa pubblica andava, e andrebbe, eliminata la gestione clientelare ed elettoralistica del potere, gli sprechi, le consulenze d’oro, la corruzione e il malaffare in genere, mali che, purtroppo, albergano nelle istituzioni borghesi e capitalistiche. Il P.C.I.M-L. è stato fermamente contro l’introduzione del sistema elettorale di secondo livello del consiglio della città metropolitana, dove gli eletti dei comuni si sostituiscono ai cittadini elettori umiliandone il diritto costituzionale al voto. Sono questi i motivi di orgoglio democratico e antifascista, di segretario generale del P.C.I.M-L., per il quale sono stato eletto consigliere comunale di Forio, e di rispetto del diritto costituzionale del popolo italiano al voto per cui domenica scorsa non sono andato a votare col sistema elettorale di secondo livello per il rinnovo del consiglio metropolitano della città metropolitana di Napoli. Io e il mio partito non avevamo, non abbiamo e non avremo mai interessi di partito, personali, di coalizione e di intese da difendere se non il rispetto della memoria di quanti storicamente sono morti per conquistare il diritto al voto al nostro popolo.

Dalla lotta antifascista e dalla guerra civile partigiana e di liberazione oggi il nostro paese vive un momento tragico di svolta autoritaria e di accentramento del potere decisionale nelle mani di poche persone e senza contropoteri popolari di garanzia democratica che prevengano e contrastino le derive dittatoriali. I partiti della classe borghese di centrosinistra, centro e centrodestra, rappresentanti e sostenitori degli interessi della classe capitalistica industriale, agraria, bancaria e finanziaria nazionale e internazionale sono partiti dalla demolizione di parti importanti della Carta Costituzionale del 1948 e non è prevedibile dove vogliano arrivare per difendere e allargare tali interessi antipopolari.

Più avanza e si rafforza il potere padronale e più si indebolisce quello dei lavoratori. C’è bisogno della mobilitazione e della lotta popolare per fermare in tempo la deriva accentratrice e dittatoriale delle nostre istituzioni democratiche e prima che sia troppo tardi. Nel contempo bisogna lottare per una prospettiva rivoluzionaria che conquisti il potere politico alla classe lavoratrice operaia e intellettiva e avvii la costruzione della nuova e superiore società socialista. La mancata condivisione e la ferma opposizione del P.C.I.M-L. al voto di secondo livello di domenica scorsa ha voluto essere anche un contributo tangibile alla lotta contro la deriva autoritaria in atto nel nostro paese

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