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Stampa, contro il governo e Di Maio contro i giornali: muoiono. È bufera

Attacco al gruppo l’Espresso. I giornalisti: non ci intimidisce. La Fnsi: è da dittatura auspicare la chiusura fonte LA STAMPA

Non è usuale che un ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico prefiguri, con malcelata soddisfazione, la morte di un’impresa economica del Paese. Ieri, Luigi Di Maio, attraverso una delle solite dirette Facebook senza contraddittorio, si è scagliato contro i giornali che criticano la maggioranza. «Per fortuna – ha detto – ci siamo vaccinati anni fa dalle bufale, dalle fake news dei giornali e si stanno vaccinando anche tanti altri cittadini, tanto è vero che stanno morendo parecchi giornali tra cui quelli del Gruppo L’Espresso che, mi dispiace per i lavoratori, stanno addirittura avviando dei processi di esuberi al loro interno perché nessuno li legge più, perché ogni giorno passano il tempo ad alterare la realtà e non a raccontare la realtà».

A parte il fatto che il Gruppo L’Espresso citato da Di Maio non esiste più da un paio di anni – al suo posto c’è il Gruppo Gedi, editore anche di questo giornale -, il vicepremier davvero non sembra stare nella pelle se ci sono testate che accusano i morsi della crisi. È quanto gli ha subito rinfacciato il sindacato dei giornalisti Fnsi: «Di Maio, come del resto buona parte del governo, sogna di cancellare ogni forma di pensiero critico e di dissenso, e si illude di poter imporre una narrazione dell’Italia lontana dalla realtà. Auspicare la morte dei giornali non è degno di chi guida un Paese di solide tradizioni democratiche come è l’Italia, ma è tipico delle dittature».

Ma la questione è divenuta subito politica. Si schiera il segretario dem Maurizio Martina: «Si dovrebbe vergognare, ma ormai purtroppo non possiamo stupirci perché il modello di questi signori è diventato Orban. La curva illiberale di questa maggioranza è pericolosa per il Paese e per tutti i cittadini». Così tanti deputati dell’opposizione. Michele Anzaldi del Pd è forse il primo ad accorgersene: «Mai visto un ministro del Lavoro che gioisce per lavoratori in esubero, un ministro dell’Industria che gioisce per un’azienda in difficoltà, un vicepremier che spera nella chiusura di un giornale. Di Maio vergogna per le parole sul Gruppo Espresso! L’unico posto di lavoro che gli interessa è il suo». Critico è anche Gigi Casciello di Forza Italia: «Questa volta nel mirino dell’illiberale Di Maio e degli antidemocratici Cinquestelle è finito il gruppo Gedi. Prima è toccato a Libero, il Giornale e a quanti con dati alla mano dimostrano che la politica economica del governo è contro chi cerca lavoro piuttosto che elemosine».

I giornalisti del Gruppo hanno replicato attraverso gli organi sindacali interni. «Può mettersi l’anima in pace: Repubblica, L’Espresso e le altre testate del gruppo Gedi – scrive il cdr di Repubblica e L’Espresso – non moriranno». E sostiene il cdr de La Stampa: «I giornalisti possono garantire al ministro Di Maio che non si lasceranno intimidire e continueranno nel loro lavoro di informare pienamente i cittadini assieme a tutti i colleghi delle altre testate del Gruppo Gedi» LA  FONTE LA STAMPA PER .LA GAZZETTA CAMPANA

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