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Famiglia come devozione, riconoscenza, amore. Chi dimentica, senza nobiltà. E il viaggio dei Bruni Gaudinieri

Cultura editoriale bruni per radio piazza news

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COSENZA – La famiglia è devozione, riconoscenza, amore. Chi dimentica non ha nobiltà. Non so più se il sole sorge ad Oriente o ad Occidente. Non so neppure dove vada a finire a precipitare a morire. Cammino, nella mia consueta passeggiata, tra le dune del deserto che delineano il percorso. Non sono ombre. Neppure nuvole. Mio padre mi traccia dinastie e mi parla. Le memorie sono lunghe ma hanno gli anni corti. Sono sempre più convinto di essere ciò che mio padre e mia madre hanno ereditato.

Ci sono storie che mi parlano di mio padre. Ma in mio padre ci sono viaggi che cerco di sondare. Perché è impossibile comprendere ciò che è stato senza capire lo spazio delle famiglie.
Nonno Alfredo nonna Giulia. Due famiglie. Due Palazzi. Il Palazzo Bruni. San Lorenzo. Il Palazzo Gaudinieri. Sprezzano Albanese. Non mi interessa ciò che sono. Io sono per ciò che sono stati nella storia, mia e di mio padre, le vite intrecciate di Adolfo Mariano Gino Pietro e di ciò che è stata la presenza imponente e bella di mia madre.
C’è stata sempre devozione. Ci sarà sempre. Essere devoti è essere dentro il destino della famiglia. Bisogna sempre restare nella famiglia. Chi tradisce il nome che ha eredito per sangue e per destini non sa non ha non è.
Parlo spesso con Micol e Virgilio del viaggio dei Bruni Gaudinieri. Virgilio porta il nome di mio padre. È l’unico che si porta nella storia l’italico nome. Micol ha anche il nome di Maria. Ma la storia non si ferma. La storia è un continuo raccontare tra gli eredi e le dinastie.
Io porto il nome di mio nonno. Quello che è scritto nell’anagrafe. Non è Francesco ma Franco. C’è stato un errore di trascrizione negli atti dell’anagrafe di quel tempo. Ma sono Francesco. Francesco come il nonno. Francesco come il Santo di Paola.
Sembrano giochi ad incastro, ma la verità è un gioco inesorabile. Inesorabile. Il nome Giulia è una costante tranne nella famiglia di zio Pietro, ma siamo, comunque, ad una generazione piú giovane. D’altronde c’erano state già ben quattro Giulia.
La vita è sempre un intreccio. Ma non so se il sole nasce o muore ad Oriente o si cattura ad Occidente.
L’Oriente era negli occhi chiari di nonna Giulia. L’Occidente nello sguardo sceso lungo i tramonti al limitate del Castello di Alarcon.
I cinque fratelli sono nella mia vita. Restano la mia vita per il sangue che scorre tra il cuore e la mente.
Ci sono città che non dimentico. Cosenza in fondo resta la città della mia formazione.
La casa di zio Mariano e zia Maria in Viale del Re testa il punto fi riferimento. A loro devo molto.
Ho già detto. Piú vado avanti e più ritorna in me un immenso immaginario. Il rispetto la dignità l’onorabilità nell’essere nella vita sono parametri che loro mi hanno trasmesso. Senza di loro non sarei quello che sono. Senza di loro non sarei stato quello che sono stato. Senza la rigidità importante di zio Mariano il mio viaggio umano non sarebbe stato quello intriso di libri e di scrittura.
Un immaginario che ritorna. A loro devo. Devo ed ho sempre riconoscenza devozione e amore. Mentre mi ritornano spaccati di un quotidiano nel quale rivedo Giorgio, alle prese con i suoi fumetti e silenzioso sempre concentrato nei suoi sperimenti che piacevano tanto a mio padre, e Giulia, la prima Giulia della famiglia, con una nobiltà e una eleganza nella bellezza dei suoi occhi attenti a scrutare i gesti e le movenze.
Una grande casa in una Cosenza che stimava amava e portava riconoscenza per il prof. Bruni e donna Maria.
Ancora oggi Cosenza ricorda la grandezza d’animo del professore di matematica  Mariano e di donna Maria. Verrà un giorno che tutto trasformerà la cronaca in storia. E la storia ha sempre un senso. Non so però che il sole tramonta nell’alba tra l’Oriente e l’Occidente. Ma i Bruni Gaudinieri sono Occidente ed Oriente. In una devozione che è affetto. Il senso è nella vita. La vita ha un senso se la famiglia resta DEVOZIONE.
Noi figli ed eredi portiamo in noi una nobiltà di sangue e di amore. I nostri padri le nostre madri sono stati sono e saranno nel nostro cammino con i cinque fratelli che vivono nella nostra memoria che non è mai perduta non sarà perduta non andrà perduta.
Micol, l’altra sera, mi ha ricordato la storia del guerriero che non deve mai perdere il sorriso e l’impeccabile, e saper ascoltare la luna i silenzi e il sangue che scorre nelle vene…
Io non ho dimenticato non dimentico e resteranno nel mio viaggio. Cultura da radio piazza news

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