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FESTIVAL NAZIONALE DEL TEATRO CITTA’ DI CASAMARCIANO:In scena la compagnia “IL CANOVACCIO” DI LEONFORTE (EN)

CASAMARCIANO CULTURA

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CASAMARCIANO – Concluse le rappresentazioni teatrali del programma di eventi della rassegna “Festival Nazionale del Teatro – Città di Casamarciano 2014” (quest’anno giunto alla quarta edizione), organizzato dall’amministrazione comunale guidata dall’avv. Andrea Manzi con la collaborazione del locale Forum dei Giovani. L’ultima compagnia, delle quattro in gara, ad esibirsi sulle tavole del palco, allestito presso la chiesa di Santa Maria del Plesco, è stata “Il canovaccio” proveniente dalla Sicilia (Leonforte, Enna). Il gruppo di attori ha portato in scena una brillante commedia in due atti dal titolo “Fumo negli occhi”, scritta dagli autori televisivi Faele e Romano e diretta per l’occasione da Sandro Rossino, regista nonché attore protagonista della commedia e fondatore della compagnia siciliana. L’associazione “Il canovaccio”, iscritta alla F.I.T.A. (Federazione Italiana Teatro Amatori) dal 2001, è un gruppo di amici che propone lo sviluppo e la crescita di attività teatrali e artistico-culturali in generale. Già vincitori di diversi premi nazionali e provenienti da una tournée che li ha visti in giro per tutta Italia, i componenti de “Il canovaccio” hanno proposto alla platea casamarcianese una divertente farsa italiana che vede come protagonista la famiglia Cassarà, caratterizzata dalla fissazione irrefrenabile di apparire più ricca e più snob di quello che, in realtà, è. Ecco in breve il plot: ci troviamo nel cuore dei meravigliosi anni ’60, anni del rock, del boom economico del dopoguerra, delle auto e delle prime tecnologie, dell’inizio della società consumistica, insomma. Sulla scena, realizzata dall’artista Carmine Ciccone e raffigurante il salotto di una famiglia medio-borghese, agiscono i membri di una stravagante famiglia composta da papà Casimiro – di professione bancario -, mamma Rosa, due figli (Lello e Patrizia, interpretati rispettivamente da Andrea Favezza e Marta Mangione), un anziano nonno, padre di Casimiro e la cameriera Carmelita, i quali, succubi delle smanie di superiorità ed esibizionismo della donna di casa (mamma Rosa), diventano burattini nelle mani della “boss/capitana” allo scopo di ostentare nei confronti della signora Pipitone, loro dirimpettaia nonché moglie del diretto sottoposto di Casimiro in ufficio, una posizione sociale fasulla ed una agiatezza economica di cui, in sostanza, non godono. Infatti, quantunque il signor Pipitone occupi a lavoro una posizione meno importante e prestigiosa ed economicamente meno remunerativa del signor Cassarà, i coniugi Pipitone vivono negli eccessi e nel lusso sfrenato, attirando l’invidia e la collera della signora Rosa Cassarà, la quale non può (e non vuole!) permettere che si scopra la verità sulle loro ristrettezze economiche a tal punto che arriva ad architettare di tutto e di più pur di far intendere ai Pipitone che lei e il suo nucleo familiare conducano una vita agiata, degna delle migliori famiglie altolocate. L’abito non fa il monaco? Vero, ma tale lo fa sembrare! Questa sembra essere la filosofia di vita fedelmente seguita dalla famiglia Cassarà. Menzogne e bugie sono il motore di tutto il primo atto e tutto ciò crea inevitabilmente situazioni paradossali e grottesche. Il Sig. Casimiro, di carattere remissivo, pur mantenendo la sua rettitudine ed onestà, si adatta alle pretese della moglie e, in uno sfrenato confronto fra la moglie e la signora Pipitone sulle vacanze estive si ritrova a dover trascorrere un fine luglio in casa con le finestre sbarrate e in religioso silenzio per simulare di essere in vacanza a Capri e subendo, frattanto, la visita inaspettata di un topo d’appartamento, che subentra nella trama complicando tutto, ma che finisce per riconosce anche lui le modeste condizioni finanziarie della famiglia (“Che morti di fame!” – esclama il malvivente, una volta introdottosi furtivamente in casa Cassarà). Senza dimenticare un’antenna televisiva messa in bella mostra sul balcone pur senza possedere un televisore, finte lezioni di equitazione della giovane Patrizia che, per essere alla moda, veste da cavallerizza pur senza avere un cavallo, quadri giganteschi raffiguranti ritratti di illustri e nobili antenati che, naturalmente, sono inventati. Ma, pian piano usciranno i vari “scheletri nell’armadio”…anche da quello, insospettabile, di casa Pipitone. L’epilogo della trama svelerà che l’agiata condizione della Pipitone è fittizia in quanto è il risultato delle ruberie in banca del marito che sta per andare in galera. Pur risalendo a circa mezzo secolo fa, la commedia risulta essere attualissima, in un momento di crisi come quello che sta vivendo il nostro Paese, e calzante per il mondo in cui viviamo, ove la forma prevale sulla sostanza, l’esteriorità ha troppo spesso la meglio sull’essenza, la facciata sociale diventa più importante di una sana, serena e tranquilla vita familiare e ove si fa di tutto per apparire migliori di ciò che si è e non inferiori a nessuno, gettando “fumo negli occhi”, appunto. Una rappresentazione simpatica e ironica, piena di intrecci e resa ancora più interessante dalla qualità artistica del cast e dall’abilità tecnica dei protagonisti permette allo spettacolo di snodarsi con linearità e leggerezza. Oltre all’aspetto comico, tra le risa della platea sempre attenta alla battuta in entrambi gli atti, il lavoro della compagnia “Il canovaccio” appare valido anche perché presenta molti spunti di riflessione e amare constatazioni della realtà in cui viviamo, affrontando temi seri e impegnativi (come l’antitesi onestà/corruzione, i mali del secolo vale a dire consumismo, arrivismo, scalate sociali ad ogni costo, disagi e inadeguatezze dell’individuo nella società) sempre utilizzando toni leggeri dal carattere faceto.
La vis comica di questa messa in scena è tutta nelle doti degli attori, abilissimi a calarsi nella parte, facendo in modo che lo spettatore si identifichi nei personaggi che vede sulla scena, siano essi la personalità forte di una donna piccola borghese ricca di desideri piuttosto che il temperamento accondiscendente (per non dire sottomesso) dell’uomo di casa, che tutto fa fuorché portare i calzoni. Abbondano situazioni esilaranti, trovate e battute che divertono il pubblico, ma, come si diceva, la commedia possiede anche un significato educativo, un valore pedagogico potremmo dire, e veicola un messaggio didattico: la morale, seppur triste ad accettarsi, emerge proprio dalle parole finali del Sig. Casimiro (per gli amici “cashmere” –sic!): è sempre meglio condurre una vita modesta e sobria, senza inutili fronzoli ma godere di una esistenza onesta e dignitosa, consapevoli del proprio status quo e della propria condizione sociale, senza mascherare, invece, la realtà dei fatti.
NOTE TECNICHE DELLO SPETTACOLO
Cast
Casimiro Cassarà è Sandro Rossino
Rosa Cassarà è Loredana Lo Pumo
Lello cassarà è Andrea Favezza
Patrizia Cassarà è Marta Mangione
Il nonno è Fabio La Magna
La cameriera Carmelita è Sara Gazzana
La Sig.ra Pipitone è Stefania Galletta
Il ladro è Alessandro Todaro
Il soldato è Giuseppe Oriti

Regia: Sandro Rossino
Scenografia: Franchino Sardo e Simona Vicino
Costumi, trucco e parrucco: Azzurra Drago
Direzione di scena: Angela Pellegrino
Tecnico audio e luci: Francesco Sanfilippo
Foto di scena: Sergio Rossino

A cura di SAVERIO FALCO

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