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Fondazioni liriche: senza cda San Carlo, gestione a Ministero

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Napoli, 11 gen. – Caos San Carlo. Alla mezzanotte di ieri nessuna delibera di adesione o meno alla possibilta’ offerta dalla legge Valore Cultura di accedere a risorse per 75 milioni destinate alle fondazioni liriche e dimissioni dal cda di 4 soci fondatori. Il primo cittadino di Napoli, Luigi de Magistris, che della Fondazione che gestisce il teatro e’ presidente, isolato di fatto perche’ l’unico a credere non fosse necessaria l’adesione. Di diverso avviso Regione, con il presidente Stefano Caldoro; Provincia, rappresentata dal deputato Luigi Cesaro; Camera di Commercio, con il presidente Maurizio Maddaloni; e rappresentante del Mibac, Riccardo Villari.
  Inutile un tentativo del rappresentante del Comune, Andrea Patroni Griffi, di indicare una terza via. Ora la parola e’ al Ministero dei Beni culturali, che e’ organismo di vigilanza delle Fondazioni, ora chiamato a governare il San Carlo senza piu’ cda e che forse potrebbe inserirlo ‘ufficio’ comunque negli enti in crisi. A 10 minuti dalla mezzanotte, termine indicato per l’adesione, il Cda chiama le rsu dei lavoratori, assiepati nei corridoi da piu’ di sei ore, ed espone la situazione. “La norma dice che non era una posizione discrezionale, l’adesione – spiega ai cronisti Caldoro – e gia’ 5 delle 6 fondazioni per cui era stato pensato il fondo avevano aderito. Io e gli altri tre soci dimessi pensavamo a una adesione con prescrizione, con i punti c e g del testo esclusi, senza toccare cioe’ salari e livelli occupazione, anche a rischio di una bocciatura del piano. La legge ci dava benefici enormi. Per evitare la spaccatura del consiglio, le dimissioni”. E, avverte, non c’e’ stata una decisione del cda e non si e’ prodotta alcuna delibera. Piu’ chiaro il vicepresidente della fondazione Maurizio Maddaloni: “non abbiamo detto no all’adesione. Chi dice questo e’ un cialtrone”. “Ci siamo dimessi per non sfiduciare il sindaco – aggiunge – ci e’ sembrato piu” etico che farlo andare in minoranza in votazione. Alle 23,30 dopo una discussione pacata anziche’ andare allo scontro non abbiamo fatto dichiarazioni di voto”. Maddaloni sottolinea che un presidente “dovrebbe lavorare per il consenso e cercare una intesa piu’ ampia, devi compattare”. La ‘ricapitalizzazione’ patrimoniale della Fondazione avviata da de Magistris con una delibera propositiva che affiderebbe al Massimo un immobile da scegliere del patrimonio comunale, strada gia’ scelta inutilmente con palazzo Cavalcanti da una giunta retta da Rosa Russo Iervolino, “e’ uno sforzo che apprezzo – dice Maddaloni – ma non e’ operativa perche’ deve essere approvata dal consiglio comunale e non sappiamo neppure se gli immobili sono bancabili.
  Forse sarebbe stato meglio avviare questo percorso tre mesi fa.
  Ora che il cda non c’e’ piu’, siamo nelle mani dell’organismo di vigilanza”. E Caldoro ricorda come ne’ Regione, che ha solo quelli delle Asl, ne’ Provincia, ente sulla cui sorte non c’e’ certezza, e nemmeno ente camerale potevano conferire immobili alla Fondazione. L’unico a credere di aver vinto una “battaglia storica” contro una legge che trova “pessima” e’ de Magistris, che, tra applausi e grida ‘uno di noi’, parla di “vittoria del popolo del San Carlo”. Teatro ora senza un consiglio che lo governi.

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