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La Gazzetta Campana intervista Giobbe Covatta

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Casamarciano –  La serata è quella conclusiva della quarta edizione del teatro Festival Nazionale di Casamarciano, IV edizione. Grande consenso di pubblico che ha gradito molto lo spettacolo. Come in altre occasioni la serata è stata presentata dall’attrice Eleonora Pariante. La nostra intervista: Una chiusura in bellezza con un ospite d’eccezione. È Giobbe Covatta che ha presentato un sua rappresentazione dal titolo sei gradi. Una definizione dello spettacolo? È una parola! Senza ricorrere ad insulti diciamo… (è solo una battuta per  iniziare il discorso n.d.r.) .  E’ uno spettacolo  che parla dell’innalzamento della temperatura del pianeta. Parte dal l’anno 2000 per arrivare fino al 2014. Anno in cui, secondo la fantasia ovviamente,  avviene l’estinzione dell’essere umano. Mo’! Detto così è una tragedia greco – romana. Invece è comico, è uno spettacolo che fa ridere! In parte è fantasia quello che succede. Una parte l’ho inventato e una parte è basata su modelli scientifici e lasciano intravvedere una serie di scenari possibili allorché la temperatura potesse salire fino a uno, due , tre, fino a sei gradi. Come dicevo, poco fa con degli amici, è uno spettacolo che vuol stimolare qualche curiosità. Siccome in parte l’ho inventato, in parte è vero! Vorrei comunque che per lo spettatore, che paga il biglietto, si deve sedere e divertirsi: è  questo il senso dello spettacolo! Se poi qualcuno dovesse avere qualche curiosità e  dovesse andare a vedere qualcosa per fatti suoi, perché lo spettacolo non è esaustivo e dovesse andar a frugar in Internet,  o sul qualche testo, scoprirebbe che tutti questi drammatici spettacoli, scenari che vengono prospettati non sono così remoti e così improbabili. Quest’ultimi contribuiscono, insieme alla mia infinitesima parte a contribuire di costruire, insieme ad un sacco di persone più dotate di me, a cercar di costruire una coscienza sociale! Mettiamola così. Lei ha avuto successo anche con alcuni libri nel quale ha riassunto la sua comicità, la sua arte. Il primo libro, “Parola di  Giobbe” andò a ruba. A ruba letteralmente! Si da il caso che il libro era in macchina e approfittando che era abbassato il finestrino, qualcuno l’ho rubò. Insomma la domanda è diciamo qualcosa sulla sua attività di scrittore di certi libri ? ho scritto sei libri. Tutti e sei di successo. Sto preparando il settimo che spero uscirà a Natale. È un attività collaterale! Se mi chiedono che mestiere fai; la risposta è faccio l’attore di teatro. È il mio mestiere. Tutto il resto il cinema, l’editoria  fanno parte di un mondo parallelo a quello in cui cammino io e che ogni tanto percorro indegnamente; a volte anche con grande successo: io sono tre il più grandi scrittori del 900: detto così fa ridere! Non so se dirlo con orgoglio! Per quanto riguarda la sua  partecipazione ad  film  “Muzungu “; personalmente, lo ritengo interessante per la sua interpretazione nei panni di un prete anche se nel film non è un vero prete?  Sono molto affezionato a quel film. È un film che ho voluto fortemente e ho lottato anche con le produzioni: girato in Africa, interamente girato in Africa, con maestranze africane; insomma è stata un avventura complicata dal punto di vista tecnico; tredici settimane di deserto non sono state semplici.

Antonio Romano

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