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Germano Arianna, Nola … direzione Milano!

Vedo ancora le punte di legno che da dietro i palazzi pian piano spuntano fuori. Un popolo che salta e sorride, cantando con addosso una maglia con scritto su "Nola, oggi quanto sei bella!" Dovrebbe essere sempre Giugno. Dovrebbe essere sempre così.

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C’è una parte di me che vive ancora lì. Nelle periferie di quella terra che mi ha reso quello che sono. Respiro ancora quell’aria, nelle sere passate con i miei “fratelli di sempre” in piazza a parlare di cosa saremo stati da grandi. Vedo ancora le punte di legno che da dietro i palazzi pian piano spuntano fuori. Un popolo che salta e sorride, cantando con addosso una maglia con scritto su “Nola, oggi quanto sei bella!” Dovrebbe essere sempre Giugno. Dovrebbe essere sempre così.

Sento ancora il profumo delle prime giornate di sole, quando di nascosto dai genitori si faceva “filone”, per andare a giocare ai “giardinetti” a pallone. Ricordo il mio primo bacio dietro i muri della stazione. Il primo giro su quel treno che come una giostra portava nella città più meravigliosa del mondo. Quando ci si correva da vagone a vagone per non farsi beccare dal controllore senza il biglietto, e di come alla scritta “Napoli Centrale”, ti sentivi un super eroe. Sento ancora le urla delle voci e il rumore dei clacson al rettifilo. Non compravamo mai niente ma facevamo le collette per andarci perché era sempre pieno di gente.

Ricordo i primi tiri con i compagni di classe. La prima gita con la lll C. L’esame alle medie. L’occupazione e l’orale al diploma senza tesina. Gli anni in cui con mille lire ti compravi cinque pacchetti di figurine o affittavi o’ campett per la sfida contro il rione di fronte. Le modifiche ai Zip, e le partite a biliardino. Mio nonno che si svegliava di presto al mattino perché diceva che: “Al mercato delle pulci , prima arrivavi e più roba trovavi”. E quando tornava ci portava sempre qualcosa, manco fosse Aladino.

Ricordo la mia prima fidanzata. Le bugie per vedersi. Che quando ci siamo lasciati, sembrava la fine di un film di Totò. E poi i miei migliori amici. Tutte le volte che litigavamo poi ci volevamo più bene. Come ci si aggrappava uno all’altro. Come si era complici in ogni cosa giusta o sbagliata. Tutti i sabato pomeriggi passati a parlare di calcio da “Bias o’ barbier”. E le sere ai ristoranti e i bar in cui aspettavi pure mezz’ora prima di bere una birra. Quando si contavano i posti delle macchine per andare a ballare nelle disco a Salerno. Ho conservato il mio primo biglietto. Da quella volta non avevo più smesso.

Ricordo le domeniche a tavola. Si iniziava all’una e si finiva alle sei. Ogni domenica era una buona scusa per festeggiare qualcosa: a vittoria ro’ ciuccio, O’ compleann, Il ritorno ro’ parent luntane. Ro’ spaghett e vongol, fino e past oppur o’ babba’.

Poi mi ricordo quel treno. Quella giostra più grande. Con la scritta “direzione Milano”. Era mille volte Nola. Eppure io non ci ho mai visto nessuno saltare. Sorridere con addosso una maglia, aspettando da dietro un palazzo una punta di legno. Perché lì non viene mai Giugno. Lì la domenica… è solo domenica!

Germano Arianna

 

 

 

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