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Girolamo Foti scrive al Governo: “Attenzione sociale verso il ceto medio-basso, all’emergenza Coronavirus si potrebbe aggiungere emergenza sicurezza”

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ROMA. In una lettera indirizzata al presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, ed a tutti i parlamentari di Camera e Senato, il presidente del primo sindacato della storia dell’Esercito Italiano (Libera Rappresentanza dei Militari), Girolamo Foti, medita sul momento difficile che sta vivendo la nostra nazione. 

“Nei momenti più brutti emergono le persone migliori e, purtroppo, anche quelle peggiori. In questo periodo di prova ha vinto e sta vincendo la resilienza – afferma Foti -. E’ proprio nella prova, nella durezza del cammino, che ci sono più chiari i beni più preziosi: non è solo importante vincere l’emergenza Coronavirus, ma anche essere uniti nel superare la crisi che ci aspetta ed il pericolo sicurezza”. Il sindacalista racconta di come le restrizioni valide in tutta Italia gli abbiano fatto ricordare momenti davvero difficili vissuti in diversi teatri di guerra vissuti in prima linea nella sua carriera: “Ho guardato la morte negli occhi. Le popolazioni volevano sopravvivere e combattevano con tutte le loro forze. Certo, il contesto è sicuramente diverso, ma, tra non molte settimane, diversi commercianti, artigiani, liberi professionisti ed i loro rispettivi dipendenti si ritroveranno senza soldi per acquistare materie prime come cibo e prodotti igienici (per la pulizia della casa e personali). Come faranno a sopravvivere? II provvedimento urgente del presidente del consiglio ha sicuramente avuto un impatto forte. La disperazione e la fame potrebbero portare la gente a compiere azioni scellerate come l’assalto ai supermercati, rapine e gesti estremi come suicidi. Dall’emergenza virus si potrebbe passare velocemente all’emergenza sicurezza. La mia visione negativa deriva dalle mie esperienze, dal confronto con le periferie in difficoltà, con i mercati rionali che caratterizzano non solo la mia città. Ricordo, signor presidente, che, al suo esordio governativo, volle specificare che sarebbe stato avvocato dei cittadini. Io le scrivo in qualità di sindacalista dei lavoratori, di quelle persone che, per portare il pane a casa, si alzano alle prime ore del mattino sperando di rientrare la sera a mani piene. Sono loro che rischiano la fame e, pertanto, la prego di intervenire presto sulla scia della Germania, che ha messo a disposizione 550 miliardi di euro per fronteggiare l’emergenza, garantendo un minimo di sussistenza alle famiglia più povere. Se al Nord c’è stata e c’è l’emergenza Coronavirus, al Sud potrebbe scoppiare l’emergenza sicurezza sociale”.

Il sindacalista suggerisce interventi per “punti di raccolta per distribuzione di alimenti, prodotti di pulizia, igiene personale, a tutti cittadini senza lavoro, a seconda del nucleo familiare; congelamento, fino alla conclusione dell’emergenza Coronavirus di tutti i mutui, affitti, le utenze (telefoniche, acqua, gas, elettricità), prestiti personali, trattenute della busta paga, riduzione dell’iva sui prodotti di prima necessità; servizi sanitari mobili e centri di ascolto dotati di psicologi all’altezza della situazione; azzeramento dalla banca dati di tutti i cittadini che non possono usufruire di prestiti personali, annichilamento dei debiti contro lo stato ed altre iniziative al fine di garantire l’immediata ripresa dell’economia nel nostro paese in tempi record”. “Io certamente non sono un economista – continua Foti -, ma sicuramente nessuno può negare che questi interventi interessino le classi sociali medio – basse. Mio nonno diceva che il sazio non crede all’affamato; spero che questo proverbio non rispecchi la realtà. Non chiedo grandi cose, ma semplici interventi”. Foti, in conclusione, sottolinea come il Coronavirus abbia unito un intero popolo: “E’ ciò che deve restare. Il Governo, l’opposizione, i governatori regionali, i sindaci hanno dimostrato un grande senso di responsabilità. I canti dai balconi stanno unendo i cittadini sotto un’unica bandiera, come forse non è mai successo nella nostra storia. Un pensiero ed un grazie vanno ai nostri operatori sanitari (medici ed infermieri), forze armate, forze dell’ordine e la protezione civile. Evviva l’Italia, viva gli italiani”. 

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