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Grasso,falso bilancio-autoriciclaggio, subito soluzioni

Orlando, colpito dalle divisioni.Al via Stati generali Antimafia

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Ieri a Roma. Se si vuole sconfiggere la cultura mafiosa bisogna rendere la mafia superflua. Ma ciò implica rimpiazzarla con lo Stato, “implica che la politica si faccia coraggio e si riappropri dei tanti territori lasciati indietro, ricostruisca un rapporto di fiducia e legittimazione, risponda ai bisogni, curi l’interesse collettivo”, per usare le parole pronunciate dal presidente del Senato, Piero Grasso. La politica, il coraggio di combattere la mafia, gli interventi normativi sulla giustizia, a partire dall’autoriciclaggio e dal falso in bilancio, la cultura della legalità. Questi i temi portanti al centro dell’assemblea plenaria degli Stati generali dell’Antimafia, all’auditorium della Conciliazione, a Roma. “Nei mesi passati – ha detto Grasso, rivolgendosi alla platea composta da molti giovani – lo scontro tra le diverse posizioni politiche ha impedito di giungere ad un risultato soprattutto in materia di autoriciclaggio e di falso in bilancio: è davvero urgente invece trovare al più presto soluzioni che siano certamente condivise, ma soprattutto efficaci per spezzare il nesso devastante fra mafie, economia sommersa, evasione fiscale, ineguaglianze sociali, lavoro nero, inefficienza, corruzione, deriva etica della vita pubblica. La notizia che finalmente si è iniziato ad intervenire sulla giustizia, partendo da quella civile – ha concluso Grasso – è una buona notizia. Così come lo è la volontà del ministro Orlando di proseguire ed affrontare i delicati punti della riforma della giustizia penale. E il Guardasigilli Andrea Orlando, parlando delle norme sulla giustizia, si è detto “colpito non tanto dalla forza di prevaricazione dei cattivi, ma dalla divisione delle forze positive. C’è una rivendicazione di primogenitura, un’intransigenza che impedisce di andare avanti in questo Paese”. “Riconoscere la buona fede e la bontà della direzione di marcia è un’occasione che va colta”, ha rimarcato il ministro. Dallo stesso palco poco prima don Ciotti aveva chiesto alla politica di fermare i compromessi al ribasso nella lotta a corruzione e mafie. “La politica – ha affermato il presidente di Libera – non può essere eterna mediazione, sempre compromessi. Ci sono buone idee che vengono svuotate. Ho visto il lavoro della commissione antimafia, i progetti del Governo, contributi delle commissioni: buone idee, cose belle, ma c’è il rischio che vengono svuotate per non scontentare nessuno. E’ sempre un dovere distinguere per non confondere, ma siamo qui per chiedere a voi – ha aggiunto rivolgendosi ai politici presenti – più coraggio perché la liberazione dell’Italia va completata. L’Italia non è libera”. Per il procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, “le proposte di riforma della giustizia del ministro Orlando “sono molto incisive, ma probabilmente non determinanti”. E sulla lotta alla corruzione Roberti si è detto dispiaciuto di non vedere nei disegni di legge l’idea del presidente del Senato Grasso di attribuire alla magistratura gli stessi poteri di indagine previsti per la criminalità organizzata, “compresi gli agenti sotto copertura”.

Per combattere mafia e corruzione, ha concluso il magistrato, serve una normativa adeguata “ma bisogna anche far funzionare le norme che abbiamo. Voglio fare uno screening completo per capire come mai i mafiosi detengano e locano patrimoni dello Stato.

Come é possibile che sia avvenuto questo? Forse qualcuno non ha fatto il proprio dovere”. Il presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi, ricordando il lavoro svolto dalla Commissione, costituita sotto la sua presidenza un anno fa, ha puntato l’attenzione sul caso “Italgas, la prima azienda pubblica che sembra abbia fatto lavorare imprese mafiose. In questi casi non ci devono essere timori per le Borse o pudori per la reputazione dell’Italia – ha concluso Bindi – la buona reputazione anche all’estero la otteniamo solo se conduciamo con forza una lotta alle mafie”. Infine il segretario della Conferenza episcopale italiana, monsignor Nunzio Galantino, ha rimarcato come non ci possa essere “commistione tra Vangelo e mafia”. “Papa Francesco – ha aggiunto il vescovo – sta dicendo con forza che con quel tipo di male non si vive il Vangelo e non ci si può avere a che fare”. Infine lo scrittore Roberto Saviano, che ha aperto i lavori della giornata, ha evidenziato come “non è possibile combattere la mafia con le carceri in questo stato”, perché le carceri “senza dignità sono una palestra di affiliazione,radio piazza news

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