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Hamas lancia la terza Intifada “Liberiamo Gerusalemme”

NOTIZIA DAL MONDO RADIO PIAZZA NEWS

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Gerusalemme, 10 ott. – “Liberiamo Gerusalemme”. Dopo una settimana di aggressioni di israeliani a colpi di coltello, Hamas torna a sfidare apertamente Israele, lanciando la terza Intifada.

“Confermo che Gaza appoggia la battaglia per Gerusalemme e per la moschea di al-Aqsa e l’Intifada benedetta”, ha affermato il premier islamista a Gaza, Ismail Haniye, rivolgendo un appello ad aumentare gli attacchi. “La battaglia per Gerusalemme e’ la battaglia di Gaza e l’Intifada della Cisgiordania e’ l’Intifada del nostro popolo”, ha aggiunto Haniye, in un discorso pronunciato durante la preghiera del venerdi’ -il giorno piu’ solenne della settimana per i musulmani- in una delle principali moschee di Gaza.

Dalle pietre ai coltelli, ecco le tre Intifada

Alla frontiera tra la Striscia e Israele la tensione e’ alle stelle. E’ di 7 palestinesi morti il bilancio di una giornata di violenze: sei arabi, tra cui un 15enne, sono stati uccisi da colpi sparati dai soldati israeliani. Ore prima, un palestinese era stato ucciso in Cisgiordania, dopo aver accoltellato un poliziotto israeliano all’ingresso occidentale di Kiryat Arba, grosso insediamento ebraico alle porte di Hebron.

I militari dello Stato ebraico sono intervenuti al confine con la Striscia dopo che circa 200 palestinesi si erano avvicinati alla frontiera tirando pietre e facendo rotolare pneumatici incendiati verso le forze di sicurezza. Negli scontri, almeno 25 palestinesi sono rimasti feriti, di cui alcuni in modo grave.

Il segretario generale dell’Olp, Saeb Erekat, ha accusato il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, e il suo governo di aver “commesso un nuovo massacro di palestinesi”.

Da sabato scorso si assiste a un’escalation di sangue, con 12 aggressioni a colpi di coltello ai danni di cittadini israeliani da parte di estremisti palestinesi. E come ritorsione un 17enne israeliano ha ferito con una lama quattro persone a Dimona, nel sud dello Stato ebraico.

Benjamin Netanyahu e Abu Mazen sembrano impotenti: sia il premier israeliano che il presidente palestinese hanno rivolto un appello alla calma e alle rispettive forze di sicurezza di coordinarsi per riportare l’ordine. Un terzo conflitto, come quelli del 1987 e del 2000, in cui morirono 5mila palestinesi e 1.100 israeliani, farebbe naufragare i fragili progressi nelle relazioni tra lo Stato ebraico e l’Anp e avrebbe un pericoloso riverbero sulla stabilita’ nella regione, gia’ segnata da guerre.

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