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I nuovi gadget hi-tech: i media che ti cambiano la vita.

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Di Santina De Stefano Immortalare un attimo fuggente non è più un’utopia. Lo sterminato mondo dell’information technology si arricchisce di un nuovo dispositivo: il lifelogging, una scatolina appuntabile come una spilla, capace di memorizzare ogni momento dell’esperienza quotidiana, scattando fino a 2 milioni di foto al giorno. “Non avremo più bisogno della memoria cerebrale per ricordare la nostra esistenza”, afferma Martin Kallstrom, fondatore e presidente della Memoto, dal momento che il nuovo archivio digitale si prefigura come un second life nella vita reale, di cui è lo specchio fedele. Il lifelogging cristallizza ciò che vediamo, facciamo, pensiamo, e il nostro medesimo flusso di coscienza, ponendolo alla portata di tutti. Analogo al lifelogging è il Quantified self, definibile come un movimento che si avvale di metodi scientifici per tracciare dati personali specifici, aggregandoli e mettendoli a confronto, con lo scopo di migliorare se stessi e le proprie prestazioni. Se , però, da un lato, i dati raccolti diventano iper-personalizzati, dall’ altro la stessa tecnologia consente di trascendere la dimensione personale del self- tracking, in un’ottica di condivisione pubblica. Molti pensano che tali dispositivi mobili possano persino riconoscere la depressione, studiando il modo di parlare di una persona, o ancora misurare la pressione cardiaca e la temperatura del corpo. Sembrerebbe palese affermare che tali aggeggi, che ingolosiscono tanto gli scienziati quanto gli esperti di marketing , contribuiscano al miglioramento del benessere psicologico e fisico. Ma è veramente così? Non stiamo forse entrando volontariamente in un circolo vizioso, dove l’automonitoraggio andrà a discapito della spontaneità?

Santina De Stefano

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