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I misteri della Nco nel libro-inchiesta: dai «santisti» alla fuga del boss Pasquale Scotti

La vera storia dei cutoliani, le nuove indagini su donna Rosetta e i riciclatori del clan

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NAPOLI – È in vendita in tutte le edicole di Napoli e provincia il libro-inchiesta sulla «Nuova camorra organizzata» a cura dei giornalisti Simone Di Meo e Vittorio Falco: nel 1976, giusto quarant’anni fa, Raffaele Cutolo e un gruppo di spregiudicati delinquenti fondavano la più temuta e potente cosca della storia della mafia campana.

I retroscena inediti, le storie dei «santisti», la fuga dell’imprendibile Pasquale Scotti e i misteri di don Raffaele raccontati sulla base dei documenti giudiziari dell’epoca e delle inchieste più recenti sui cutoliani che volevano rifondare la Nco nel Vesuviano e nel Salernitano.

A metà degli anni Duemila, prima il centro operativo della Dia di Napoli e poi il Ros dei carabinieri indagarono infatti sulla ricomposizione della Nco di Raffaele Cutolo tra il Vesuviano e il Nolano. Per un periodo, fu intercettata anche la sorella del superboss di Ottaviano, Rosetta Cutolo, perché sospettata di essere la «regista» di questa presunta ricomposizione criminale che vedeva protagonisti i vecchi ergastolani, degli anni Ottanta, ritornati in libertà dopo l’espiazione di pesanti condanne.

Il testo, con la prefazione del penalista partenopeo Maurizio Lojacono e contributi dei giornalisti Simona Ciniglio, Viviana Lanza, Enza A. Massaro e Giancarlo Tommasone, contiene inoltre specifici approfondimenti sui «santisti» che, al pari di Cutolo, furono fondatori e dirigenti della super-cosca: da Alfonso Rosanova a Pasquale Scotti (arrestato dopo trent’anni di latitanza, in Brasile) a Vincenzo Casillo a Pasquale Barra.

Nel volume ampio spazio è dedicato alle modalità di arruolamento del clan cutoliano e alla simbologia della camorra di Ottaviano. Soprattutto in riferimento al famoso Castello Mediceo, quartier generale della holding del male. Lì dove – scrivono gli Autori nel libro – «in quei locali riccamente addobbati, raccontano i pentiti Pasquale Barra e Giovanni Pandico, erano conservati “in un recipiente di cristallo purissimo, la cosiddetta ‘damigella di cristallo’, tutti i nomi degli affiliati della Nco con le relative copiate”». Questi registri, per lunghi anni, erano stati nascosti in una «nicchia scavata nel muro del Castello e nascosta da una grande fotografia di Raffaele Cutolo». «Venivano consultati e aggiornati solo da pochissime persone di fiducia perché, in quei fogli, c’erano i mille segreti della cosca. Gli originali delle “copiate” non sono mai stati però ritrovati». Durante una delle perquisizioni nella dimora cutoliana, a conclusione del maxi-blitz del 1983, i carabinieri notarono un riquadro sul muro, «da cui si desumeva che vi fosse stato appeso un quadro, e scavando fu trovata una nicchia vuota». Qualcuno era stato informato dell’arrivo dei militari e aveva ritenuto saggio spostare immediatamente quel materiale scottante. Altre liste saranno recuperate dalle forze dell’ordine, ma quelle custodite nel Castello di Ottaviano resteranno per sempre un mistero.

 

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