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Il giallo di Salvatore Galvano, primo finalista della preselezione del Premio Augusta 2016.

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autore-salvatore-galvanowp_ss_20161002_0001Si è classificato al primo posto della preselezione del Premio Letterario Augusta 2016, il military thriller di Salvatore Galvano dal titolo “IL TARLO”, un volume di 208 pagine pubblicato nel 2015 da Ciesse Edizioni nell’ambito della collana “Black & Yellow.

Un successo del web, raggiunto il 1° ottobre scorso, grazie alla votazione telematica espressa dal pubblico della rete, con ben 12.871 tra lettori e lettrici che hanno voluto manifestare il proprio gradimento per il volume di Galvano.

Un distacco netto dalla seconda posizione in classifica, di oltre 7.200 voti, che vede l’autore esordiente napoletano concorrere con il suo primo romanzo in quella che rappresenta una delle manifestazioni più importanti, se non la più importante, rivolta alle opere di narrativa saggistica e poesia di scrittori esordienti, con il patrocinio dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana fondata da Giovanni Treccani.

Due mesi di votazioni che hanno certamente decretato il successo mediatico de “IL TARLO”, il primo volume della serie “Le indagini del Maresciallo Licata”, un filone di polizieschi all’italiana ambientati nel contesto militare. E tutto al di là di quello che potrà essere il giudizio della critica letteraria, che si esprimerà successivamente, confermando o meno le posizioni raggiunte dai 10 finalisti, tre dei quali saranno premiati il 22 ottobre prossimo al teatro Sociale di Mantova.

Un libro che si legge tutto d’un fiato, quello di Galvano, per la scorrevolezza del testo e per la particolare ambientazione della storia, il “mondo con le stellette” sconosciuto ancora a molti.

Prodotto sia in formato digitale che cartaceo, il volume non risulta mai pesante, grazie alle battute e alle espressioni in dialetto agrigentino del protagonista, Luigi Licata, un maresciallo dell’Arma dei Carabinieri, che potrebbe costituire la risposta della Benemerita al “poliziotto” Montalbano…

La storia prende avvio a Roma, nella tarda serata di un venerdì di fine maggio, quando all’interno di uno Stato Maggiore, sito in uno degli edifici del Ministero della Difesa, due carabinieri in servizio di vigilanza rinvengono il cadavere di un generale.

Si pensa subito a un malore, ma al maresciallo Licata, accorso tra i primi sul posto e investigatore dal fiuto infallibile, la cosa non quadra.

L’incontro fortuito con un suo ex Comandante di Compagnia e con un’affascinante e seducente medico legale costringeranno il sottufficiale a risvegliare quel fiuto infallibile da “cane da tartufo”, che superiori e colleghi gli riconoscono, e che gli ha sempre consentito di seguire la pista fino alla scoperta della verità.

Coadiuvato dal “gregario di turno”, come nei migliori polizieschi, il simpatico e genuino brigadiere Ortensi, Licata è alle prese con un particolare misterioso quanto intrigante, lasciato intenzionalmente dall’omicida sul luogo del delitto, un libro di A. Dumas dal titolo profetico “Vent’anni dopo” oltre che con un’insolita arma del delitto.

Una fedele descrizione della scena e una suspense crescente fino all’ultimo capitolo, fanno da contorno al “military thriller” di Salvatore Galvano, consacrandolo un prodotto da gustare senza soluzione di continuità, pagina dopo pagina, fino al finale inaspettato.

Un investigatore umano e sagace, Licata, che ricorda un po’ il Montalbano di Camilleri forse, ma straordinario e ammirevole nella ricostruzione degli eventi, alla stregua del Poirot della Christie, neanche li avesse vissuti in prima persona…

Non rimane che sperare in una seconda imminente indagine di Licata. C’è da augurarselo di cuore.

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