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Il Santo di oggi 22 Maggio 2019 Santa Rita da Cascia, Religiosa e mistica

Rimasta priva del marito e dei figli, entrò nel monastero dell’Ordine di Sant’Agostino a Cascia in Umbria. Offrendo a tutti un sublime esempio di pazienza e di compunzione.

Santa Rita da Cascia, una delle sante più venerate in Italia e nel mondo cattolico, è stata beatificata ben 180 anni dopo la sua morte e addirittura proclamata santa a 453 anni dalla morte. Una santa che ha avuto un cammino ufficiale per la sua canonizzazione molto lento (si pensi che sant’Antonio di Padova fu proclamato santo un anno dopo la morte). Nonostante ciò santa Rita è stata ed è una delle più venerate ed invocate figure della santità cattolica, per i prodigi operati e per la sua umanissima vicenda terrena. Rita ha il titolo di “santa dei casi impossibili”, cioè di quei casi clinici o di vita, per cui non ci sono più speranze e che con la sua intercessione, tante volte miracolosamente si sono risolti.

PREGHIERA DI AFFIDAMENTO A SANTA RITA

La vita

Nacque intorno al 1381 a Roccaporena, un villaggio montano a 710 metri nel Comune di Cascia (Pg). I suoi genitori Antonio Lottius e Amata Ferri erano già in età matura quando si sposarono. Solo dopo dodici anni di vane attese, nacque Rita, accolta come un dono della Provvidenza. La vita di Rita fu intessuta di fatti prodigiosi, che la tradizione, più che le poche notizie certe che possediamo, ci hanno tramandato. Come in tutte le leggende c’è alla base senz’altro un fondo di verità.

Si racconta quindi che la madre molto devota, ebbe la visione di un angelo che le annunciava la tardiva gravidanza, che avrebbero ricevuto una figlia e che avrebbero dovuto chiamarla Rita. In ciò c’è una similitudine con San Giovanni Battista, anch’egli nato da genitori anziani e con il nome suggerito da una visione. Poiché a Roccaporena mancava una chiesa con fonte battesimale, la piccola Rita venne battezzata nella chiesa di Santa Maria della Plebe a Cascia.

Alla sua infanzia è legato un fatto prodigioso

Dopo qualche mese, i genitori, presero a portare la neonata con loro durante il lavoro nei campi, riponendola in un cestello di vimini poco distante. E un giorno mentre la piccola riposava all’ombra di un albero, mentre i genitori stavano un po’ più lontani, uno sciame di api le circondò la testa senza pungerla. Anzi alcune di esse entrarono nella boccuccia aperta depositandovi del miele. Nel frattempo un contadino che si era ferito con la falce ad una mano, lasciò il lavoro per correre a Cascia per farsi medicare. Passando davanti al cestello e visto la scena, prese a cacciare via le api e qui avvenne la seconda fase del prodigio. Man mano che scuoteva le braccia per farle andare via, la ferita si rimarginò completamente. L’uomo gridò al miracolo e con lui tutti gli abitanti di Roccaporena, che seppero del prodigio.

Rita crebbe nell’ubbidienza ai genitori, i quali a loro volta inculcarono nella figlia tanto attesa, i più vivi sentimenti religiosi. Visse un’infanzia e un’adolescenza nel tranquillo borgo di Roccaporena. Qui la sua famiglia aveva una posizione comunque benestante e con un certo prestigio legale, perché a quanto sembra ai membri della casata Lottius, veniva attribuita la carica di ‘pacieri’ nelle controversie civili e penali del borgo. Già dai primi anni dell’adolescenza Rita manifestò apertamente la sua vocazione ad una vita religiosa, infatti ogni volta che le era possibile, si ritirava nel piccolo oratorio, fatto costruire in casa con il consenso dei genitori. Oppure correva al monastero di Santa Maria Maddalena nella vicina Cascia. Dove forse era suora una sua parente.

ECCO LA CASA DOVE E’ NATA E CRESCIUTA SANTA RITA

Promessa in matrimonio

Frequentava anche la chiesa di Sant’Agostino, scegliendo come suoi protettori i santi che lì si veneravano, oltre San Agostino, San Giovanni Battista e Nicola da Tolentino, canonizzato poi nel 1446. Aveva tredici anni quando i genitori, forse obbligati a farlo, la promisero in matrimonio a Fernando Mancini, un giovane del borgo. Era conosciuto per il suo carattere forte, impetuoso, perfino secondo alcuni studiosi, brutale e violento.

 

Rita non ne fu entusiasta, perché altre erano le sue aspirazioni. In quell’epoca il matrimonio non era tanto stabilito dalla scelta dei fidanzati, quando dagli interessi delle famiglie. Pertanto ella dovette cedere alle insistenze dei genitori e andò sposa a quel giovane ufficiale che comandava la guarnigione di Collegiacone, del quale “fu vittima e moglie”, come fu poi detto. Da lui sopportò con pazienza ogni maltrattamento, senza mai lamentarsi. Chiedendogli con ubbidienza perfino il permesso di andare in chiesa. Con la nascita di due gemelli e la sua perseveranza di rispondere con la dolcezza alla violenza, riuscì a trasformare con il tempo il carattere del marito e renderlo più docile. Un cambiamento che fece gioire tutta Roccaporena, che per anni ne aveva dovuto subire le angherie.

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