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‘Impresentabili’, De Luca tra i 16 Renzi: Antimafia non si usa cosi’

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 Roma, 30 mag. – Finisce conVincenzo De Luca, uno dei 16 ‘impresentabili’, che anticipa una denuncia per Rosy Bindi e mezzo Pd, Matteo Renzi in testa, che si scaglia contro la presidente dell’Antimafia, accusata di aver usato la commissione per vendette personali.

E’ il giorno dello showdown sulla black list delle candidature alle Regionali e si scatena la polemica, giusto nell’ultimo giorno di campagna elettorale.

“Durante la discussione delle elezioni regionali in molti si sono concentrati sui problemi dei candidati cosi’ dettiimpresentabili. Mai visto un dibattito cosi’ autoreferenziale e lontano dalla realta’”, taglia corto Matteo Renzi.“Sono pronto a scommettere – ribadisce il segretario Pd – che come tutti sanno ma nessuno ha il coraggio di dire nessuno di questi candidati, nessuno verra’ eletto”. Poi, passa al contrattacco: “Noi siamo il Pd e il Pd sul tema del rispetto della lotta contro la corruzione non fa sconti a nessuno”. E se De Luca e Bindi “se la vedranno in tribunale”, il segretario Pd avverte che “l’Antimafia non deve essere usata in maniera strumentale, perche’ la mafia non e’ tema da campagna elettorale.
  L’antimafia e’ un valore che appartiene a tutti e non deve essere usata per questioni interne a un partito”.

I candidati sotto la lente sono 16: secondo l’Antimafia non hanno i requisiti previsti dal codice di autoregolamentazione approvato dai partiti. Quattro si presentano in Puglia (i loro sono stati anticipati gia’ martedi’), gli altri dodici in Campania. Tra questi ultimi c’e’ il candidato governatoreVincenzo De Luca.

“Rientra tra i compiti della commissione Antimafia l’attivita’ complicata e impegnativa” di controllo dei candidati alle elezioni, ha detto la presidente della commissione, Rosy Bindi. “Nessuna ingerenza con la campagna elettorale – ha aggiunto – non e’ nostro interesse. Noi diamo solo una fotografia, un dato di chiarezza”. Anzi, il codice di autoregolamentazione votato da tutti i partiti “non dichiara la incandidabilita’ o la ineleggibilita’ dei candidati” e “se non l’avessimo fatta saremmo stati inadempienti”, ha aggiunto.
  “Abbiamo voluto dare ai cittadini, che non possono accedere come noi a certi dati, una fotografia sulla qualita’ dei candidati”, ha detto ancora.

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“Il Pd rimarra’ unito e non si fara’ danneggiare dai rancori personali”, chiarisce David Ermini, responsabile Giustizia della segreteria nazionale PD, spiegando che “la Bindi ha raggiunto il suo obiettivo: un lavoro fatto male e gestito peggio che entra a piedi uniti nella competizione elettorale”.

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