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In occasione delle festività natalizie, il Vescovo Depalma porge insieme ai suoi auguri una dedica particolare, chiedendo soprattutto alle persone dall’animo generoso e ribelle di farsi valere.

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 Contiene una dedica particolare il messaggio che il Vescovo di Nola, Beniamino Depalma, ha rivolto ai suoi fedeli per queste festività natalizie. Una dedica ai “cuori generosi e ribelli”, come recita già nel titolo; a coloro che padre Beniamino individua come primi capaci di rispondere alla puntuale chiamata del Santo Natale come alle esigenze critiche, a volte drammatiche, che il nostro tempo ci impone. Di seguito il testo integrale del messaggio:

 “Chiesa di Nola, terra bella e ferita che sei ogni giorno di più nel mio cuore insieme speranzoso e inquieto: buon Natale! Dio, scegliendo il disegno folle e prodigioso dell’Incarnazione nel Figlio Gesù, indica oggi a noi, umanità confusa ma non perduta, la strada del coraggio, della passione, dell’amore rivoluzionario, della ribellione pacifica contro ogni ingiustizia e sopruso. Nel giorno che il Bambinello illumina con il suo volto innocente e profetico, voglio pregare con voi, con tutte le mie forze, perché le forze migliori del nostro territorio lascino convenzioni e finte certezze, abbattano le barriere che difendono lo status quo e uniscano le loro forze per un lavoro degno, per l’innovazione, il merito, il futuro e la libertà.

E due sono le grandi risorse a cui guardo con profonda fiducia perché sappiano tradurre il segno dell’Incarnazione nel vissuto del nostro tempo: gli imprenditori e i giovani. Sono loro ad avere tra le mani i talenti morali, cognitivi e materiali per alzare il tiro, fare un passo avanti, mettersi all’inizio della cordata. “Dà fastidio che si parli di etica ¬- dice il Papa nella Evangelii Gaudium parlando degli imprenditori -, dà fastidio che si parli di solidarietà mondiale, dà fastidio che si parli di distribuzione dei beni, dà fastidio che si parli di difendere i posti di lavoro, dà fastidio che si parli della dignità dei deboli, dà fastidio che si parli di un Dio che esige un impegno per la giustizia La vocazione di un imprenditore – continua Francesco – è un nobile lavoro, sempre che si lasci interrogare da un significato più ampio della vita; questo gli permette di servire veramente il bene comune”.

Parole forti, che impegnano chi oggi fa impresa a tirare fuori dal cassetto, con audacia, idee e progetti riposti da tempo. A mettersi in rete, giocare di squadra, sfidare burocrazia e malapolitica, a scansare furbizie a danno dei lavoratori. Gli imprenditori assumano con decisione la responsabilità delle nuove generazioni, senza aspettare concessioni e una “mano da Roma”. Ormai non si può più perdere un minuto. Non è certo facendo calcoli ragionieristici che Dio ci ha donato il Figlio. Un appello altrettanto forte lo rivolgo ai giovani delle nostre città. “I giovani – è ancora il Papa che parla – ci chiamano a risvegliare e accrescere la speranza, perché portano in sé le nuove tendenze dell’umanità e ci aprono al futuro, in modo che non rimaniamo ancorati alla nostalgia di strutture e abitudini che non sono più portatrici di vita nel mondo attuale”.

È vero, e ciò richiede uno scatto di protagonismo delle nuove generazioni. I giovani, guardando il Bambinello nato senza privilegi e senza garanzie, trovino finalmente l’ardore per prendere la vita con le proprie mani. Le certezze del passato sono svanite, “raccomandazioni” e “segnalazioni” sono solo il fumo venduto in sempre più sterili campagne elettorali: oggi contano percorsi formativi concreti e ben finalizzati, apertura mentale, passione per la conoscenza, curiosità, dinamicità, flessibilità, buone e innovative idee che gli adulti non sanno ancora vedere perché poco propensi a gettare lo sguardo nel futuro. Riscoprite vocazioni e talenti, coltivateli come Maria e Giuseppe coltivarono il piccolo Gesù, con costanza e amore.

Non disdegnate il pane duro di lavori faticosi ma onesti e utili, allo stesso tempo non rinunciate a progetti belli e ambiziosi. Cosa c’entra tutto ciò con il Natale? È mio dovere, è parte integrante della mia missione di pastore, narrare senza sosta il mistero grande dell’Incarnazione, del Dio che si fa uomo attraverso suo figlio Gesù. Un Dio che entra nel corpicino di un bambino già consegnato, nei disegni divini, alla Croce della Redenzione! Quanta irrazionalità! Che monumentale sfida alle nostre imperturbabili certezze, alla nostra ferrea logica del “due più due”! Chi di noi, se fosse Dio, penserebbe di redimere il mondo non tirando le fila dall’alto come un burattinaio, ma facendosi Carne e condividendo su una Pelle vera, non artificiale, le gioie e le sofferenze di ogni creatura?

È questa la sfida cui ci chiama il Natale, e chiama in modo particolare – mi ripeto – imprenditori e giovani, custodi di quei doni che possono segnare la nostra rinascita. Se è vero che nostro vanto è proprio questo Padre imprevedibile, partecipe, ribelle e generoso, allora dobbiamo trarne le conseguenze: siamo chiamati anche noi allo stesso scatto di coraggio e di amore del nostro Dio. Del coraggio, della fantasia, dell’irrazionalità, della follia e della ribellione di Dio e dei suoi figli ha sete più che mai questo tempo. Abbiamo bisogno di uomini e donne che sradichino quei paletti rigidi che impediscono innovazione e opportunità.

 Ne abbiamo bisogno in famiglia, nelle relazioni, nella Chiesa. Ma in modo speciale, nel nostro Sud, ne abbiamo bisogno nell’ordine economico, sociale e politico.Tutti noi sappiamo di avere al nostro fianco un Padre che non si indispettisce affatto quando vede in noi brio, creatività, sana irriverenza, un filo di pazzia. Anzi: Dio sorride a coloro che osano usare la Sua logica illogica. Non è arrancando e dimenandoci nella mediocrità che rinasceremo. Rinasceremo se la forza profetica del Padre e del Figlio albergherà in noi e troverà in testimonianza in gesti concreti, pacificamente rivoluzionari, sfrontatamente coraggiosi”.

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