Quotidiano di informazione campano

Informazione Radiotelevisiva

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Abbiamo più volte parlato della miope politica del Governo nel tagliare in modo  lineare i contributi ai settori più deboli della società senza considerare il danno che  tale politica produce in termini di equilibrio dellassetto democratico, occupazione e mancato sviluppo dei mercati. Da questo punto di vista, labrogazione delle provvidenze riservate alleditoria radiotelevisiva è una idiozia , ma sarà molto difficile, con questo Governo,   reintrodurre un provvedimento riparatore.   <?xml:namespace prefix = o ns = “urn:schemas-microsoft-com:office:office” />

 

Ciò per dire che la REA è chiamata ad una durissima battaglia per la difesa di ciò che rimane per garantire lesistenza delleditoria radiotelevisiva locale non di partito. La posizione del Governo è chiarissima. Mettere ancora una volta le emittenti in grave difficoltà  economica per sopprimerne più che può. Ha disposto un ulteriore sostanzioso taglio di 30 milioni di euro, a decorrere dal 2013 (D.L. 95 del 6 luglio 2012, art. 7 comma 11). Non vengano a raccontarci che lItalia si salva dalla crisi economica con i tagli a carico delle emittenti locali!  Né potrebbero recuperare molti di più di milioni di euro dal Cinghialone, Lusi, Penati .e tanti altri !!!! I tagli del Governo alle emittenti locali, invece, né siamo convinti, hanno un sapore  molto, ma molto sottile in quanto colpiscono a morte un settore delicato dello Stato, quello radiotelevisivo, che garantisce pluralismo e libertà dinformazione protetti dalla Costituzione. Questi tagli sono un attacco a centinaia di piccole imprese editoriali che svolgono una funzione sociale inestimabile attraverso luso di quelle famose frequenze  che vogliono dare alle Telecoms-Bank per fare affari ed esercitare il Potere mediatico in modo subdolo.    Questi sistematici, ingiustificati tagli, sono il proseguimento di una programmata congiura del passato Governo, di quello attuale e delle Telecoms-Bank contro le  libertà cosituzionali. 

 

Vi raccontiamo qualche piccolo ma significativo particolare. Proprio in questi ultimi anni  di tribolazione economica e finanziaria relative ai provvedimenti fiscali,  è puntualmente intervenuta <?xml:namespace prefix = st1 ns = “urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags” />la Commissione Europea sullItalia per chiedere una revisione degli aiuti a determinati settori. Tra i settori coinvolti, aeroporti, cinema, banda larga, imprese in difficoltà. Sono state pubblicate anche le bozze dei documenti di revisione delle regole in materia di Servizi di Interesse Economico Generale (SIEG).  La Commissione europea ha molto apprezzato il contributo delle Autorità italiane elaborato dal Dipartimento Politiche Europee, ma la nostra esperienza ci dice che quando da quella parte arrivano gli apprezzamenti non cè da stare tranquilli. Nella lista pubblicata lanno scorso dal Governo italiano (se non è stata modificata ultimamente) non risulta  lesclusione dagli aiuti di Stato al settore radiotelevisivo, però dal 2010, con leggi di efficacia retroattiva,  stiamo registrando continui tagli, ieri, effettuati da Berlusconi, oggi da Monti. Come mai? A qual fine? Le risposte la abbiamo già evidenziate, inutile ripetersi.

 

Anche sul piano normativo le cose non vanno bene. Il Governo continua ad ignorare  che esiste la urgentissima necessità di rivedere i Regolamenti radio e tv, ma fa finta di nulla anche di fronte agli scandali più clamorosi come quelli scoppiati lanno scorso in Campania e questanno in Puglia per le televisioni (fatturati falsi e contributi previdenziali evasi per milioni di euro).

 

Riguardo ai contributi radio, poi, abbiamo notato che il ministero ha inasprito la sua posizione rispetto al principio del Regolamento relativo alla compensazione tra debito e credito su una precisa presa di posizione dellAutorità che, tra laltro, non avrebbe competenza in materia.  

 Pertanto, è necessario stare allerta e rispettare la normativa per non cadere nella trappola degli esclusi che ha come obbiettivo di cogliere le emittenti in fallo per  indebolirle e fiaccarle estromettendole dal contributo che, lo ricordiamo, non è un regalo ma un diritto di legge previsto dal  

 

Decreto Legge n. 323/93, articolo 10, secondo il quale le imprese editoriali radiotelevisive, svolgendo un servizio pubblico possono beneficiare di parte del canone incassato dal servizio pubblico; cioè della RAI.  

 

Ai signori Professori del Governo,  deboli di memoria, vogliamo ricordare, per non dimenticare,  quanto è scritto in quella legge:

 

Art. 10 del D.L. 323 del 27 agosto 1993, convertito in legge 422/93

 

Entro  sei  mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il Governo emana un regolamento con decreto  del  Presidente  della  Repubblica, su proposta del Ministro delle

comunicazioni,  di  concerto  con  il Ministro del tesoro, del bilancio  e della programmazione economica, sentiti il Garante per la radiodiffusione    e   l’editoria   e   le   competenti   commissioni parlamentari,  per  la definizione di nuovi criteri di determinazione dei canoni di concessione per la radiodiffusione e per la definizione di  un  piano  di interventi e di incentivi a sostegno dell’emittenza televisiva  locale  e  dell’emittenza radiofonica locale e nazionale, prevedendo  a tale scopo l’utilizzazione di una parte non inferiore a tre  quarti  delle  quote di competenza delle amministrazioni statali del  canone  di  abbonamento  alla radiotelevisione, e degli introiti equiparati al canone determinato ai sensi dell’articolo 4 della legge 25 giugno 1993, n. 206.

 

A tale scopo la REA sta conducendo una battaglia nazionale per il rispetto di quel diritto e di altri  diritti costituzionali costantemente violati da sottoporre allattenzione del Capo dello Stato.

 

Non è più possibile andare avanti in questo modo. Il Capo dello Stato, in qualità di garante dei diritti costituzionali, deve dirci la sua. Deve dirci, chiaro e tondo, se la Carta costituzionale è ancora valida o è un dolce ricordo del passato oppure non è valida durante le crisi economiche. 

 

Queste sono le ragioni per cui abbiamo deciso di costituire il Movimento per la Difesa dei Diritti Costituzionali. Al Movimento possono aderire tutte le emittenti anche quelle non iscritte REA per far fronte comune su problemi comuni e irrinunciabili nella consapevolezza che uniti si vince, isolati si perde. Pertanto, se non lhai ancora fatto, aderisci al Movimento inviando una mail  a info@reasat.it  scrivendo ADERISCO AL MOVIMENTO. Le tue critiche e le tue idee saranno trasformate in preziosi suggerimenti che andranno ad arricchire le nostre legittime rivendicazioni.

 

Rientrando nello specifico della normativa per la richiesta dei contributi a fondo perduto da erogare alle emittenti radiofoniche, il 15% del monte contributi globale, come da Legge 448/01 e relativo Regolamento, decreto interministeriale n. 225/01, ne hanno diritto le imprese a carattere commerciale e comunitario con due soglie di erogazione.  La prima soglia viene erogata con un contributo base  a tutte le emittenti commerciali e comunitarie.  La seconda soglia prevede un contributo maggiorato unicamente erogato alle emittenti ammesse alle provvidenze editoria dellanno precedente (2011).

 

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