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Internet a 30 Mega, il piano nazionale

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La banda ultra larga parte dal Sud. Quale banda larga? Non quella che Fastweb e Telecom Italia hanno annunciato di voler realizzare nelle grandi città capoluogo. Parliamo, invece, del piano per lInternet superveloce lanciato dal Ministero dello Sviluppo per le aree dove il mercato non è interessato ad investire. Città comunque importanti, scuole, ospedali, tribunali che saranno collegati ad una velocità superiore a 30 Megabit.

Si parte dalla Campania. Nel giro di poche settimane sarà seguita da Molise e Sicilia, poi dalla Calabria e infine dalla Basilicata. E non è lunica novità, perché in contemporanea è partito anche il Piano nazionale per eliminare il divario digitale (digital divide) in quelle zone, sparse a macchia di leopardo lungo tutta la penisola, che ancora lasciano 2,65 milioni con una connessione inferiore a 2 Megabit.

«I bandi sul digital divide – spiega in questa intervista con il Messaggero.it Roberto Sambuco, capo del Dipartimento per le Comunicazioni del ministero dello Sviluppo (su Twitter @robertosambuco) – sono stati avviati. Per Lazio, Liguria e Marche i fondi arrivano a 15,7 milioni di euro si raggiungeranno 240.000 persone ora scoperte. Al programma hanno aderito tutte le regioni italiane, le gare sono in corso di pubblicazione e arriveranno entro lestate. Entro la fine del 2014 il problema sarà risolto».

La Campania invece fa da apripista sulla banda ultralarga. Questa volta è in Nord ad essere in ritardo?

«Per rispondere, devo fare un passo indietro. Per la banda ultralarga si utilizzano i fondi strutturali europei, i cosiddetti Fers. Quelli del settennato 2007-2013 ammontavano per lItalia a 54 miliardi complessivamente. Ne sono stati spesi finora solo 18. La ragione è che liter per avvalersene è complesso e le Regioni, che devono anche co-finanziare i progetti e non sempre hanno le risorse, non riescono a sfruttare questo potenziale. Per superare queste difficoltà si è deciso di lanciare un Piano nazionale, già autorizzato dalla Ue. Così diamo alle Regioni un progetto chiavi in mano. Le prime a rispondere positivamente sono state Basilicata, Calabria, Molise, Sicilia e la Campania che parte per prima: il bando è da ieri sulla Gazzetta Ufficiale».

Quali risorse sono disponibili?

«Il piano nazionale stanzia 387 milioni. La Campania ha aderito con 122 milioni e ha scelto il modello a incentivo. Lo preferiamo per due ragioni: i privati che presenteranno le offerte entro il 23 settembre, dovranno garantire un co-finanziamento di almeno il 30% con un effetto moltiplicatore sui fondi che salgono a circa 160 milioni. Chi vincerà la gara, diventerà proprietario delle linee ma dovrà comunque metterle a disposizione degli altri operatori in base alle regole stabilite dallAuthority Comunicazioni. Inoltre se supererà gli obiettivi di redditività del business plan, dovrà re-investire leccedenza in nuove linee, con un ulteriore effetto virtuoso moltiplicatore».

Che impatto vi aspettate da questa operazione?

«Molto concreto. Infatti interveniamo dove il mercato, da solo, non basta. Ma mentre nel caso del digital divide si tratta di zone per lo più remote, nel caso della banda ultralarga si tratta di aree comunque importanti. In Campania significa collegare almeno 700.000 unità immobiliari ad almeno 30 Mega. È considerato titolo premiante, ai fini della gara, inserire nel piano anche edifici come scuole, tribunali, ospedali».

Gli altri bandi quando arriveranno?

«Entro le prossime due settimane, arriveranno i bandi per Molise e Sicilia. A seguire la Calabria e poi la Basilicata».

La banda larga porta servizi e sviluppo. Il piano si può allargare?

«Per ora abbiamo messo in campo 387 milioni che integrati dal contributo dei privati salgono a quasi 500 con la possibilità di portare la connessione a 30 Mega ad almeno 4 milioni di unità immobiliari. Lintervento che facciamo in queste regioni è uno dei più importanti in Europa in questo momento. Non solo è replicabile ma noi puntiamo a estendere questo modello con larrivo dei nuovi fondi europei del piano 2014-2020 in corso di definizione. Si parla di circa 50 miliardi per lItalia e vi è una forte spinta per inserire lAgenda digitale nelle aree dintervento. Lo potranno così utilizzare anche le Regioni del Nord che avevano già impegnato i precedenti fondi. Si tratta di infrastrutture decisive e stiamo tentando di convincere le Regioni che ancora non lhanno fatto, a partecipare al piano destinato a dare una forte spinta allo sviluppo».RADIO PIAZZA CAMPANIA

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