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Ior, tornano i 23 milioni congelati

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Dopo la inchiesta della Procura di Roma, avviata nel 2010, e l’introduzione da parte della Santa Sede di un sistema vigilanza finanziaria, rientrano i fondi trasferiti a una filiale della Deutsche Bank.

Lo Ior rientra in possesso, dopo quattro anni, di 23 milioni di euro che erano stati bloccati a seguito di un’inchiesta avviata dalla procura di Roma nel 2010 proprio sulla banca vaticana. Il conto era presso il Credito Artigiano, poi assorbito dal Credito Valtellinese, e ora quelle risorse sarebbero state trasferite dallo Ior in Germania, presso una filiale della Deutsche Bank.

Dopo alcune anticipazioni di stampa, la notizia è stata oggi confermata dallo stesso Istituto per le Opere di Religione. «Il rimpatrio dei fondi è stato ora reso esecutivo – spiega la banca guidata da Jean-Baptiste de Franssu – anche per effetto dell’introduzione da parte della Santa Sede, avvenuta nel 2013, di un solido sistema di prevenzione e contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo, e di vigilanza. Sistema riconosciuto dal Comitato Moneyval del Consiglio d’Europa nel dicembre 2013. La Santa Sede ha inoltre rafforzato la sua collaborazione a livello internazionale con Paesi come Italia, Germania, Stati Uniti e Regno Unito stipulando diversi accordi bilaterali».

L’operazione è valutata dallo Ior, secondo quanto si apprende, molto positivamente. «Un segnale importante», lasciano trapelare dal Torrione Niccolò V, perché pur non trattandosi di una somma rilevante comunque la decisione riapre i canali di operatività con l’Italia.

I fondi in questione erano stati bloccati nel settembre del 2010 per effetto di alcune misure preventive introdotte dalle autorità italiane. Il sequestro preventivo era poi stato revocato nel giugno 2011, sebbene i fondi sono rimasti vincolati a causa di irrisolte questioni connesse all’adeguata verifica (cosiddetta «customer due diligence»). Ora lo Ior ha reso noti i clienti che facevano capo a quel conto. Si tratterebbe di rimesse di istituzioni ecclesiastiche e dunque non estranee al core business della banca vaticana.

La vicenda dei 23 milioni di euro, sequestrati su richiesta della Procura di Roma nel 2010, è anche al centro di un processo che vede imputati l’ex direttore generale dello Ior, Paolo Cipriani, e il suo ex vice, Massimo Tulli, per violazione delle norme antiriciclaggio. Il 2 dicembre prossimo il procedimento dovrebbe entrare nel vivo.

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