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IoT e sicurezza alimentare

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Dopo sei mesi di intensa affluenza, a ottobre si è concluso Expo 2015. Come noto, il tema dell’edizione milanese dell’Esposizione Universale è stato l’alimentazione, affrontato anche da prospettive inedite come la tecnologia e lasicurezza alimentare.

Per sottolineare l’importanza che questi argomenti rappresentano per le tendenze del mercato del futuro, durante EXPO è stato istituito il Future Food District, l’area tematica dedicata a tecnologia e nutrizione, segno che concetti come “smart” e “Internet of  Things” non suonano più in maniera strana quando associati ad agricoltura e allevamento.

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In che modo l’Internet of Things può diventare un alleato della produzione alimentare? È bene dire che attualmente ci si muove all’interno del perimetro della sperimentazione. Presso il Politecnico di Milano è stato istituito un Osservatorioche studia l’Internet of Things, e che proprio in occasione di Expo ha pubblicato un’analisi sul tema, con alcuni dati interessanti per il mercato italiano. L’Osservatorio dell’Internet of Things del Politecnico di Milano sostiene che i benefici dello IOT consentono di ridurre fino al 40% l’uso di acqua nelle coltivazioni e il numero di trattamenti fitosanitari.

Durante EXPO sono stati inoltre introdotti due termini importanti che sono alla base della correlazione tra tecnologia e nutrimento: Smart Logistic e Smart Agricolture. Il primo si rivolge alla filiera alimentare per consentire di tracciare i prodotti e di monitorare alcuni parametri, come ad esempio la temperatura. Il secondo invece guarda più da vicino alla produzione in ambito ortofrutticolo e agricoltura controllata in serra, tramite l’utilizzo di sensori in grado di monitorare lo stress idrico delle piante, per migliorare l’accuratezza di prevenzione e la cura delle infezioni. Sempre l’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano ha sottolineato che introdurre queste soluzioni in ambito, ad esempio, vitivinicolo può portare a importanti vantaggi nella gestione di tutte le attività: irrigazione, trattamenti fitosanitari e fertilizzanti.

Questo garantisce una produzione sostenibile, con un basso impatto ambientale, ma anche un tempo di payback dell’investimento che per aziende di grandi dimensioni può essere ridotto fino a un anno, mentre per una piccola azienda di 5 ettari si parla di 3,5 anni.

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