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Irene Pivetti e lo scandalo mascherine: business o volontariato?

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L’ex presidente della Camera è indagata per 15 milioni di mascherine che non avrebbero certificazione importate dalla Cina. A prescindere dall’esito delle indagini noi vi proponiamo con Luigi Pelazza il suo colloquio con uomo che ha lavorato con lei. Che lascia almeno una domanda aperta

Irene Pivetti, ex presidente della Camera e presentatrice tv, è indagata da qualche giorno perché avrebbe importato dalla Cina tramite la sua società Only Italia 15 milioni di mascherine che non sarebbero non certificate. Lei, anche parlando con noi, respinge ogni accusa: “Il fornitore mi aveva detto che c’è un certificato, se non c’è sono parte lesa”.

Luigi Pelazza ci racconta di qualcun altro che si sente parte lesa in una complessa storia che la riguarda. È Andrea, la sua azienda si occupa da 50 anni di trasporti in tutto il mondo: “La Pivetti aveva acquisito una licenza per un treno dall’Italia per la Cina che non aveva nessuno, da Milano attraverso la Polonia e la Bielorussia”. Sembrava conveniente rispetto ai 50 giorni che servono per trasportare container via nave. Siamo nel settembre 2018.

Andrea racconta di aver incontrato Irene Pivetti a Milano: firmano un contratto, gli viene suggerito di avvalersi di un operatore ferroviario austriaco. Vengono spediti 40 container con 400mila euro di piastrelle. L’affare però non sarebbe andato a buon fine per mancanza di acquirenti. Andrea, dopo più solleciti, le fattura circa 20mila euro. Gli arriva una “contro fattura” da 50mila. La Only Italia ha sedi anche in Polonia e a San Marino, società che visitate dall’inviato sembrano essere, ad oggi, senza personale.

Andrea telefona oggi di nuovo, davanti al nostro Luigi Pelazza, a Irene Pivetti. Concordano un appuntamento a Milano: Andrea chiede il pagamento delle spese sostenute. “Ciascuno si tiene le sue perdite” gli replica l’imprenditrice e il contratto tra le parti, effettivamente, è molto ambiguo. Intanto altri affari in Cina, puntando sul Made in Italy per Irene Pivetti invece andrebbero bene.

Arriva la proposta: “Se lei resta interessato al treno, io adesso le dico con un certo cinismo che volevo sfruttare il coronavirus anche per questo perché adesso che han chiusi i voli. Io ho già scritto: ‘Caro distretto di Qingbaijiang, visto che i voli non vengono, ti mando treni di mascherine e di materiale sanitario…’ Se lei ha piacere di tornare in gioco, io sono contenta”.

Questo incontro avviene il 28 febbraio 2020, quando l’infezione stava per partire per tutti. Pivetti dice: “Sì, sì, stiamo correndo come matti perché questa emergenza del virus ci ha fatto cambiare mestiere in un certo senso. Ci siamo dovuti buttare tutti su questa faccenda qui che per carità, devo dire, è anche molto interessante dal punto di vista economico”. “Per le cose che servono per l’emergenza?”, chiede Andrea. “Sì, esattamente. Non è male visto che tutto il resto dell’attività è ovviamente sospeso fino a nuovo ordine”, gli risponde Irene Pivetti.

Queste frasi sembrano stridere con quello che dice in tv: “Noi stiamo facendo in forma volontaria, con le persone attorno alla nostra azienda, un supporto alla Protezione civile esattamente per acquisire mascherine sui mercati internazionali”. Insomma: si tratta di un business, seppur legittimo, o di volontariato?

“Questa parte medica è stata un po’ una scoperta” dice Irene Pivetti ad Andrea. “Penso di mantenerlo come un settore permanente così da poter rifornire l’Europa… Credo che sarà ‘un mondo’ perché quello che mi aspetto dopo questo virus è che ci sia una crescita proprio in questi settori…”. “…Deve essere anche un bel business insomma…”, interviene Andrea. “Esattamente, sì”, risponde Pivetti.

Nessuna condanna, ripetiamo, è il lavoro di un imprenditore. “La Protezione civile italiana ci ha chiesto delle cose… vediamo un po’”, prosegue l’imprenditrice con Andrea, “se le prendono io sono molto contenta…”. “Io aggiungo… non so… 15 centesimi per prodotto, giusto per avere un margine”. Moltiplicandolo per le 15 milioni di mascherine richieste a Irene Pivetti dalla Protezione civile verrebbe un guadagno di 2 milioni e 250 mila euro. Una cifra difficile da accompagnare alla parola “volontariato”.

Come finirà con le fatture di Andrea? “Trovo estremamente scorretto aver mischiato una vicenda di business che nulla c’entra con l’emergenza del coronavirus”, ci dice Irene Pivetti, che dà la propria versione di quanto accaduto con il treno delle piastrelle.

E lo scandalo mascherine? “Abbiamo ricevuto un prodotto sulla carta molto buono. Dentro alcuni di questi cartoni c’erano delle confezioni non conformi. Quando mi hanno contestato dicendo che questo marchio non è regolare. Dico, ma queste non sono mica mie… erano le mie… Qualcuno là le ha scambiate. Io infatti ho contestato la partita”. Le indagini chiariranno se ha ragione o meno.

A noi rimane una domanda: ci ha guadagnato oppure no? “Sulla Protezione civile io non guadagno, copro i costi”. E quando ha detto ad Andrea? “Io aggiungo non so 15 centesimi per prodotto, giusto per avere un margine” o “io adesso le dico con un certo cinismo che volevo sfruttare il coronavirus anche per questo”.

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