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Italicum Patto del Nazareno, Renzi: “Non ho bisogno mandato direzione”

E' durato circa un'ora e mezza il faccia a faccia tra il premier e Berlusconi

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Siamo nel momento più delicato della legislatura perché stanno venendo al pettine tutti insieme – ed è frutto della scelta che abbiamo fatto – i principali nodi di decisione politica. E vengono insieme al pettine in un momento rilevante per la politica internazionale” dice Renzi in direzione Pd.

“Abbiamo bisogno di calibrare con attenzione i passaggi del calendario politico che è ricco di occasioni ma anche di difficoltà. E’ evidente a tutti che nessuno considera la legge elettorale il principale problema con cui gli italiani vanno a dormire e con cui si svegliano. Ma è il pin del telefonino, la password del pc per dire che si fanno le cose sul serio” aggiunge Renzi.

“Non credo di aver bisogno di un mandato esplicito della direzione” sulle modifiche alla legge elettorale, “perché credo che la legge che sta emergendo garantisce a mio giudizio tutti gli obiettivi che ci eravamo dati” dice sempre Renzi. “Ho deciso di tornare in direzione” dopo l’incontro sulla legge elettorale “perché tutti i passaggi li abbiamo fatti in direzione, indipendentemente che stasera si decida di ratificare la mia relazione con un voto o meno. Se non votiamo non cambia niente perché la direttrice di lavoro è esattamente nel solco dei mandati avuti”.

ALTRI PASSAGGI DELL’INTERVENTO DI RENZI
“In queste ultime ore si è registrato un elemento di novità importante: il tentativo di concludere rapidamente il percorso della legge elettorale portando tutte le forze firmatarie del patto del Nazareno ad accettare una calendarizzazione che definire accelerata vien da ridere visto che si è bloccati su questo da un anno, ma che è un elemento importante da sottolineare” le parole di Renzi in direzione Pd.

L’Italicum è “un passo storico in linea con la storia del Pd perchè si definisce un vincitore, una lista vincitrice. In questo modo diventiamo istituzionalmente un partito comunità che non solo punta alla maggioranza del paese ma maggioranza e minoranza trovano un modo di rispettarsi e stare insieme e indipendentemente dal concetto di disciplina interna” sottolinea Renzi.

Sulla legge elettorale “si è trattato di stringere”: con Forza Italia “siamo d’accordo che se in sede di voto non su tutto saremo d’accordo, andremo comunque avanti consapevoli che questa legge elettorale consente governabilità e rappresentanza”.

“Sul tema del premio di maggioranza alla lista c’è qualche perplessità di Forza Italia che rispettiamo”.

“Io mi sono mosso sulla linea del mandato ricevuto e credo che sia stato fatto un passo avanti anche rispetto alle voci meno favorevoli. Non riconoscerlo è possibile, ma difficile. E credo che ora bisogna stringere e chiudere”. Così Matteo Renzi – dicendosi “orgoglioso del modello dell’Italicum ” – è intervenuto in direzione facendo riferimento all’intesa raggiunta sulla riforma elettorale

Grillo, su l.elettorale e Quirinale pronti a dialogare  – “Quello che fa Napolitano non mi interessa da parecchio tempo. Smentisce, non smentisce, sono parole vuote nel nulla cosmico”. Lo ha detto a Sky TG24 Beppe Grillo, a proposito delle possibili dimissioni del Capo dello Stato. Sulla legge elettorale, se ci fanno una proposta valida noi “siamo pronti a dialogare. Questo discorso vale anche per il Presidente della Repubblica: se è un nome al di fuori della logiche politiche, al di fuori delle carriere, discorsi o trame dei partiti politici”.

Inizierà martedì prossimo, 18 novembre, l’esame della riforma elettorale da parte della Commissione Affari Costituzionali del Senato. Lo ha deciso la stessa Commissione con l’astensione di M5s e il voto contrario di Francesco Campanella (ex M5s). Martedì la relatrice Anna Finocchiaro illustrerà il testo. Mercoledì e nelle giornate successive si svolgeranno una serie di audizioni, tra le quali quelle dei presidenti emeriti della Corte Costituzionale. Donato Bruno (Fi) ha chiesto che vengano auditi anche gli ex membri della Corte costituzionale che erano nella Consulta quando questa ha emesso la sentenza che ha dichiarato incostituzionale il “porcellum”. Quella sentenza infatti fu approvata a stretta maggioranza con otto voti contro sette.

Il punto. Renzi-Cav blindano intesa, distanze ma avanti insieme
(di Cristina Ferrulli e Yasmin Inangiray)

Le differenze restano ma la volontà politica di un lavoro comune “nell’interesse del paese”, inclusa la partita Quirinale, vince sulle distanze. Matteo Renzi e Silvio Berlusconi blindano il Patto del Nazareno e, pur lasciando irrisolti alcuni punti dell’Italicum, come l’assegnazione del premio e la soglia di sbarramento, confermano l’intesa “più solida che mai” anche in vista di prossimi passaggi cruciali. Una intesa di “sistema”, come viene definita in ambienti vicini all’ex premier e che soddisfa i due leader anche se lascia volutamente aperti alcuni punti, a cominciare da quelli relativi alla legge elettorale, che potranno essere definiti “strategicamente” nelle prossime settimane. Tanto che il Cav ai suoi fedelissimi avrebbe sintetizzato la situazione con una battuta: alcuni temi sono ancora aperti perche’ devono rimanere aperti. Dopo quasi due ore di vertice e un comunicato definito sia nel Pd sia in Fi “un capolavoro di equilibrismo”, sia Renzi sia Berlusconi possono mostrare i muscoli davanti alle rispettive minoranze.

Il premier ha dalla sua l’impegno, per lui prioritario, da parte di Forza di arrivare al via libera alla legge elettorale in Senato entro dicembre e alla riforma del Senato entro gennaio. Per il presidente del Consiglio il timing è fondamentale per chiudere “il tempo dei rinvii”, convinto che le distanze saranno appianate in commissione al Senato. Dal canto suo, Berlusconi incassa l’impegno a proseguire la legislatura fino al 2018 e a restare al tavolo delle trattative anche su altre partite, il Colle in primis. E su questi dossier Renzi, si ragiona in ambienti parlamentari, avrebbe garantito che non utilizzerà in nessun caso la politica dei “due forni”. Dopo una settimana di ultimatum e contro-ultimatum, con il patto del Nazareno sull’orlo della rottura, il segretario Pd ed il leader azzurro decidono di giurarsi fiducia reciproca. Troppo rischioso per entrambi dirsi addio: il premier sa che l’apertura di nuovi forni con M5S è troppo difficile mentre il Cavaliere non può permettersi di restare fuori dai giochi.

“Un percorso difficile ma significativo” si ammette nel comunicato finale dove si fissano i punti fermi e quelli ancora in discussione dell’Italicum, da oggi incardinato in commissione a Palazzo Madama. Renzi e il Cavaliere concordano sulla soglia per il premio di maggioranza al 40 per cento, rispetto al 37% del testo votato alla Camera, e l’ex premier cede “sulle preferenze dopo i capilista bloccati in 100 collegi”. Berlusconi potrà però rivendicare la “schiena dritta” chiesta da Raffaele Fitto per non aver ceduto oggi sul premio alla lista e sulla soglia di sbarramento. Il Cavaliere, a quanto si apprende, avrebbe condizionato la soglia del 3 per cento al premio alla coalizione e non alla lista. Nella nota congiunta si prende, infatti, atto delle “differenze” e si rinvia ai lavori parlamentari la soluzione dei nodi. Ma il premier ai suoi spiega che prevarrà l’accordo sul premio alla lista e la soglia di sbarramento al 3 per cento, definiti nel vertice di maggioranza. D’altra parte i numeri in commissione a Palazzo Chigi sono dalla parte della maggioranza. Ed infatti Angelino Alfano esulta per un “incontro ottimo”. Ma per oggi il Cavaliere può dimostrare di non aver ceduto e soprattutto di essere ancora al centro della partita.

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