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Italicum: primo si’ al testo, scontro su preferenze. Napolitano “riforme subito”

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Roma, 25 gen. – La commissione Affari costituzionali della Camera approva il testo base della riforma della legge elettorale, comprese le fatidiche tabelle con i collegi, nodo peraltro ancora da sciogliere. A favore hanno votato Pd, FI, Sc e Ncd. Assente Sel, contrari M5S e Lega. Il termine per gli emendamenti e’ fissato per lunedi’ alle 13.
  Cosi’, le trattative sulla legge elettorale vanno avanti senza sosta, sia tra le forze che hanno stretto l’accordo per la riforma sia dentro il Partito Democratico, dove si registrano i maggiori malumori. Oggi Denis Verdini ha incontrato, nella sede FI, la responsabile Riforme Pd, Maria Elena Boschi. Oggetto del faccia a faccia, le fibrillazioni nel Pd che destano non poche preoccupazioni in Forza Italia: si chiedono garanzie sulla tenuta dell’accordo Renzi-Berlusconi, e sul fatto che, ne’ in commissione ne’ in Aula, vi siano colpi di mano. Cioe’ le preferenze. Ed arriva dallo stesso Matteo Renzi la garanzia che di preferenze non se ne parla: “Rinunciamo a tutto perche’ mancano le preferenze e andiamo paradossalmente a votare con una legge che prevede le preferenze in circoscrizioni enormi? Io – dice ancora a Virus su Rai Due – sono di quelli che quando c’e’ da prendere i voti la faccina la metto fuori, bella o brutta che sia. Talvolta vinco, talvolta perdo. Trovo un po’ strano che persone che magari i voti non e’ che li abbiano sempre presi polemizzino su questo argomento, un pochino mi sembra pretestuoso”. La sinistra del Pd pero’ non e’ intenzionata a cedere davanti a un’intesa blindata. Nel corso di una riunione questa mattina tra i membri dem della commissione Affari costituzionali, che proseguira’ nel pomeriggio, l’area Cuperlo e’ tornata a porre il tema delle liste bloccate che, e’ la tesi a piu’ riprese sostenuta, vanno contro a un sentire piuttosto diffuso tra l’elettorato. Ma sulle preferenze si e’ aperto uno scontro anche dentro il governo, con il premier Enrico Letta favorevole e il ministro per i Rapporti con il parlamento, Dario Franceschini, nettamente contrario: “Sento il dovere morale di dire che oggi sarebbe un errore enorme reintrodurle”.
  Intanto, il relatore della legge elettorale in prima commissione alla Camera, Francesco Paolo Sisto, legge l’accordo tra Silvio Berlusconi e Matteo Renzi come un esautoramento del governo: “Sostanzialmente questa legge va oltre il governo e fa a meno del governo. Renzi e Berlusconi hanno cesellato un piccolo capolavoro istituzionale”.
  Ed e’ ancora Sisto a dirsi contrario a una delega al governo per risolvere la questione dei collegi: “Non sono d’accordo con chi sostiene che si debba affidare una delega al governo per i collegi, allungherebbe i tempi e sarebbe un modo per tornare indietro” Da piu’ parti arriva l’appello a migliorare il testo: “Quello che noi chiediamo, visto che stiamo modificando il tanto odiato porcellum, e’ di modificare la cosa piu’ odiata del porcellum”, spiega il vice presidente del consiglio Angelino Alfano: “il Parlamento dei nominati e le liste bloccate”, ha spiegato. Pier Ferdinando Casini ha ribadito che in Parlamento votera’ per le preferenze: “Il Parlamento non e’ un passacarte e potra’ migliorarla”.
  E qui e’ ancora Renzi a ribadire che “se qualcuno pensa di fare lo sgambetto all’accordo col voto segreto, la legislatura fallisce. Questa e’ l’ultima chance anche per i parlamentari.
  Io piu’ che fare l’accordo non posso. Se qualcuno pensa con il voto segreto di sgambettarlo non e’ che fanno un danno a me, fanno un danno a loro, perche’ la legislatura sostanzialmente vede il proprio fallimento. Poi che vada avanti o no dipende dal Presidente della Repubblica, ma certo che perdono la faccia”, sottolinea il segretario Pd.
  E non sara’ per caso allora se dall’altro contraente dell’accordo del Nazareno arrivano due importanti prese di posizione. “Piu’ il mio impegno e’ rivolto al bene del nostro Paese, piu’ incessante e odioso prosegue l’accanimento giudiziario nei miei confronti”, dice un Silvio Berlusconi che anche oggi, e “ancora una volta”, ribadisce che “non per questo verra’ meno il contributo che intendo offrire per dare all’Italia delle istituzioni che consentano finalmente una vera governabilita’”.

Ma il Cavaliere guarda anche dall’altra parte del tavolo e assicura che “dopo aver trovato nel Partito Democratico qualcuno con cui dialogare, speriamo che queste riforme che abbiamo previsto possano continuare”.
  Chi sa se sia questa la risposta allo sprone di Giorgio Napolitano che torna a dire che le riforme istituzionali devono essere approvate “al piu’ presto” per rendere il nostro ordinamento “piu’ idoneo a fronteggiare, nel contesto europeo, le nuove esigenze poste dalla crisi e dalle sfide della competizione globale”. Perche’, ricorda l’inquilino del Colle, e’ indispensabile “che ogni forza politica si impegni per offrire risposte adeguate ai complessi e scottanti problemi del lavoro e del disagio sociale, elaborando proposte coraggiose e sostenibili per un nuovo sviluppo nazionale, ricercando gli opportuni percorsi politici per realizzarle e ponendo sempre l’interesse generale del Paese al di sopra di qualsiasi condizione particolaristica”.

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