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Juncker gela il p siamo banda di burocrati”

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Roma, 5 nov. – Revisione al ribasso delle stime di crescita dell’eurozona e dito puntato sul debito pubblico italiano che potrebbe arrivare al picco di 133,8% nel 2015 nonostante le privatizzazioni ipotizzate dal governo.

La Commissione europea rende note in mattinate le previsioni d’autunno e gela le attese di ripresa che molti si aspettavano nella seconda parte dell’anno. Ma la vera doccia gelata per l’Italia arriva in serata con le parole del neo presidente della Commissione, Jean Claude Juncker indirizzate direttamente a palazzo Chigi: “Devo dire al mio caro amico Renzi che io non sono il presidente di una banda di burocrati, ma sono il presidente della Commissione europea, che e’ un’istituzione europea. Quindi invito tutti i primi ministri a rispettare la mia istituzione perche’ non siamo meno legittimati rispetto ad altri”. “Non mi e’ piaciuto – ha aggiunto – il modo in cui si sono comportati alcuni primi ministri dopo il summit – aggiunge riferendosi al presidente del Consiglio italiano e David Cameron – credevo che il Consiglio europeo fosse stato creato per risolvere problemi, non per amplificarli”.

L’apertura di credito di Bruxelles per la manovra italiana c’e’ stata, sottolinea Juncker, ma il giudizio della Commissione europea, che la scorsa settimana ha dato un primo via libera alla legge di stabilita’, sarebbe stato “completamente diverso” se, come dice Matteo Renzi, fosse dominata dai burocrati. “Se Barroso avesse ascoltato solo i burocrati, i conti dell’Italia sarebbero stati trattati in modo completamente diverso.

Queste critiche – ha aggiunto riferendosi alle dichiarazioni di Renzi alla fine del Consiglio europeo – sono superficiali”. “Nessuno dice che Juncker sia un tecnocrate, ma e’ bene per l’Italia e l’Europa che non dia troppo ascolto ai tanti tecnocrati che lo circondano”, e’ la risposta che il governo italiano affida a Sandro Gozi. “L’Europa, non solo l’Italia, paga le scelte passate dell’Unione, segnate da una fede cieca in automatismi di bilancio che hanno prodotto danni per tutti.
Non si esce dalla crisi con l’austerity. Prima i tecnocrati se ne rendono conto e meglio e’ per tutti: italiani, tedeschi o belgi che siano. E’ comunque da salutare con favore un po’ di sano confronto. E’ il segno della riscoperta della politica in Europa”, conclude il sottosegretario agli Affari europei.

Renzi, Italia sta giocando sua partita e segna dei gol

I fendenti sul piano politico si accompagnano ad una analisi anche delle previsioni sull’andamento dell’economia. Le nuove stime non si discostano da quelle indicate dal Def e il sottosegretario Graziano Delrio dice che “il governo conferma le sue previsioni” e aggiunge che “i dati sull’occupazione ribadiscono che una ripresa e’ in atto”.

Ma l’analisi e’ netta: il Pil italiano avra’ il segno meno davanti anche nel 2014, dice la Ue che conferma una flessione dello 0,4% per l’anno in corso. L’appuntamento con la ripresa e’ quindi rinviato al 2015, quando Bruxelles prevede un aumento dello 0,6%, per rafforzarsi nel 2016 con un +1,1%.
Nelle precedenti previsioni economiche di primavera, la Commissione stimava un Pil positivo gia’ quest’anno.
La Commissione parla quindi di “ripresa fragile” rinviata al 2015 e aggiunge che l'”accelerazione della domanda esterna” sara’ il motore del ritorno al segno positivo.

Secondo il documento pubblicato oggi “dopo un’ulteriore contrazione dela produzione economica nel 2014, ci si attende che l’accelerazione della domanda esterna guidi una fragile ripresa nel 2015”, sostenuta anche da “un piu’ basso tasso di cambio”.

Il Pil, previsto in calo dello 0,4% quest’anno, risalira’ dello 0,6% l’anno prossimo e dell’1,1% nel 2016.

Ma la vera notizia negativa, secondo Bruxelles, arriva dal fronte debito pubblico: il nostro debito, prevede la Ue, sara’ pari al 132,2% del Pil nel 2014 e raggiungera’ il suo picco massimo nel 2015, quando, nonostante privatizzazioni per lo 0,5% del Pil, sara’ pari al 133,8%. La diminuzione del debito e’ rinviata al 2016, quando si prevede un rapporto con il Pil in calo al 132,7%, “grazie a una maggiore crescita nominale e al surplus primario”. E se Roma piange, ne’ Parigi ne’ Berlino possono sorridere. Il Pil del complesso dell’Eurozona scendera’ dal +1,7% all’1,1% nel 2015, mentre la crescita di Francia e Germania passa rispettivamente dall’1,5% allo 0,7% e dal 2,1% al’1,1%.

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