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L a manovra e passata Salvini soddisfatto ecco il piano del governo

Manovra e dialogo con l'Ue: primo step, più fondi spostati su investimenti in infrastrutture e tecnologia ma senza toccate reddito di cittadinanza e quota 100

L’apertura del governo all’Unione europea procede per step. Luigi Di Maio ha affermato che “i punti cardine e i saldi” del documento di Bilancio “restano invariati” e che “reddito e quota 100 non slitteranno”con la “platea che non cambia”. A prima vista sembrerebbe una frenata rispetto al documento uscito lunedì sera dal vertice di Palazzo Chigi, in realtà – come spiegano ad Affaritaliani.it fonti ai massimi livelli dell’esecutivo – la posizione del vicepremier M5S “è condivisa al 100% dalla Lega” e “non è affatto uno stop“.

Il primo step del dialogo con Bruxelles prevede che il deficit/Pil per il 2019 resti fermi al 2,4% così come i due provvedimenti principali, reddito di cittadinanza e riforma della Legge Fornero. Le aperture alla Commissione Ue, quindi, rivelano le fonti, stanno nel “spostare da altri capitoli di spesa fondi a favore degli investimenti soprattutto in infrastrutture e in tecnologica“, visto che “l’Europa ci ha chiesto di puntare maggiormente sulla crescita“. Ad esempio, dal miliardo abbondante che originariamente era previsto per gli errori formali del Fisco 500 milioni di euro sono stati dirottati sugli investimenti in infrastrutture e in tecnologia. Ma ce ne sono altri di casi e di esempi simili che, senza toccare reddito e quota 100, spostano fondi a favore della crescita per un totale aggiuntivo di quasi 3 miliardi di euro.

Il governo spera che questa operazione possa essere sufficiente per convincere la Commissione Ue a non aprire la procedura di infrazione, ma, se così non fosse, c’è anche il secondo step che per il momento resta soltanto sullo sfondo, ed ecco perché Di Maio ha detto che con l’Ue siamo ancora in una “fase interlocutoria“. Il governo attende le relazioni tecniche del ministero dell’Economia, che dovrebbero arrivare nel weekend, per comprendere esattamente la portata del risparmio e quindi del possibile calo del deficit nel caso in cui si posticipasse di settimane o al massimo di un paio di mesi l’entrata in vigore effettiva del reddito di cittadinanza e della riforma delle pensioni.

In sostanza, solo nel caso in cui Bruxelles dovesse bocciare lo spostamento di risorse verso gli investimenti (primo step), scatterebbe il piano B ovvero, dopo i dati delle relazioni tecniche del Mef, un eventuale slittamento delle due misure chiave per far scendere il deficit-Pil del 2019 al 2,2%. Per ora, quindi, l’ordine di scuderia è “saldi invariati” per cercare di convincere la Commissione europea. Qualora venissero toccati reddito e quota 100, con il deficit al 2,2, però, il governo chiederebbe all’Ue di poter utilizzare uno 0,2% per la messa in sicurezza del territorio scorporandolo dal computo del deficit. La trattativa è ancora lunga.

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