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L’ Ebola e il sospetto della guerra batteriologica

Santina De Stefano.Per radio piazza news

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La diffusione dell’epidemia procede molto più velocemente degli sforzi internazionali per contenerla e in un momento di tensioni geopolitiche internazionali come quello attuale, la paura di un attacco bioterroristico viene tenuta in considerazione.  E’ da valutare il notevole mutamento di prospettiva del concetto di guerra che si è riscontrato nei secoli; quella che un tempo era uno scontro tra popoli che comportava la mobilitazione e l’ organizzazione di uomini con il solo scopo di infliggere violenza, oggi si prefigura come un’arma di distruzione di massa dai molteplici volti. E’ annoverabile tra le moderne tipologie di guerra la cosìddetta guerra batteriologica, che si avvale di microorganismi viventi, virus o sostanze bioattive dall’efficienza letale. Tra i “batteri da guerra” o anche definiti dalla Direzione Generale della Prevenzione del Ministro della Salute come “agenti biologici ad alta priorità”, sono inclusi i seguenti microorganismi: Variola majior (vaiolo), Bacillus anthracis (antrace o carbonchio), Yersina pestis (peste), Tossina di Cl. Botulinum (botulino) e Virus ( come Ebola, Marburg, Lassa, Febbri emorragiche sudamericane..), il cui comune denominatore è la possibilità di essere disseminati agevolmente e trasmessi da persona a persona. Ciò nonostante sia esperti di sicurezza che infettivologi escludono la possibilità che l’Ebola possa celare lo spettro del bioterrorismo per una serie di ragioni. Prima tra queste è l’ estrema difficoltà che si riscontrerebbe nel manipolare e controllare un virus che nel contempo si diffonde ad una velocità allucinante. Per giunta, secondo quanto afferma Giovanni Maga, responsabile del Laboratorio di virologia molecolare del Cnr Pavia, l’Ebola non è accreditabile come un’arma in quanto si  diffonde solo attraverso persone che hanno una malattia in fase acuta e attraverso i fluidi corporei e la trasmissione, pertanto, non è immediata. Inoltre, a sostegno della sua idea è l’ indisponibilità di metodiche che lo rendano disponibile in polvere, come accade per esempio con l’antrace, o diffondibile nell’aria. Santina De Stefano

 

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