Salute sempre più a rischio per chi vive in Campania: per il direttore generale del’istituto tumori Pascale, di Napoli Tonino Pedicini, «tra il sud ed il centro nord c’è un divario nell’accesso alle cure». Il risultato? Per Pedicini le aspettative di vita per un malato di tumore settentrionale che riesce a superare la fase acuta sono ben del 5% in più di quelle di un meridionale. Lo ha detto oggi alla conferenza nazionale del collegio degli oncologi medici universitari.

Diagnosi in ritardo, pochi programmi di prevenzione e screening e meno accesso alle cure. Il tutto dovuto «alle gravi carenze di servizi della sanità pubblica». Un esempio recentissimo è la messa a carico dell’assistito degli esami radiologici perchè i fondi regionali dedicati allo scopo sono finiti. Tutte cose che non aiutano, ad esempio, una diagnosi tempestiva. Il tutto si traduce, al momento, in una lotta alla malattia meno efficace e, un domani, in una minore aspettativa di vita.

Per Pedicini il rimedio è uno solo: «Aumentare l’offerta sanitaria pubblica». Spendere di più per la salute. Anche al sud.

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