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La padania scompare ora è il turno della macroregione

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La campagna elettorale coincide con un periodo di slogan e di (vane) promesse. E così in casa leghista si sono inventati niente popò di meno che la macroregione del nord. Se infatti Roberto Maroni dovesse venire eletto alla guida della Lombardia, andrà ad affiancare Roberto Cota in Piemonte e Luca Zaia in Veneto costituendo un trio di regioni a trazione leghista che darà il via ad una entità territoriale autonoma il cui principale scopo sarebbe quello di mantenere in loco il 75% delle tasse dei macro-cittadini. 

Dopo i flop della secessione, della padania, del federalismo, dei ministeri al nord, il partito di Maroni e Tosi, per rinverdire lepica leghista ha quindi dovuto ripescare una vecchia idea di Gianfranco Miglio, uno dei primi ideologi del movimento padano. Quel Gianfranco Miglio che entrato in rotta con il Carroccio, a metà degli anni 90 fu definito elegantemente dal Senatur Umberto Bossi: una scorreggia nello spazio.

Ed è così che i barbari sognanti di Maroni non potendo ottenere la padania sempre invocata e mai realizzata si accontentano della macroregione partorita dal peto cosmico. Peccato però che la fantomatica terra leghista fino a qualche anno fa conteneva anche lUmbria, le Marche, la Toscana e quasi lambiva Roma mentre adesso si è accorciata attestandosi su solo tre regioni. Tutti gli sforzi sono concentrati ad unire Lombardia, Piemonte e Veneto, in un intento confuso che non poterà a nulla. Cosa ne sarà poi dei liguri, dei friulani e dei valdostani, un tempo anche essi cittadini padani a tutti gli effetti non è dato sapersi.

La macroregione è la nuova bufala leghista, lennesimo obiettivo velleitario portato avanti da una classe dirigente autoreferenziale ed inconcludente, passata alla storia negli ultimi anni principalmente per aver concepito il porcellum e le ronde, e per aver fatto gestire i fondi del proprio partito al tesoriere Belsito che quando andava bene investiva le ingenti somme in Tanzania ed in diamanti e quando andava male nelle canottiere di Bossi.

Il nuovo slogan territoriale leghista rappresenta il disperato tentativo di Maroni di crearsi una verginità politica. Da una partito che quando era al governo non è riuscito nemmeno ad abolire una provincia non ci si può aspettare che sappia amministrare la più ricca e produttiva area dellItalia settentrionale.

I vantaggi della macroregione esclusi quelli di far passare la gestione della Lombardia dalla cricca di Formigoni e CL a quella di Maroni e Salvini sono poco chiari, quello che rimane certo però è che il capoluogo della nuova mega regione voluta dagli ex-padani sarà Arcore. Lì infatti nella villa del Cavaliere, è stato siglato il patto che dovrebbe portare il leader leghista al piano più alto del Pirellone. La Lega, il Pdl di Silvio Berlusconi e la lista 3L di Giulio Tremonti dovrebbero infatti sostenere la corsa di Bobo nella battaglia campale per la conquista del Nord.

Coloro che hanno distrutto lItalia negli ultimi anni si accingerebbero quindi a governare la più importante regione italiana. Ce la faranno o molto più probabilmente faranno la fine di Gianfranco Miglio e della sua idea?

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