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Napoli – “Ritengo doveroso che la Rai faccia chiarezza sul gravissimo episodio accaduto presso la Mostra d’Oltremare di Napoli dove un giornalista professionista laziale, che lavorava a un servizio per una delle trasmissioni di Rai 1, si è infiltrato nelle file riservate a medici e infermieri per le vaccinazioni, fingendosi operatore sanitario. Un comportamento che configura diverse violazioni delle norme deontologiche e che non fa onore all’intera categoria”. Lo ha detto Domenico Falco, presidente del Comitato Regionale per le Comunicazioni della Campania.”

In particolare, condivido la scelta del Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania, Ottavio Lucarelli, di inviare una segnalazione su quanto è accaduto all’OdG del Lazio. Poi, esprimo solidarietà ai dirigenti e a ai lavoratori dell’Asl Napoli 1 che stanno gettando il cuore oltre l’ostacolo nell’attività vaccinale. Prova ne sia che la nostra regione è prima in Italia per numero di somministrazioni. In un periodo particolarmente critico come quello che stiamo vivendo a causa della crisi pandemica, il ruolo dell’informazione riveste una funzione straordinariamente delicata nel fornire notizie utili e veritiere ai cittadini. Non è tollerabile che si approfitti dell’emergenza per fare scandalo e per cercare scoop a tutti i costi. Specie se si lavora per la tv di pubblico servizio”.

Nel distretto ospedaliero di Cetraro-Paola (Cosenza) chi era amico o parente del dirigente medico e direttore sanitario Vincenzo Cesareo, godeva di una corsia preferenziale per vaccinarsi contro il Covid o per fare i tamponi. «Porta chi vuoi che gli facciamo il tampone a tutti… pure ai gatti», diceva al telefono Cesareo. Le intercettazioni lo hanno inchiodato e così il dirigente medico è finito sott’inchiesta della procura di Paola. Il procuratore Pierpaolo Bruni aveva chiesto al giudice delle indagini preliminari l’arresto per peculato, ma il gip l’ha solo sospeso dall’attività per dodici mesi.
L’auto di servizio utilizzata per parenti e amici
Nel corso dell’indagine curata dai carabinieri del Nas di Cosenza diretti dal maggiore Vincenzo Pappalardo i militari, attraverso pedinamenti e intercettazioni, hanno potuto rendersi conto che Cesareo, approfittando della sua qualifica di direttore sanitario, impropriamente utilizzava l’auto aziendale per scopi personali. I carabinieri lo hanno seguito sino a Salerno in un viaggio con la famiglia in trasferta all’Ikea, sempre a bordo dell’auto aziendale. L’auto di servizio era diventata una sorta di taxi per accompagnare parenti e amici anche a pranzi e cene, fuori regione. In una di queste uscite, sempre con l’auto di servizio, fermato a un posto di blocco, riuscì a farla franca convincendo gli agenti che stava andando a fare il tampone alle quattro persone che stavano in auto e che, in realtà, erano suoi parenti, con i quali si stava recando a pranzo.
Le indagini sui voti delle regionali
Vincenzo Cesareo è un personaggio con una lunga carriera politica alle spalle. È stato consigliere comunale a Cetraro, poi consigliere provinciale a Cosenza, coordinatore di Forza Italia per il Comune di Cetraro, ed ex consigliere regionale, sempre per il partito di Berlusconi. Nel 2010 è stato indagato dalla procura distrettuale di Reggio Calabria perché, da candidato dei “Socialisti Uniti” alle elezioni regionali, si presentò a casa del boss di San Luca Giuseppe Pelle per chiedere voti. Quattro anni prima, invece, si era presentato come capolista in Calabria per la Camera dei Deputati senza essere eletto. (Corriere della Sera-Carlo Macrì)
Ladro positivo al Covid ruba auto a Caivano e contagia i poliziotti
L'immagine può contenere: una o più persone, persone in piedi e spazio all'aperto
ce a Roma sulla Meb De Luca: ‘La compriamo noi’

La proprietà non fa retromarcia, si apre una speranza per 80 famiglie

di Mariella Parmendola

“La Meb la compriamo noi. I lavoratori non devono andare via”. È la proposta della Regione Campania al tavolo con il governo e il gruppo Fontana. Un incontro al ministero dello sviluppo, avvenuto oggi pomeriggio, in cui i vertici aziendali hanno ribadito la decisione di chiudere la fabbrica a Castellammare per trasferire tutto al nord. L’intervento del governo Conte non è servito a determinare un cambiamento della posizione assunta dalla proprietà, che ha parlato di una scelta aziendale di concentrare la produzione in una stessa area del Paese. Respinta dai sindacati la proposta di accettare dei bonus da parte dei dipendenti per ottenere il via disco verde al trasferimento in Piemonte. A questo punto per la vendita dello stabilimento stabiese resta la proposta della giunta De Luca di acquistare la Meb, vincolando il destino industriale della fabbrica a quello degli 80 lavoratori. La trattativa, quindi, è appena cominciata. Scrive il sindaco Cimmino: “Ringrazio ancora il Governo che ci ha permesso finalmente di comprendere le intenzioni della proprietà sul futuro della fabbrica e la Regione per l’impegno profuso e le interlocuzioni giornaliere. Come sindaco ho chiesto senso di responsabilità verso le maestranze, vero esempio di impegno ed efficienza e patrimonio inestimabile da non disperdere. È questa la mission che il gruppo dovrebbe mettere in campo, anche per tranquillizzare coloro che hanno dubbi sul futuro di quell’area. Il sito produttivo va mantenuto e i lavoratori devono essere tutelati: sono questi gli obiettivi di Comune, Regione e ministero. Il nostro consiglio comunale ha già votato un ordine del giorno all’unanimità per dire no ad eventuali speculazioni edilizie. È necessario salvaguardare un sito che, se dismesso, andrebbe ulteriormente ad impoverire il tessuto produttivo del nostro territorio. Non arretreremo di un millimetro in questa battaglia a tutela dei lavoratori e delle loro famiglie”.

 

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