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La Terza Rivoluzione industriale è ecologica e popolare

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L’età della pietra non è finita per mancanza di pietre. E così sta avvenendo anche per l’età dei combustibili fossili. È quanto sostiene Jeremy Rifkin nel suo ultimo libro “Un Green New Deal globale”, edito da Mondadori. Si tratta di un libro illuminante, straordinario in lucidità, ricchezza di informazioni e progetti. Indicazioni preziose per comprendere il “Green New Deal”, che si prospetta come «l’opportunità economica più promettente della nostra vita». Jeremy Rifkin è un economista, sociologo, attivista e saggista statunitense, nonché presidente della “Foundation on Economic Trends” con sede a Bethesda, nello Stato del Maryland. Autore di numerosi best-seller, è considerato a ragione una delle personalità più influenti nel campo dell’economia e dell’ambiente. Nel suo libro Rifkin spiega chiaramente che siamo giunti al termine della civiltà dei combustibili fossili e che il mondo necessita di un “Green New Deal” che porterà enormi benefici ambientali, economici e sociali. Il libro illustra le spinte convergenti per porre fine alle emissioni inquinanti dell’economia basata sul carbonio. Un’economia de-carbonizzata con un ambiente più sano è la domanda che proviene sia dai governi, dalle istituzioni e dalle imprese, sia dai giovani che manifestano nelle piazze di tutto il mondo. Rifkin spiega che siamo nel mezzo di una Terza Rivoluzione industriale, nata e accelerata dall’utilizzo di Internet, che ha moltiplicato in modo esponenziale la raccolta dati e le diffusione di informazioni. Sta emergendo un nuovo “Internet delle cose” (“Internet of Things” in inglese), dove piattaforme tecnologiche polifunzionali possono massimizzare, integrare e utilizzare i dati per intervenire e rendere più efficienti le attività umane, con enormi benefici dal punto di vista economico, occupazionale, ecologico e sociale. Nel caso specifico della produzione e distribuzione di energia, per esempio, la Seconda Rivoluzione industriale ci ha lasciato infrastrutture antiquate, con grandi impianti che producono energia e la distribuiscono in modo poco flessibile, al punto che, in molte ore del giorno, l’energia prodotta immessa nel sistema viene scarsamente utilizzata. L’immissione sul mercato dell’energia solare, eolica, geotermica sta innescando un cambiamento epocale. Già ora il costo di un megawattora generato da un impianto eolico o solare costa meno dello stesso megawattora prodotto da centrali a gas, a carbone o da reattori nucleari. Nel giro di qualche anno, eolico e solare saranno più economici anche dell’energia prodotta dal petrolio. C’è da aggiungere che, se i costi di eolico e solare incidono sulla costruzione di impianti per la distribuzione, la “materia prima” è invece gratuita, visto che sole e vento non si pagano. Per questo motivo, già adesso, sono milioni i micrositi di produzione di energia solare ed eolica che si stanno aprendo nel mondo. Per raccogliere e gestire il flusso di elettricità proveniente da innumerevoli microcentrali eoliche, solari e geotermiche, c’è bisogno di riconfigurare la rete, che attraverso “l’Internet delle cose” diventerà più efficiente. Infatti l’energia potrà dirigersi dove serve, secondo differenti orari, e potrà raggiungere anche i luoghi più sperduti grazie a un impianto eolico e solare installato nella propria abitazione o nel posto più vicino al luogo di consumo. Consentendo, con ciò, di gestire in modo più intelligente sia la produzione che i flussi energetici. Anche da un punto di vista sociale, l’energia, così prodotta e distribuita, costituirà un vantaggio per i moltissimi che diventeranno produttori all’interno di una rete i cui costi e profitti saranno trasparenti a tutti. A questo proposito, Rifkin ha scritto che «il passaggio dai combustibili fossili all’energia verde significa “power to the people” perché consente a centinaia di milioni di persone di divenire produttori della propria energia ed elettricità. È l’inizio della grande democratizzazione del potere nelle comunità di tutto il mondo…». (Antonio Gaspari, direttore www.orbisphera.org)

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