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Lavori sociali ai profughi, «sì» dei Comuni

Il presidente del consorzio Gianmoena appoggia l’ipotesi: «Impieghi senza compenso e senza togliere posti di lavoro»

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TRENTO. Piace, ai Comuni, l’ipotesi del governatore Ugo Rossi di prevedere la possibilità di affidare i lavori socialmente utili ai profughi: «Di cose da fare nei nostri paesi ce ne sono in abbondanza» dice il presidente del Consorzio dei Comuni, Paride Gianmoena, che non è stato colto di sorpresa dalla presa di posizione di Rossi, visto che i sindaci trentini si erano già occupati del tema. Tutto questo mentre l’opposizione – come riportiamo nel pezzo qui sotto, dove diamo conto delle dichiarazioni di Claudio Civettini e Maurizio Fugatti – già grida allo scandalo. Gianmoena invece la vede così: «Quando venne l’assessora Donata Borgonovo Re ad annunciare l’arrivo di nuovi profughi, qualcuno tra i sindaci ha chiesto: ma che cosa possiamo fargli fare? Ci è stato risposto che l’unica possibilità era quello di impiegare queste persone nell’ambito dell’attività di volontariato gestita dalle associazioni, perché altri tipi di attività non erano possibili. Ma se le norme ce lo consentissero, nei nostri Comuni ci sarebbero tantissimi lavori da affidare agli stranieri accolti nelle strutture. Impieghi che vanno dalla pulizia delle strade alla manutenzione dei sentieri, che non richiedono particolari specializzazioni».

Già questo avviene – come ricorda Gianmoena – per le persone che vengono impiegate nei lavori socialmente utili per ordine del giudice dopo aver riportato condanne per guida in stato di ebbrezza. Nulla toglie – insomma – di fare lo stesso per gli stranieri. I Comuni potrebbero sostenere i costi per una polizza assicurativa, purché non ci siano altri oneri. Del resto i profughi già ricevono un’indennità giornaliera. Si tratta comunque di un’ipotesi – dopo le dichiarazioni del governatore Rossi in Conferenza delle Regioni, di cui abbiamo dato notizia ieri – dato che per l’attuazione sarebbe necessaria una norma ad hoc.

Da parte del presidente dei Comuni trentini, Gianmoena, arriva comunque

una rassicurazione a chi teme di perdere un’occasione di lavoro: «E’ chiaro che parliamo di lavori non retribuiti e che, in mancanza di manodopoera, non verrebbero svolti con una perdita per la collettività. I profughi, insomma, non toglierebbero né risorse ai Comuni né lavoro ai cittadini».

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