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Le gemelline Schepp scomparse forse in una villa di Conza della Campania

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Alessia e Livia Schepp, le due gemelline italo-svizzere rapite in Puglia il 30 gennaio 2011 dal padre Matthias e mai trovate, sarebbero ancora vive e forse sono state in una villa di Conza della Campania. A svelarlo il programma di Rai Tre Chi lha visto nella puntata in onda mercoledì 30 aprile che riferisce che le piccole ad un mese dalla loro scomparsa vennero cercate in Italia, in una villa dellAlta Irpinia, in seguito ad una testimonianza. I giornalisti di Chi lha visto hanno scoperto che subito dopo la scomparsa di Alessia e Livia e la morte di Schepp, suicidatosi pochi giorni dopo il rapimento nella stazione di Cerignola (Foggia), un frate svizzero ha detto quello che qualcuno gli aveva confidato nel confessionale: che le due bimbe erano in Italia, in una villa del Sud, appunto.

Il frate aveva poi mandato tramite il proprio avvocato una lettera ai carabinieri con tutte le informazioni ricevute, e da lì erano partite le ricerche. Dal programma si capisce che Alessia e Livia non erano nella villa, ma non si esclude che la pista del frate fosse giusta, forse, solo, si trattava di unaltra villa.

Mercoledì sera la trasmissione Chi lha visto condotta da Federica Sciarelli ha mostrato le immagini di una villa a Conza della Campania. Ad attendere le telecamere della troupe di Rai3 il proprietario dellabitazione, Angelo Turri, residente ad Agno. Ebbene proprio in quella casa, il 3 marzo del 2011, un mese esatto dopo la morte di Matthias Kaspar Schepp, la polizia si presentò per effettuare una perquisizione. Lo scopo delloperazione: cercare le gemelline scomparse che si ipotizzava fossero state sequestrate e portate proprio in quella abitazione di proprietà delluomo residente ad Agno.

Presente alla perquisizione di polizia il custode dellabitazione, Giuseppe Palladio, che ha raccontato allinviato dellarrivo di agenti in divisa e in borghese e della loro perlustrazione allinterno della villa e nei terreni circostanti. La ricerca non ha sortito nessun esito. Soltanto alla consegna del verbale Palladio venne a conoscenza del motivo della visita degli agenti: Fonti confidenziali attendibili avevano segnalato la presenza di più persone armate allinterno della casa.

Turri, che risiede in Ticino, venuto a sapere delloperazione di polizia rimase visibilmente scosso per una vicenda drammatica e dai contorni ancora oscuri. E riesce ad avere accesso al fascicolo che lo riguarda soltanto un anno e mezzo dopo il blitz di polizia, nellestate del 2012. Ma come ci è arrivata la polizia a casa sua? E stato lo stesso Turri a spiegare come sono andate le cose. Sarebbe stato un prete vallesano a svelare dei retroscena inquietanti attraverso due lettere. Cè una persona che si va a confessare da un prete a Sion, più o meno nella zona dove abitava il papà con le gemelline. Il frate, non potendo parlare per via del segreto confessionale, si rivolge al suo avvocato e scrive due lettere di proprio pugno ha dichiarato a Chi lha visto Angelo Turri.

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