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LE MANIFESTAZIONI DI REGIME NON SERVONO A MIGLIORARE LA SANITA’ A ISCHIA E PROCIDA: IL P.C.I.M-L. NON PARTECIPERA’!

Domenico Savio*per radio piazza news

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Per conseguire dei risultati positivi nei conflitti sociali prima della quantità della partecipazione popolare alle manifestazioni rivendicative occorre la qualità della lotta di classe, che solo la classe lavoratrice operaia e intellettiva può garantire col la sua emancipazione politica di classe e il suo elevato livello di opposizione, di contestazione e di demolizione del regime politico capitalistico dominante, responsabile delle carenze e della distruzione della sanità pubblica per favorire quella di arricchimento privato.

Per noi comunisti impegnati individualmente o militanti di un partito di classe e rivoluzionario – marxisti-leninisti e rivoluzionari in lotta per il superamento della società capitalistica, la conquista del potere politico alla classe lavoratrice e la costruzione della nuova e superiore società prima socialista e poi comunista, perché nella società dello sfruttamento capitalistico non c’è possibilità di miglioramento dell’esistenza umana – la partecipazione alle manifestazioni rivendicative verso il potere borghese avversario promosse da organizzazioni non di classe, borghesi o acquiescenti verso il potere e il sistema dominanti, qualunquiste ideologicamente e nelle alleanze sociali, populiste nell’individuazione e nella contestazione degli avversari di classe, nel modo poco incisivo di condurre la lotta e nella mancanza di formazione e coscienza che sono proprie della classe operaia, è sempre stata una scelta complicata, perché dibattuti tra lo “stare sempre e comunque dove ci sono i lavoratori in lotta” e il non sostenere con la partecipazione – anche se essa avviene rigorosamente nell’ambito della propria autonomia politica e di partito – iniziative di partiti e organizzazioni laiche e religiose che sono espressione e sostenitori della società borghese e formazioni del sindacalismo padronale concertatore e conciliatore.
Da quando l’ex PCI, già a partire dalla metà degli anni ’40 del 1900, voltò definitivamente le spalle al marxismo-leninismo e alla lotta di classe per il socialismo e da quando, verso la metà degli anni ’70 del secolo scorso, la Cgil abbandonò definitivamente la lotta sindacale di classe del proletariato italiano per imboccare la strada scellerata della concertazione e della conciliazione con la classe padronale e i suoi governi borghesi – si osservi che, tra l’altro, la svolta del PCI e quella della Cgil negli ultimi trent’anni ha consentito al capitalismo italiano, complici i tanti governi borghesi, clericali e liberaldemocratici, di riappropriarsi di tutte le conquiste sociali precedentemente realizzate dalla classe operaia con dure lotte – le modeste organizzazioni comuniste esistenti in Italia, ognuna con le proprie particolarità ideologiche, politiche, strategiche e tattiche, hanno in vario modo partecipato, nel rispetto della propria autonomia politica e organizzativa, alle grandi manifestazioni dei partiti borghesi di opposizione e delle organizzazioni sindacali di regime, ma senza neppure lontanamente incidere sulla deriva politica e sindacale, antiproletaria e reazionaria della situazione esistente.
Evidentemente la strada dei comunisti, della classe operaia e del proletariato nel suo insieme per difendere i propri diritti costituzionali calpestati e conquistare condizioni di vita più umane e dignitose non è quella di accodarsi alle iniziative di regime, ma di essere capaci di organizzare e condurre la battaglia nel proprio ambito classista in nome e per conto della lotta e degli obiettivi immediati e futuri della classe dei lavoratori per sconfiggere il potere dominante e sostituirlo con un governo nazionale e territoriale espressione della volontà e degli interessi esclusivi del mondo del lavoro. Pure il P.C.I.M-L. ha più volte tentennato su questo problema, però tutte le esperienze vissute orientano verso l’autonomia e la qualità di classe della lotta proletaria per raggiungere certi obiettivi. In ogni modo, dobbiamo essere sempre tra i lavoratori in lotta dal punto di vista classista.
Comunque, per esperienza vissuta e sperimentata la qualità di classe proletaria della lotta e dell’obiettivo da raggiungere fa male al potere dominante più di qualsiasi altra grande manifestazione di natura borghese, clericale e ossequiosa verso il potere capitalistico. Se il P.C.I.M-L. a volte è restio o tardivo nell’assumere delle proprie iniziative di lotta è solo perché non intravede la possibilità di una sufficiente partecipazione popolare, ciò non per ragioni organizzative, ma unicamente perché la gran parte della classe lavoratrice e delle masse popolari è tuttora confusa e condizionata dalla propaganda borghese e non possiede ancora una coscienza di classe, ovvero al momento non sa lottare “per sé” e di conseguenza non realizza alcuna conquista.
Da qualche anno sull’isola d’Ischia, come su quella di Procida, vengono organizzate, da forze politiche e sociali di diversa estrazione ideologica, ma prevalentemente borghesi e padronali, delle manifestazioni sulle questioni sociali dei trasporti marittimi e terrestri e della malasanità che impera sul territorio, in particolar modo sulla chiusura della SIR di Barano, sul ridimensionamento del centro di salute mentale, sui limiti delle prestazioni, sul pronto soccorso e sul mancato ampliamento dell’ospedale Anna Rizzoli, sulla inadeguatezza delle prestazioni oncologiche, sul centro unico prenotazioni, sulla chiusura del presidio di pronto intervento di Ischia Ponte, sulle lunghe attese per le prestazioni ambulatoriali, sulla soppressione o comunque sul ridimensionamento dell’unità terapeutica intensiva cardiaca, eccetera. Nell’ambito di tali iniziative talune organizzazioni, forse anche perché frustrate dai pochi risultati conseguiti in proprio, hanno scoperto e favorito il coinvolgimento della Chiesa isolana, la quale, assecondando il messaggio evangelico di papa Francesco, condivide e sostiene le iniziative, ma, per la sua natura di classe borghese e conservatrice, non contesta, come dovrebbe, l’esistenza del sistema economico e sociale capitalistico, che genera le suddette carenze sanitarie coi suoi governi padronali.
All’ultima manifestazione sulla sanità del 28 luglio 2016, alla quale in coda ha partecipato pure il P.C.I.M-L. con le sue parole d’ordine e nell’ambito della sua rigorosa autonomia politica e organizzativa, abbiamo rilevato il pesante e negativo condizionamento clericale e di potere dominante della manifestazione. La partecipazione popolare è stata buona, ma sicuramente per la particolare mobilitazione della Chiesa nelle sue parrocchie, così il corteo è stato guidato dal Vescovo e dai sindaci con la fascia tricolore che aprivano il corteo. Proprio i sindaci che, assieme ai loro partiti che governano alla regione Campania e al governo e alle loro amministrazioni comunali, sono i primi responsabili della malasanità isolana, perché col loro peso istituzionale non fanno valere adeguatamente il diritto alla salute dei loro cittadini e per tale ragione dovrebbero essere politicamente ed elettoralmente processati e condannati, altro che capeggiare le manifestazioni di protesta e farsi pure la propaganda politica, partitica ed elettorale.
Come era ovvio attendersi, dopo detta manifestazione nulla è avvenuto per il miglioramento della situazione sanitaria, nonostante la presenza del Vescovo e l’ennesima esibizione dei sindaci responsabili. Evidentemente, come abbiamo sostenuto sopra, occorre un altro tipo di mobilitazione e di lotta per ottenere dei risultati. Neppure nulla è cambiato dopo circa quattro anni di iniziative unitarie – noi le chiamiamo ammucchiate tra diversi interessi culturali, storici e sociali, a volte persino contrapposti tra loro – tra clericali e laici con presidi, fiaccolate, sottoscrizioni e documenti vari. Ora gli stessi organizzatori hanno indetto una nuova manifestazione per venerdì 14 ottobre 2016. Apprendiamo dalla stampa che il Vescovo, coi membri della commissione diocesana di pastorale sociale, ha accolto gli organizzatori della manifestazione assicurando loro l’adesione della Diocesi. E’ probabile che anche questa volta ci sia la partecipazione al corteo dello stesso Prelato.
Tra l’altro gli stessi organizzatori non hanno ritenuto opportuno incontrarsi pure con le organizzazioni isolane della sinistra di classe e del movimento operaio in genere, forse perché queste al momento portano poca gente in piazza oppure perché la loro presenza non è gradita, in quanto sono troppo dure nei confronti del potere politico capitalistico dominante, che è l’unico responsabile della malasanità. Così amministratori ed eletti responsabili dell’affossamento della sanità pubblica vengono invitati ad esibirsi alla testa del corteo e i contestatori dell’infame sistema capitalistico ignorati. Da una simile forma di lotta interclassista nulla di buono si può sperare. Al contrario, contro un governo regionale e nazionale che calpesta il diritto costituzionale alla salute occorre una lotta politicamente dura, capace di determinare il passaggio dal governo dei capitalisti a quello dei lavoratori ovvero dal governo degli sfruttatori a quello degli sfruttati.
Per le ragioni sopra esposte il P.C.I.M-L. aveva sin dall’inizio deciso di non partecipare e non parteciperà a questa manifestazione, perché sarà l’ennesima iniziativa di regime che nulla cambierà. Naturalmente oltre ad assumere proprie iniziative di lotta di classe sulle tante ingiustizie sociali che umiliano e affliggono l’esistenza della classe lavoratrice operaia e intellettiva, il P.C.I.M-L. continuerà a partecipare a tutte quelle iniziative che avranno credibilità di lotta e incisività di classe per la soluzione dei problemi denunciati e per il cambiamento radicale dell’odierno infame ordine sociale. radio piazza news

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