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LECTURA DANTIS: Canto XIX dell’Inferno

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Il 7 Dicembre 2012 presso larchivio storico del Palazzo Allocca  Saviano, si è svolto il terzo incontro culturale in riferimento alle conferenze programmate nella Lectura Dantis di A.Tafuro. Alla presentazione, fatta dal Presidente della Pro-Loco Donato Allocca hanno fatto seguito i saluti e i complimenti del Sindaco di Saviano Dott. Carmine Sommese e lintroduzione del Prof. Antonio Tafuro che ha riepilogato il viaggio di Dante e Virgilio nel cono capovolto dellInferno e la posizione dei penitenti più gravi disposti verso il centro della terra dove risiede capovolto Lucifero. Si è poi passato al commento specifico del canto XIX da parte del Preside Prof. Vincenzo Ammirati che con chiarezza oratoria ha fatto rivivere le visioni poetiche e sognanti di Dante.. Il canto XIX dellInferno si svolge nella terza Bolgia dellottavo cerchio dedicato ai fraudolenti, ove sono puniti i Simoniaci, cioè coloro che hanno fatto commercio delle cose sacre. Le scene si svolgono in un clima di sdegno dominato dalla lotta tra il Papato e limpero. Durante la sua vita, Dante conobbe 14 pontefici e il suo giudizio sugli eredi di Pietro è spesso duro e si riflette nelle visioni in cui i personaggi sono citati. Il luogo appare disseminato di buche circolari e da ciascuna di esse spuntano le gambe di un dannato, disposto a testa giù nella cavità del suolo. Come essi badarono ad insaccare denaro nella vita terrena, ora si trovano insaccati loro nella terra. La presenza di fiammelle ai piedi si potrebbe spiegare col fatto che, mentre gli Apostoli durante la Pentecoste ricevettero il fuoco dello Spirito Santo sulla testa, i Papi, questa fonte di energia la calpestarono. Dante e Virgilio, durante la1 discesa dalla rupe, composta da pietra livida di colore ferrigno, avvistarono numerose fiammelle a forma di aureola (bagliori della dannazione), poste sulla pianta dei piedi dei dannati mentre le gambe guizzavano fuori la buca. Incuriosito da tale visione e vedendo una fiammella più vivace delle altre, Dante si avvicina e chiede la sua identità. Il Papa Niccolò III  Orsini si presenta e riferisce che con cupidigia aveva fatto arricchire i suoi nipoti (Orsatti), mettendo lassù avere in borsa e condannando se stesso ad essere imborsato lì  giù. Egli, ora, attende la venuta del suo successore, il tanto odiato Bonifacio VIII. Infatti, in questa bolgia, vige la regola che stiano in superficie solo gli ultimi arrivati, che poi vengono fatti sprofondare nelle viscere rocciose dopo larrivo di un nuovo dannato. Sono menzionati, poi, altri personaggi dannati, che agendo sulla terra con avidità, presunzione ed egoismo si erano arricchiti ed avevano conquistato il potere religioso e civile. Il Commento del canto è stato seguito con entusiasmo e in silenzio dai numerosi presenti e lapplauso finale ha dimostrato fortemente il consenso generale della comprensione e lutilità della spiegazione culturale

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