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Legge di Stabilità, governo porrà fiducia

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Si è conclusa con un quasi nulla di fatto l’esame della Commissione Bilancio del Senato sulla Legge di Stabilità, nella notte fra lunedì e martedì: il testo viene approvato alle 2,30 di notte, ma senza il mandato al relatore. Il che vuol dire che teoricamente decadono tutte le modifiche approvate. Ma il Governo punta a recuperarle in un maxiemendamento, su cui porrà la fiducia.

Sarà comunque martedì mattina la conferenza dei capigruppo fissata alle 9 a Palazzo Madama a decidere la nuova tempistica, perché la manovra è comunque attesa in aula dalle 9,30 (emendamenti alle 10) ed è già nota l’intenzione del Governo di porre la questione di fiducia. Ma il punto è ora su quale testo e con quali tempi: la questione di fiducia potrebbe esser posta sul testo originario del Governo o più probabilmente su un maxiemendamento nel quale lo stesso esecutivo recepirebbe (tutte o in parte) le proposte di modifica già approvate dalla Bilancio e anche quelle solo presentate, come ad esempio l’emendamento sulla tassazione della casa depositato ieri dai relatori e non esaminato (si è arrivati ad esaminare solo fino all’articolo 15, mentre il riordino delle tasse sulla casa è l’articolo 19). C’è poi il problema dei tempi: il Governo dovrà velocizzare per arrivare alla fiducia entro la serata di martedì e non sovrapporsi al voto sulla decadenza di Silvio Berlusconi, che si svolgerà mercoledì. Molti in Senato puntano il dito proprio sull’ostruzionismo di Fi e Lega per allungare i tempi ed andare a ridosso del voto sulla decadenza per farlo slittare. Da Forza Italia però si difendono: ”E’ il Governo che ha allungato i tempi, presentando l’emendamento sulla casa in ritardo”. ”Su quale testo si porrà la fiducia lo deciderà il Governo, tenendo conto del lavoro della Commissione – spiega il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giovanni Legnini -. E’ possibile che gli emendamenti approvati vengano utilizzati, salvo che non si scopra che sono scoperti. Mi auguro comunque che si possa tener conto della sintesi riassunta negli emendamenti dei relatori e del governo in questi giorni di faticoso lavoro”. ”Non è la prima volta che capita che non si dia il mandato al relatore – dice il presidente della Commissione Antonio Azzollini (Ncd) -. Era già successo nel ’96, ma io stavo dall’altra parte”.

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