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Legge voto in aula il 27. Renzi: ‘Eppur si muove’

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ROMA – Il 27 gennaio la legge elettorale sarà in Aula alla Camera. Almeno, così prevede il calendario. Così ha voluto il Pd, in pressing per evitare la melina parlamentare che, sibilano i renziani, tenterebbe il Nuovo centrodestra di Angelino Alfano. Il vicepremier nega che sia così: a Ncd, spiega, vanno bene tempi rapidi perché si fida che Matteo Renzi non farà cadere il governo per andare a elezioni anticipate subito dopo aver fatto la riforma. Ma c’è tensione nella maggioranza, la diffidenza reciproca è alle stelle. Anche perché il segretario Pd e i suoi continuano a trattare con Berlusconi. La trattativa sul modello di voto da adottare non è arrivata alla fase decisiva. Maria Elena Boschi, che per Renzi gestisce il delicato dossier, conferma che proseguono a ritmo intenso i contatti informali. Ma aggiunge che il segretario si siederà forse a parlare con Silvio Berlusconi e gli altri leader solo quando tutti avranno scelto ufficialmente un sistema, tra i tre proposti. Forza Italia, osserva Boschi, “non l’ha ancora fatto”.

Ncd vuole il sistema dei sindaci a doppio turno eventuale di coalizione, i popolari di Per l’Italia indicano un doppio turno obbligatorio con riparto proporzionale, Sc preferirebbe il Mattarellum corretto. Forza Italia, che pone la condizione del no alle preferenze, appare indecisa (e pronta a un accordo) su spagnolo o Mattarellum. Il Movimento 5 Stelle non vuole neanche sedersi al tavolo: “Ancora oggi ho parlato con il deputato M5S Toninelli – svela Boschi – ma c’è chiusura a tutte le nostre proposte, anche se alcuni di loro vorrebbero aprire al dialogo”. Quando il quadro si sarà chiarito, spiega la deputata renziana, il Pd tirerà le somme e sceglierà la proposta che sia sostenuta dal numero maggiore di voti in Parlamento. Renzi conferma così la sua intenzione di trattare con tutti, senza preclusioni. Il ragionamento è sempre lo stesso, spiega chi gli è vicino: “Vogliamo evitare che ci trascinino nella palude. Certo, non sappiamo se possiamo fidarci fino in fondo di Berlusconi, ma cerchiamo garanzie di approvare la legge”. La tensione tra Pd e Ncd si fa palpabile in giornata. Roberto Giachetti lo dice chiaro e tondo: “Ncd prova ancora a perdere tempo”.

E non basta l’annuncio del capogruppo Ncd Enrico Costa di aver chiesto la calendarizzazione in Aula: i renziani sospettano tentativi dilatori degli alfaniani, per chiudere la finestra elettorale di primavera a ogni tentazione di voto anticipato (Renzi ribadisce comunque di non averne). Il clima si fa surriscaldato. Così in serata Alfano prova a svelenirlo. “Apriamo a Renzi. Ci va bene chiudere il percorso alla Camera la prima settimana di febbraio. Ci fidiamo che Renzi non userà l’approvazione rapida della legge per tornare alle elezioni”. Ma un problema resta aperto nel merito della riforma. Non sarebbe “razionale”, avverte Alfano, se gli alleati indicassero al segretario Pd un modello tra i tre proposti (quello dei sindaci) e lui “ne scegliesse un altro con le opposizioni”. Insomma, può pure incontrare Berlusconi (“Non c’è nulla di strano o di male”), ma non ci pensi a fare l’accordo con lui. Tanto più che ambienti governativi del Pd sono convinti che un’intesa sul doppio turno sia a portata di mano. Niente da fare: la legge elettorale non è questione del governo o da rinchiudere nel perimetro degli alleati di governo, avvertono. E intanto ottengono la calendarizzazione per il 27 gennaio in Aula del testo. I tempi sono strettissimi, considerato che manca l’accordo politico e la discussione in commissione inizierà solo il 20. “Sarà una maratona – ammette il Pd Emanuele Fiano – ma lo dobbiamo agli elettori”. “Speriamo – dice il capogruppo Ncd Costa – che non sia una data spot”.POLITICA ITALIANA DA RADIO PIAZZA NEWS

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