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Letta-Alfano: niente accordo al vertice, posizioni distanti sul Cav

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Quasi tre ore di confronto ma alla fine le posizioni tra il premier Enrico Letta ed il vicepremier Angelino Alfano restano ”distanti” sull’agibilità politica di Silvio Berlusconi. E’ quanto si apprende al termine del vertice a Palazzo Chigi. Un incontro duro tra il premier Letta ed il vicepremier Alfano sulla vicenda Berlusconi. E’ quanto si apprende da fonti Pdl: il segretario Pdl ha fatto presente che non è possibile che un partito resti dentro la coalizione se l’altro partito della coalizione fa decadere il leader del partito alleato per un atteggiamento pregiudiziale.

‘In uno stato democratico il principio di legalità è un principio a cui tutti devono soggiacere, perchè davvero la giustizia deve essere uguale per tutti”. Lo ha detto il segretario del Pd Guglielmo Epifani commentando le prime notizia dopo il vertice a Palazzo Chigi. ”Speriamo che nessuno voglia assumersi la responsabilità del tanto peggio tanto meglio”. Lo ha detto il segretario del Pd Guglielmo Epifani a Siena. ”Sarebbe davvero paradossale che dopo aver visto perdere il lavoro, visto le aziende chiudere, giovani che non trovano lavoro, si aprisse una crisi al buio in queste condizioni”. ”Nessuno ci farà cambiare idea e nessuno può tirarci per la giacchetta. Per noi la bussola sono gli interessi del Paese, e lo ripeto, che vengono prima degli interessi dei democratici e ancor prima di quelli di ununica persona”. Lo ha detto Guglielmo Epifani parlando dal palco della Festa del Pd di Siena, pochi minuti dopo la fine del vertice Letta-Alfano.

Il Pdl non ha intenzione di far cadere il Governo, che ha fortemente voluto nell’interesse del Paese, ma non va bene a a questo fine l’atteggiamento pregiudiziale del Pd. Lo sottolineano fonti del Pdl dopo il lungo incontro a palazzo Chigi tra il premier Enrico Letta e il segretario del Pdl Angelino Alfano.

Il faccia a faccia tra il premier Enrico Letta ed il vicepremier e segretario Pdl Angelino Alfano ha segnato significativi ”passi avanti” verso l’intesa sulla riforma dell’Imu che dovrebbe approdare in consiglio dei ministri il 28 agosto. E’ quanto si apprende da fonti di Palazzo Chigi al termine del vertice

Letta allontana le nubi di una crisi – Sarebbe ”paradossale” avvitarsi in ”questioni interne” ora che ”la terra promessa” della ripresa e’ cosi’ vicina. Il premier Enrico Letta, da Vienna, continua a ripetere che l’unica via di uscita dalla crisi e’ la ”stabilita’ ” di governo e cerca di allontanare le nubi di una crisi, questa volta politica, appellandosi alla ”responsabilita’ e lungimiranza di tutti’ e dicendosi certo che ”le difficolta’ siano superabili”. E trova immediata sponda nel cancelliere Austriaco Werner Faymann che senza troppi giri di parole risponde cosi’ ad una domanda su Berlusconi: ”L’ho conosciuto e non ho mai pensato che sia un garante della stabilità, per cui sono contento di aver incontrato il presidente Letta che sta andando nella giusta direzione”. Come dire, anche i paesi virtuosi d’Europa puntano sulla stabilita’ dell’Italia.

Anche perche’, ha ricordato Letta in conferenza stampa, le sfide da affrontare per lasciarsi alle spalle la crisi economica sono molte, a partire dalla lotta alla disoccupazione, che sara’ ”il cuore del semestre di presidenza italiana” a Bruxelles, insieme all’unione bancaria che, ha sottolineato il premier, ”se fosse esistita tre anni fa e fosse stata già funzionante” ci avrebbe fatto ”evitare di spendere in Europa decine di miliardi di euro che avremmo potuto utilizzare in altro modo”. Ma il problema principale da risolvere, per ottenere questi risultati, ora e’ in casa. ”Penso che il nostro paese – ha detto Letta rispondendo ad una domanda sulla tenuta del governo – abbia davanti grandissime oppurtunita’, confido nella responsabilita’ e nella lungimiranza di tutti, sarebbe paradossale se ora, dopo che l’Italia ha tenuto duro nei momenti piu’ difficili della crisi”, finissimo per avvitarci su questioni di politica interna”.

Brunetta, soluzione Cav-Governo prima della Giunta – “Grande determinazione per rilanciare l’azione del Governo, ma altrettanta determinazione nel risolvere il problema democratico su Berlusconi, il tutto prima della riunione della Giunta per le elezioni al Senato”. Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo del Pdl alla Camera dei deputati, ai microfoni del Tg1. Dopo il velenoso ‘cinguettio’ di ieri diretto alle ‘colombe’ del Pdl, Daniela Santanche’ torna a punzecchiare su Twitter. “Una cosa è certa. Gasparri non morirà mai di troppo lavoro”, scrive la deputata Pdl facendo probabile riferimento ad una battuta di Maurizio Gasparri riportata oggi dalla stampa. “Morire per Berlusconi sì, ma per il Twiga no”, erano state le parole con cui il senatore si riferiva al celebre stabilimento della Versilia che vede proprio nella Santanche’ una delle sue più celebri frequentatrici

Moretti, ’30 senatori M5S pronti a nuova maggioranza’ – ”Se davvero il Pdl dovesse decidere di staccare la spina a Letta facendo prevalere gli interessi personali di Berlusconi su quelli del Paese”, in Parlamento sarebbe possibile un’altra maggioranza. Ne è convinta la deputata del Pd Alessandra Moretti, secondo cui le sponde restano due: i grillini e le colombe del Pdl. Intervistata da Repubblica, Moretti spiega che tra gli eletti dei Cinquestelle ”qualcuno potrebbe cambiare idea, in numero sufficiente per dar vita a una nuova maggioranza”. Al Senato sarebbero ”una trentina su circa 50. E non dimentichiamoci di Sel, anche da lì potrebbe arrivare un aiuto. Per non parlare, ovviamente, di Scelta civica”. Ipotizzando che il Pdl esca dal governo, ”non escludo affatto che Napolitano riaffidi l’incarico a Letta per verificare in Parlamento se ci sono i numeri per realizzare un programma fatto di pochissimi punti”, afferma Moretti. ”Immagino che davanti a un reincarico a Letta, e a un programma di governo stringato e preciso, nel Pdl si apra una spaccatura profonda. Non riterrei così scontato il prevalere della fedeltà assoluta al Capo”. Il Pdl, aggiunge la deputata democratica, ”ha cinque ministri. In caso di crisi, che io non auspico, tre potrebbero restare: Lupi, Quagliariello, De Girolamo. E forse anche la Lorenzin”.

Morra, 30 M5s via? Non siamo scendiletto del Pd – Trenta senatori M5s pronti ad una nuova maggioranza? Se la ride il capogruppo al Senato M5S Nicola Morra che su Fb ricorda i ”titoli analoghi di qualche mese fa, in cui si sosteneva che era prossima la diaspora di 20 o 22 di noi per costituire un nuovo gruppo stampella all’esecutivo Letta. E poi? I fatti? Cosa è successo? Niente!”. ”Ora ci riprovano. Essendo convinti che il mondo giri intorno a loro, ritengono che noi si debba essere i loro scendiletto” afferma Morra che attacca il Pd: ”un giorno col pregiudicato (da cui non riuscite proprio a staccarvi tanto ne auspicate ‘responsabilità e lungimiranza’, temendo che sia lui a mollarvi), ed il giorno dopo con chi il pregiudicato mai l’avrebbe accettato come senatore anche in assenza della sentenza). Mi fate pensare – conclude – a quel vecchio detto: ‘Franza o Spagna, purché se magna’….”. ‘Cercano di spaccarci. Il PD farà di tutto per non tornare a casa. La posta in gioco è troppo alta. Le loro correnti in vista del congresso stanno affilando le armi”. Lo scrive il deputato M5s e vicepresidente della Camera, Luigi di Maio su Fb dove commenta le dichiarazioni della Pd Alessandra Moretti secondo la quale ci sarebbero 30 senatori M5S disposti a sostenere un governo Letta Bis. 

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