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LETTERA DI GIANNI TOFFALI

Il Congresso dello stato di New York ha emesso un’ordinanza che consente l’aborto fino a nove mesi di gravidanza fino alla nascita. La norma consente ai medici e agli operatori sanitari di eseguire aborti che superano le 24 settimane (attualmente consentite dalla legge), in caso di “invalidità del feto” o se in maniera generica si valutasse “necessario proteggere la vita o la salute della paziente”. Nel “democratico” stato di New York è stato praticamente legalizzato l’aborto fino a un secondo prima della nascita. Il governatore democratico Cuomo ha candidamente asserito che “Con la firma di questo disegno di legge, stiamo inviando un chiaro messaggio che, qualunque cosa accada a Washington, le donne a New York Will avranno il diritto fondamentale di controllare il il loro corpo”. Il disegno di legge salutato come un progresso dal governatore  è stato fortemente contestato dai vescovi americani che, al contrario del “benefattore delle donne” (un pò meno dei nascenti) hanno espresso “profonda tristezza per una norma che amplierà una legge già radicalmente permissiva e dove il tasso di aborto è doppio rispetto alla media nazionale”. Nelle stesse ore che lo Stato di New York ha dichiarato l’utero materno il luogo piu’ a rischio per un bambino prossimo alla vita, nella classica lectio magistralis d’alta quota, papa Francesco in ritorno da Panana, ha ricordato ai giornalisti che “dopo aver fatto questo fallimento, che è l’aborto, c’è la misericordia, per questo ho voluto allargare a tutti i sacerdoti e non solo ad alcuni la possibilità di assolvere dall’aborto”. Tempi lontani anni luce quando i papi consideravano l’aborto un peccato che grida vendetta al cospetto di Dio, ora è quasi come bere un bicchier d’acqua.
Gianni Toffali

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