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Liveri – Santuario di S. Maria a Parete . presentazione di “Non vale una lira”

Il nuovo libro di Mario Giordano.

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Liveri – Un libro, molto articolato che spazia su tutte le tematiche a 360 gradi.  Racconta perché Bruxelles  ci ha resi tutti più poveri e ha accresciuto le differenze tra i Paesi. “Bisogna uscire dall’euro”.  È questa la tesi sviluppata da Mario Giordano in “Non vale una lira” edizioni Mondadori. All’incontro dono stati invitati a partecipare: il sindaco di Liveri, Raffaele Coppola,  Alessio Scala direttore del dipartimento 27 della scuola  bruniana di Nola, Giorgina Nappi docente di filosofia, Maria Nappi presidente dell’associazione culturale Radici Mediterranee, Nando Santanastaso giornalista del Mattino.  Ha coordinato l’incontro Carmela Maietta giornalista del Mattino di Napoli. La presentazione è avvenuta nell’ambito del premio Cimitile XIX edizione . Da quando è entrata in vigore, sostiene il direttore di Tg4, la moneta unica non ha fatto che disastri: ci ha resi tutti più poveri, ha accresciuto le differenze tra i Paesi e ha trascinato nel suo fallimento il sogno europeo dei nostri padri. Oggi l’Europa è soltanto un mostro burocratico e antidemocratico, sempre più lontano dai cittadini e dai loro bisogni, che ci opprime con la sua tirannia fiscale e con una quantità di normative complicate. È l’Europa dei diktat e delle troike, che impone agli altri severità e concede a sé ogni beneficio, l’Europa che taglia le pensioni ai cittadini e le aumenta ai suoi burocrati, che chiede sacrifici a tutti, ma poi fa vivere i suoi 766 parlamentari nel lusso.  È l’Europa che non riesce a risolvere l’annoso problema della seconda sede di Strasburgo: un palazzo da 500 milioni che resta chiuso 317 giorni l’anno e che moltiplica i costi di funzionamento, costringendo ogni mese i deputati a gigantesche transumanze con un’enorme massa di documenti al seguito.  È l’Europa che mantiene 139 sedi sparse in tutto il mondo e 5366 addetti, di cui 33 alle isole Figi, 37 alle Mauritius e 44 ai Caraibi, dove l’attività più impegnativa è una corsa di macchinine elettriche. Costo totale, 524 milioni di euro.  Un’Europa che a noi italiani costa 174 euro al secondo, cioè 10.464 euro al minuto, cioè 627.853 euro l’ora, cioè 15 milioni al giorno, cioè 5,5 miliardi l’anno. Da quando c’è la moneta unica abbiamo meno soldi in tasca, meno libertà nella vita, meno speranze nel cuore. Mario Giordano dimostra, numeri alla mano, che la scelta di entrare nell’euro è stata per il nostro paese un vero e proprio autogol, come avverte ogni giorno sulla propria pelle un sempre maggior numero di italiani e come sostengono da tempo molti economisti e sei premi Nobel. Anche loro certi che dall’euro si debba uscire. E subito. Riportiamo ora un estratto dal libro; un esempio di una tematica citata. Il riferimento, ma nel libro ce ne sono ben altri ugualmente da leggere per invitare alla riflessione, è sul perché l’Europa è nata da un golpe. Secondo la tesi portata avanti; questa Europa è nata da un golpe. Perché Maastricht fu un colpo di Stato. E il Fiscal Compact pure. Nel novembre 2013 esce a puntate sul «Foglio» il già citato saggio del professor Giuseppe Guarino, uno dei padri del diritto amministrativo in Italia, stimato costituzionalista e professore assai apprezzato. È uno scritto di una lucidità impressionante. La tesi è molto semplice: il Trattato di Maastricht era stato concepito per lasciare agli Stati la loro identità e sovranità, e per perseguire come obiettivo principale quello dello sviluppo e della crescita economica. Se non che, mentre si lavorava all’attuazione di quanto stabilito, intervenne un regolamento (il numero 1466 del 1997) che di fatto cambiò completamente le carte in tavola, anzi di più: ribaltò la situazione. E tutto ciò avvenne senza dibattito pubblico e senza nemmeno le procedure tecniche corrette, in modo surrettizio e illegale. Di fatto, per l’appunto, un golpe. Ma che cosa dice quel regolamento? In pratica sostituisce l’obiettivo che era stato legittimamente fissato a Maastricht, cioè quello della crescita economica, con un principio completamente opposto, cioè quello del pareggio di bilancio, da raggiungere per di più attraverso un programma predeterminato. È quella che è stata definita la «robotizzazione » della democrazia: non conta più la volontà politica degli Stati, che viene progressivamente cancellata, conta soltanto l’osservanza di un coefficiente numerico (il 3 per cento del rapporto deficit/pil e/o il 60 per cento del rapporto debito/pil). In effetti, diciamocela tutta: quando i leader Ue parlano di «crescita» e «sviluppo», quando fanno balenare l’eterna promessa della ripresa e dell’occupazione, quando dicono che «dopo anni di austerity bisogna puntare sul lavoro », fanno quasi tenerezza. O rabbia, dipende. Perché non si capisce se, come si dice, «ci sono o ci fanno». Se ci stanno prendendo deliberatamente per i fondelli o non sanno quello che dicono. Perché l’Europa non ha tra i suoi obiettivi la crescita, l’Europa non ha tra i suoi obiettivi lo sviluppo, ma solo il rispetto rigoroso dei parametri, delle formule algebriche o degli algoritmi della finanza pubblica. E, si badi bene, tutto ciò contro la volontà di coloro che a Maastricht sottoscrissero un accordo che, per quanto sciagurato, non sarebbe stato così letale. Se non fosse stato modificato con un golpe… La tesi di Guarino, sul piano strettamente giuridico, è inattaccabile: siccome un regolamento (valore giuridico inferiore) non può stravolgere un trattato (valore giuridico superiore), il criterio del pareggio di bilancio che ha sostituito quello della crescita è illegale. E allo stesso modo è illegale tutto ciò che, in suo nome, è stato fatto in Europa in questi diciassette anni. Dunque tutti i Paesi possono, legittimamente, riprendersi la propria sovranità e il proprio potere decisionale. È esattamente l’opposto di quello che invece hanno fatto nel 2011 sottoscrivendo il Fiscal Compact, cioè accettando la «definitiva espropriazione» del diritto dei cittadini di decidere le politiche economiche nazionali. Questo meccanismo, conclude Guarino, di fatto ha soppresso la democrazia e produrrà solo risultati negativi. Figurarsi poi se il meccanismo di espropriazione, attraverso Two Pack e Contractual Arrangements, viene addirittura reso più radicale.

 

La Redazione

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