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L’omaggio di Barra a «’O Rre» di Scampia

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Il patto di ferro era stato festeggiato tra la folla che acclamava i gigli. Era il settembre del 2010 e le telecamere dellEspresso coglievano limmagine dellobelisco «Mondiale» che rendeva omaggio ad Arcangelo Abete, boss allepoca incontrastato di Scampia…

e insieme anche ad Angelo Cuccaro, capoclan di Barra, intonando «O re».

Tra strofe e ritornelli si ricostruiva la storia di un monarca capace di riconquistare il proprio regno dopo una forzata lontananza.

Unallegoria facile da interpretare anche perché intanto dal palco lo speaker gridava «Angelo questo è per te, Arcangelo questo è per te», e non si rivolgeva certo alle schiere celesti.

Daltra parte legame tra i due quartieri era, per così dire, naturale vista la parentela tra gli Abete e gli Aprea che a Barra hanno la propria roccaforte. Ma proprio al corso Sirena dove il boss di Scampia era stato stato acclamato, è stato due anni dopo la scena dellagguato che ha segnato un salto di qualità nella contrapposizione tra le fazioni che nel 2004 con la prima faida avevano dato vita al cartello degli scissionisti.

Il 21 giugno 2012 i killer avevano freddato Franco Gaiola, o fachiro, 58 anni, pregiudicato. Con lui era stato ucciso Ciro Abrunzo, 29 anni, incensurato, calcettista dellLpg, imparentanto con gli Abete.

Era lui il vero obiettivo della strage e gli inquirenti ne hanno avuto una conferma quando sono riusciti a intercettare un colloquio in carcere tra il boss e il figlio Mariano. Il ragazzo piangeva «O Cinese» e il padre lo consolava: «Non piangere: lo vendichiamo».

E aveva mantenuto la parola: nemmeno due mesi dopo era stato ammazzato Gaetano Marino, il fratello di Genny Mc Kay, capo di una delle fazioni che si battono in questo momento contro gli Abete. Ieri la replica e a morire è stato unaltro degli Abete, Raffaele, il fratello di Arcangelo.

Uno che con il traffico di stupefacenti aveva poco a che fare: alla vendita della droga aveva sempre preferito il consumo degli alcolici. Lo ha ripetuto nella notte tra sabato e domenica la moglie arrivata sul luogo della strage: «Era meglio se ti ammazzava la cirrosi epatica. Invece ti hanno sparato…». Raffaele Abete, dunque, ha pagato il conto aperto dal fratello allinterno degli Scissionisti: quella di Scampia è sempre più una guerra combattuta con le vendette trasversali che vede contrapposti i «soci fondatori» di quel cartello di trafficanti che ha portato miliardi di euro nelle casse del clan.

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