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Marigliano,Donne d’Acciao

Donne veraci e dure a Marigliano

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Che schifezza, mettetevi scuorno!- gridava Nanninella ieri mattina col suo pancione incinta di sette mesi, l’orecchino al naso e il viso tondo, fuori la casa di Gennarino ‘o ferraro. Erano le undici e il sole aveva iniziato a fare la sua parte dopo una buona oretta di pioggia tossica. “ ‘O tenite ‘o curaggio, di togliere queste povere creature d’’a vicino a mamma?”- -aggiungeva Annuccia, in prendisole, occhiali a specchio, voce spigliata, profumo Chanel, quarant’anni, molto bella, rivolta ai carabinieri-.” E’ un’ingiustizia!, affermava con voce decisa, la neo laureata in matematica, Carolina, in jeans e camicetta a fiori, su dei tacchi che la rendevano più alta di quindici centimetri, fondatrice dell’associazione “giovani creativi”. E Luigiella, l’antipatica, la ruffiana del sindaco, detta “ Vanna Marchi” laureata per caso, sguazzava nel sudore ascellare, col cellulare in una mano e il ventaglio cinese in un’altra per rinfrescarsi il faccione incerottato e truccato.
Ero di passaggio con la bici, di ritorno dal convegno “le città del futuro” dove uno dei relatori, un giovane sociologo, con le sue idee innovative mi aveva affascinato. Nel vedere la folla, mi sono fermato per capire cosa stesse accadendo. Per un attimo ho immaginato che stavano a discutere del ritorno a casa del chiacchierato prete col vizietto, sparito da alcuni mesi con un giovanotto per il quale aveva perso la testa. Niente di tutto cio’. I carabinieri con i vigili urbani, in esecuzione all’ordinanza del sindaco erano venuti a prendere i quattro figli di Gennarino per portarli in un istituto di Pompei. Marittella ‘a masculona, una maniaca della whatsapp, in bermuda grigio, capelli corti, reggipetto a tre posti e cuor di leone riferiva: “chella nfamona puzzaciato, dell’assistente sociale ha scritto nella relazione, che dinto a casa e Gennarino ce sta ‘a miseria, i figli fanno a famme, per cui devono essere affidati ad un istituto”.
Che strano, le amministrazioni locali e i sindaci invece di aiutarci a far crescere bene i figli, a garantire loro il diritto allo studio e al futuro, mò ce li portano via, ha protestato Lidia, insegnante in pensione, titolare del sito: efiglisopiezzeecore.it. Sisinella, abbronzata e lucidata come una bambola di ceramica in compagnia di Carmelina ‘a corta, sorella di Adelina, titolare dei tre negozi “compro oro” e vendo il voto, con un filo di voce sussurrava: “dobbiamo fare qualcosa, non possiamo restare con le mani in mano, questi bambini non devono essere sottratti ai genitori”. Annuccia ‘a schizzata, che dorme si e no due tre ore a notte, presidente dell’associazione “rompiamo il silenzio” dal predellino della sua vecchia Panda verde, predicava: “attiviamo internet, facciamo scattare una catena di solidarietà umana, aiutiamo questa famiglia”. E continuava: “ Ma che fine hanno fatto il sindaco e gli assessori, i partiti, i due deputati della zona? Addò stanno? Vuoi vede’ che se si fosse trattato dei gigli di Nola Cric e Croc, avrebbero fatto a gara nel rilasciare dichiarazioni, mò scommetto, ca stanno che pacche dinto all’acqua è nun rispondono nemmeno a telefono?”. Valentina, brava, intelligente, molto seria e simpatica, chissà perché è scoppiata in un pianto profondo, forse ricordava la sua infanzia. Feliciello, incredulo di cosa stava accadendo, parlava, parlava, ma si capiva da solo, tutte le mosche che si incrociavano col suo fiato cadevano stecchite sul selciato.
Adolfo, un anziano Cipputi, la memoria del paese, da uomo esperto e saggio informava: “Conosco Gennaro da anni, l’ho visto nascere e crescere, è un brav’uomo, una persona perbene con grande dignità. Purtroppo da quando al posto della fabbrichetta dove lavorava, la cricca del cemento con un “avvertimento”, costrinse il proprietario del capannone a venderlo compreso il terreno attorno, per costruire ville, villini, villette, consegna chiavi in mano, guadagno assicurato e immediato, pizzo pagato e mai denunciato, Gennaro non è più lo stesso. E’ rimasto disoccupato e si è arrangiato con lavori saltuari: molto saltuari. A volte senza mai portare un soldo a casa. Assuntina, la moglie di Gennaro, che adesso vedete con quell’aspetto gracile, spento, malinconico, prima era diversa. Era una donna allegra, grassottella, vivace, sorriso permanente, si divertiva con facebook e gli acquisti on line, fino a quando il marito aveva il lavoro. Adesso, se la vedono nera, hanno quattro figli, di nove, sette, cinque e tre anni che sono uno cchiù bello e nato, ma purtroppo, l’amministrazione non ha mosso un dito per aiutarli. “ Comme me posso scurdà e sta scena, si ce penso me vene a cchiagnere” ha replicato Eleonora, tutta casa e chiesa, con la busta del supermercato in mano piena di alimentari. Aggiungendo: “quando poco fa, ho visto uscire dalla casa e carabinieri con in braccio i bambini più piccoli in lacrime che li portavano via, mi sono sentita male. Devo vedere se è possibile farmi affidare i due bambini più piccoli, mentre i più grandi potrebbero andare alla signora Giulia, la moglie dell’avvocato che è una brava donna e non ha avuto figli”.
Nooo! No… Basta!… è esplosa Cenzina, ‘a combattente. Basta, cu stì chiacchiere, finiamola di commuoverci e col piangerci addosso. Visto che sono presenti anche la brava avvocatessa Antonella e la pasionaria Sonia, facciamoci guidare da loro, mobilitiamoci e rechiamoci tutte insieme dal sindaco in corteo. Dobbiamo imporgli con la ragione o con la forza di mettere a lavorare Gennaro nella ditta della nettezza urbana, pecchè se so liberati tre posti che vorrebbero coprire con le persone raccomandate dagli assessori. Giusto, giusto! Altre voci femminili. Hai ragione, veniamo anche noi con Antonella e Sonia, accussì se mettono Gennaro a faticà, i suoi figli potranno restare a casa della mamma. In poco tempo s’è formato un corteo di venti, trenta donne, e poi cinquanta, cento, fino a due trecento, dirette al comune. Il maresciallo dei carabinieri visibilmente imbarazzato ed emozionato ha fermato la vettura con i bambini dentro, e si è messo al seguito del corteo. In quel momento ho avuto la certezza che nel paese e in questo territorio, sono le donne ad avere le palle e mostrarle. Donne vere, cresciute con pane e sacrifici, amore e sofferenza, studi e famiglia. Le uniche in grado di azionare piccole rivoluzioni, mentre la maggioranza degli uomini si mummifica nei bar, nei circoli, sui marciapiedi, in battute da cabaret. Politici che si parlano addosso, filosofi del cacchio che non sanno niente della vita, partiti inesistenti, intellettuali da tre soldi, amministratori locali nullafacenti.
E i professionisti? Dove sono i professionisti? Magari fossero come Antonella e Sonia. Come Giovanna, Margherita, Loredana, Carmela, Maria, Viviana, Anna, Filomena, Anita, Marianna, e tante altre. Magari….. Parecchi invece si fanno fregio del titolo pavoneggiandosi e dopo si prostituiscono per un incarico o una nomina. Che brutta razza! E dove stanno i cosiddetti dirigenti delle sezioni politiche locali? I cosiddetti militanti della sinistra? Mamma mia, la voglia di contrastare le povertà rischia di non farmi ragionare, mi rende criticone e pessimista. No, no, non è così, devo essere vivo, ottimista, positivo e credere in un mondo migliore. Ci credo e lo rivendico. Il corteo e la protesta sono continuati tra gli applausi e con le donne che in coro cantavano: “Sebben che siamo donne/ paura non abbiamo/ per amor dei nostri figli/ per amor dei nostri figli/ sebben siamo donne/ paura non abbiamo/ oilì oilì oilà/ paura non abbiamo..….. Arrivate al comune una delegazione si è recata dal sindaco e tutte le altre si sono sedute per terra e sulle scale d’ingresso.
Non si sono mosse fino a quando il sindaco messo alle strette, dal ragionamento di Antonella e dalla protesta, non avendo più scuse da accampare, ha interpellato la ditta e imposto di assumere Gennaro. Il maresciallo dei carabinieri felice come una pasqua, fra il canto delle donne in festa che si abbracciavano per il risultato ottenuto, ha preso la parola da sopra una sedia in paglia e ha comunicato: “ Ringrazio voi donne che non vi arrendete mai, e adesso se permettete, porto i quattro ragazzi a mangiare a casa mia con i miei figli, dopo li riporto ai loro genitori”. E tutte ad applaudire, un tifo da stadio. Come potrei dimenticare. Ho impresso il coraggio e gli occhi di quelle donne così pieni di rabbia ma vivi, la loro mobilitazione civile e democratica, il loro amore per i ragazzi. La loro voglia di lottare. Che carattere, e che donne, ragazzi. “Sebben che siamo donne/ paura non abbiamo/per amor dei nostri figli/ oilì oilì oilà/ sebben che siamo donne/ paura non abbiamo…

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