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Marino: “accoltellato da Renzi”

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 Roma, . – Ignazio Marino non e’ piu’ il sindaco di Roma. Intorno alle 18,30, quando sono state protocollate le dimissioni dei 26 consiglieri comunali che avevano siglato un documento unitario alla presenza di un notaio, sono decaduti ufficialmente anche Consiglio comunale e giunta. Adesso tocca alla prefettura, chiamata a nominare il commissario (“questione di ore”, assicura Matteo Orfini). Ma prima di lasciare il Campidoglio, l’ormai ex primo cittadino ha voluto spiegare le sue ragioni in una affollatissima conferenza stampa. Senza risparmiare attacchi e frecciate a chi – dirigenti pd in testa – l’hanno “deluso con i loro comportamenti”. “Chi mi ha accoltellato – ha accusato – ha 26 nomi e, mi pare, un unico mandante”. Chiaro riferimento al premier Matteo Renzi, che ha replicato: “Marino non e’ vittima di una congiura di palazzo, ma un sindaco che ha perso contatto con la sua citta’, con la sua gente. Al Pd interessa Roma, non le ambizioni di un singolo, anche se sindaco”.

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Marino aveva ribadito che “la crisi politica che si e’ aperta al Comune di Roma auspicavo che potesse chiudersi nell’aula, per spiegare in un dibattito chiaro cosa stesse accadendo. Invece si e’ preferito andare dal notaio”, ha recriminato Marino, lamentando come le dimissioni di massa dei consiglieri siano il segno della “politica che ratifica decisioni assunte altrove”. Una decisione, quelle delle dimissioni, alla quale i consiglieri “si sono sottomessi”. Nel mirino, ed era facile prevederlo, soprattutto il Partito democratico, che “ha tradito il suo nome e il suo dna”, spingendosi “fuori dei confini della democrazia. Ho fatto degli errori? Certo, ma in medicina si dice che l’unico chirurgo che non sbaglia e’ quello che non entra in sala operatoria”. E ancora, “sono stato ostacolato dalla resistenza di quei poteri abituati a fare di questa citta’ quello che volevano” mentre con Renzi “non avuto rapporti turbolenti. Nell’ultimo anno non ho avuto nessun rapporto..”. L’ennesima, convulsa giornata di una storia ricca di colpi di scena, cominciata con le dimissioni annunciate il 12 ottobre, aveva avuto una svolta intorno all’ora di pranzo quando i consiglieri si sono riuniti negli uffici di via del Tritone per contarsi: venticinque le firme che servivano, ventisei le firme che sono state raccolte.
  Un paio d’ore piu’ tardi, l’annuncio ufficiale, scandito dal consigliere comunale Ncd, Roberto Cantiani: “il notaio sta preparando l’atto e poi andiamo tutti insieme in Campidoglio”.
  Sono 19 consiglieri del Pd, 2 consiglieri della lista Marchini (compreso lo stesso Alfio Marchini), 2 consiglieri fittiani; un consigliere di Ncd; un consigliere di Centro Democratico. Nel frattempo, era arrivato anche il commento dell’Osservatore Romano, secondo cui il caso delle dimissioni “sta assumendo i contorni di una farsa”: perche’ “al di la’ di ogni altra valutazione, resta il danno, anche di immagine, arrecato a una citta’ abituata nella sua storia a vederne di tutti i colori, ma raramente esposta a simili vicende”. In mattinata, inaugurando una targa che intitola il Parco di Tor Vergata a Salvador Allende, Marino aveva citato una sua celebre frase: “Non mi sento un martire, sono un lottatore sociale che tiene fede al compito che il popolo gli ha dato”.
  Un’estrema, orgogliosa rivendicazione del lavoro fatto nel suo mandato. Che evidentemente e’ servita a poco.

 

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