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Marocchine schiacciate a valico Tarajal, già quattro vittime 2017 DRAMMA A FRONTIERA CEUTA

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MADRID – Le autorità di Rabat hanno ordinato un’inchiesta sulla morte di due donne marocchine, venditrici ambulanti, schiacciate dalla ressa alla frontiera di Ceuta, l’enclave spagnola in Marocco. E’ accaduto all’alba di ieri quando, alla riapertura del varco del Tarajal, rimasto chiuso nel fine settimana, una valanga di ‘porteadores’, venditori ambulanti che dipendono in gran parte dai piccoli commerci con la città autonoma spagnola, si è riversata nel passaggio frontaliero. Nel tumulto, sono rimaste schiacciate dalla folla due donne, di 34 e 43 anni, originarie della regione a nord del Marocco. Sono state soccorse nell’ospedale della località marocchina di Castillejos, dove però sono decedute poco dopo il ricovero.

Sulle salme, trasferite a Tangeri, sarà compiuta oggi l’autopsia, informano fonti ufficiali citate dall’agenzia Map. Le vittime sono state identificate dalla delegazione dell’Onu come Touria Baquali e Karima Rmili, entrambe residenti a Castillejos e originarie di Xauen e Kenitra, al nord del Marocco. Assieme a loro, sono rimaste ferite nella calca altre quattro persone, ricoverate in ospedale.

Dall’inizio dell’anno, quattro ‘porteadores’ sono morti nei continui assalti alla frontiera, che era stata chiusa dalle autorità spagnole e marocchine dal 10 al 16 agosto, per concentrare gli sforzi delle forze di sicurezza nella repressione degli assalti di massa dei migranti subsahariani allo stesso varco del Tarajal, scelto come alternativa all’alto muro che circonda l’enclave spagnola.

Ogni giorno, almeno 3.000 venditori ambulanti, carichi di mercanzie e dei pesanti fardelli che riescono a portare in spalla, passano il varco frontaliero nella città autonoma di 72mila abitanti, che Rabat rivendica con Melilla all’Onu dal 1961 come parte integrante del suo territorio. Quello del Tarajal è l’unico accesso legale per le mercanzie, perché il Marocco non riconosce l’enclave come territorio spagnolo, per cui non accetta la dogana commerciale. Passano la frontiera le persone autorizzate che lavorano a Ceuta e un esercito di piccoli venditori, residenti nelle zone adiacenti, carichi delle merci che prendono nei vicini poligoni commerciali, e che riescono a trasportare come asini da soma, per una paga giornaliera che va dai 10 ai 60 euro.

A febbraio, dopo l’ennesima morte di un’ambulante travolta dalla ressa, le autorità marocchine e spagnole hanno adottato misure per limitare i rischi, come la separazione di donne e uomini in file distinte, e la limitazione del passaggio di veicoli al varco del Tarajal. Dalla recente riapertura del passaggio frontaliero, la prefettura spagnola aveva disposto la distribuzione di ticket, per stabilire i giorni alterni per il passaggio delle donne – i lunedì e i mercoledì – e quello degli uomini – i martedì e i giovedì. Ma ong per i diritti umani denunciano l’inefficacia dei provvedimenti, che non sono serviti a frenare le ‘avalanchas’, le valanghe umane. Indignata Ana Rosado, portavoce dell’Associazione Pro Diritti Umani dell’Andalusia, citada dai media. “Quante vittime dovranno esserci perché le autorità dei due paesi si decidano a smettere di voltare la testa da un’altra parte?”.

Dopo le ultime morti, il varco frontaliero sarà di nuovo chiuso da domani, 30 agosto, al 10 settembre, secondo quanto confermato dalla prefettura di Ceuta. La decisione è stata motivata con la richiesta del Marocco di interrompere i traffici per la festa mussulmana del Sacrificio, l’Eid al Adha. L’emergenza alla frontiera di Ceuta è una delle questioni affrontate nell’incontro fra i ministri degli interni di Marocco e Spagna oggi a Rabat. Intanto, eurodeputati dei partiti di sinistra Izquierda Unida, Podemos ed Equo, hanno chiesto alla Commissione europea risposte sulla “precaria situazione in cui si trovano 10.000 portatrici ambulanti di Ceuta e Melilla”, alla frontiera sud d’Europa, e se queste “siano compatibili con la Carta europea dei Diritti Umani”. 

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